20/08/2026
Condivido integralmente l’analisi di Francesco Leogrande sullo stato delle cronoscalate. Sono parole che chi vive questo sport da anni non può che sottoscrivere.
Nonostante tutto, continuo a crederci: l’auto è pronta e pronta è anche la stagione che voglio affrontare. Sto cercando partner e sponsor che vogliano affiancarmi in questo percorso. Se sei interessato, o conosci qualcuno che potrebbe esserlo, scrivimi in privato.
IL GRIDO D’ ALLARME DI FRANCESCO LEOGRANDE: “IL NOSTRO SPORT È MORTO E FINGIAMO DI NON SAPERLO!”
Il veterano pugliese si dice molto preoccupato per la situazione attuale delle cronoscalate, che a suo dire stanno cadendo sotto i colpi di una dimensione umana, tecnica, sociale e regolamentare, sempre più sterile ed asfittica e rilancia l’idea del coefficiente legato alla lunghezza del percorso. Cosa ne pensate?
Le sue parole:
“Caro Francesco, secondo me il nostro sport è morto e facciamo finta di non saperlo. Mi costa tanto scrivere questo, ma se analizzi alcuni fattori, penso che sarai d’accordo con me.
➡️ Punto 1: Noi siamo visti come un fastidio per molti abitanti di località in cui corriamo: se in un posto come Luzzi, paese della Calabria e culla di motori, un “politico” ha da ridire sulla manifestazione, facendosi sicuramente portavoce di tanti suoi concittadini, vuol dire che siamo davvero alla frutta, dato che non penso che a Luzzi ci sia da fare tantissimo in una domenica di luglio. Penso anche a Fasano dove quest’anno ho litigato con un cretino, neanche del posto, solo perché le auto da corsa parcheggiate rallentavano la sua marcia. Non voglio sembrare ripetitivo, ma purtroppo per ragioni anagrafiche ricordo i pullman e mezzi di fortuna che partivano dal mio paese per andare a vedere le gare di Amalfi, della Sila, di Popoli, di Sarnano, di Ascoli,dell’Abriola, della Targa Florio e di tante altre gare del sud Italia.C’erano non meno di 30/40 mila persone ad assistere a qualsiasi gara su strada, i paesi si bloccavano da 30 giorni prima della gara a 7 giorni dopo essa e dall’ottavo giorno si ricominciava a pensare all’edizione successiva. I piloti forestieri erano amati, coccolati, osannati, diventavano i padroni delle officine meccaniche dove parcheggiavano i loro bolidi, potresti oggi mai immaginare qualcosa di simile?
➡️ Punto 2: Le macchine non sono più spettacolari,sono solo veloci, incollate a terra, sembriamo tutti fenomeni, non vedi più una staccata al limite, una scalata 5^/3^/1^ tipica delle GTA, una uscita di curva spazzolata che ovviamente anche allora era controproducente, però faceva spettacolo.
➡️ Punto 3: Non c’è ricambio generazionale: dove sono i giovani che prenderanno il posto di chi, per ovvie ragioni, dovrà prima o poi smettere? C’e qualche ragazzo ma sono pochissimi e quasi tutti figli di ex salitari o nati in paesi legati a qualche salita. Hai notizie di un ragazzo con risorse economiche importanti che tra pista e salita, scelga quest’ultima?
➡️ Punto 4: Viviamo ormai in una società virtuale di cui neanche noi popolo della montagna siamo esenti: sono tutti “piloti” ai simulatori e purtroppo per loro hanno perso il gusto di provare le nostre strade, fermarsi per prendere un caffè e scambiare qualche battuta con un collega, tutti chiusi nel loro recinto guardando in cagnesco gli altri, senza rendersi conto che puoi vincere tutte le gare cui partecipi, ma da qui inizi e qui finisci; fanno gare su percorsi ridicoli e scartano monumenti come la Sila(fosse per me i coefficienti li darei in proporzione alla lunghezza delle gare), come vuoi appellarli questi pupazzi se non come patetici?
➡️ Punto 5: stendiamo poi un velo pietoso sui costi e sulle alchimie regolamentari che danno il colpo di grazia. Spero tanto di sbagliarmi,ma io purtroppo la vedo così”.
Francesco Leogrande
Voglio condividere questo post sulla mia pagina e scrivere che condivido le parole , io ho lauto pronta manca sponsor e sono in cerca di questi ultimi