21/09/2026
🧠🎾 “IO NON CREDO NELLA PSICOLOGIA.”
Ogni tanto sento questa frase. Ancora... Nel 2026.🤦🏻♀️
Quindi credo sia arrivato il momento di chiarire nuovamente una cosa:
alla psicologia non serve crederci.
Non è una religione.
Non è una filosofia personale.
Non è “pensare positivo”
Non faccio oroscopi o tarocchi.
E no, non è nemmeno dire a un ragazzo: “Dai, devi essere più forte mentalmente.”
In Italia lo psicologo è un PROFESSIONISTA SANITARIO, con una professione regolamentata dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56 e ricompresa tra le professioni sanitarie.
Come accade per medici, odontoiatri, fisioterapisti, infermieri, logopedisti e altri professionisti sanitari, ha una formazione specifica, competenze definite, responsabilità e confini professionali.
Questo non significa che tutti facciano lo stesso lavoro.
Significa che, prima di dire “non ci credo”, forse è utile sapere di che cosa stiamo parlando.
Quindi facciamolo.👍🏻👍🏻
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🧠 COSA FA DAVVERO UNO PSICOLOGO?
La psicologia studia il funzionamento della persona: pensieri, emozioni, comportamenti, motivazione, apprendimento, relazioni e il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.
E “comportamento” non significa insegnare a un ragazzo a comportarsi bene.
Per esempio di fronte ad una situazione difficile una persona può evitare, rimandare, controllare, chiedere rassicurazioni,isolarsi, arrabbiarsi, cercare approvazione, rinunciare, affrontare oppure mettere in atto sempre la stessa risposta anche quando non è più utile.
Lo psicologo non osserva questi comportamenti per stabilire se una persona sia " brava" o " sbagliata".
Cerca piuttosto di comprenderne la funzione, per ampliare le possibilità con cui possono affrontare ciò che vivono.
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🎾 LO PSICOLOGO DELLO SPORT NON INSEGNA A VINCERE.
Lavora sui processi psicologici che entrano nella prestazione:
attenzione, concentrazione, gestione dell’errore, pressione, motivazione, fiducia, dialogo interno, paura del giudizio, perfezionismo, rapporto con vittoria e sconfitta.
Non guarda soltanto COME giochi.
📌 Guarda COME FUNZIONI mentre giochi.
E sono due cose molto diverse.
Esempio.
🎾 5-5.
Palla break.
Doppio fallo.
Il punto è finito.
Ma nella testa del giocatore parte:
💭 “Ecco. Lo sapevo. Adesso perdo.”
Arrivano rabbia, paura, frustrazione.
Il respiro cambia.
Il corpo si irrigidisce.
Il ragazzo accelera.
Smette di rischiare.
Guarda continuamente il maestro.
Oppure guarda il genitore.
Sbaglia il punto successivo.
E quello dopo ancora.
Il doppio fallo è durato pochi secondi.
Mentalmente, magari, è durato tre game.
Ecco uno degli spazi in cui lavora la psicologia dello sport.
Non per dire:
❌ “Non pensarci.”
❌ “Stai tranquillo.”
❌ “Devi essere positivo.”
❌ “Devi crederci di più.”
Ma per aiutare l’atleta a capire:
Cosa mi succede?
Cosa penso?
Cosa sento?
Cosa faccio quando succede?
E soprattutto: cosa posso imparare a fare diversamente?
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🏆 E IL PREPARATORE MENTALE FITP?
Anche qui: niente magia e niente frasi motivazionali da Instagram.
La FITP prevede formalmente la figura del Preparatore Mentale nel proprio sistema formativo.
Preparatore mentale che deve essere psicologo dello sport quindi laurea, esame di stato e master specifico.
Insegna un modello riconosciuto dalla federazione e che ogni preparatore mentale fitp deve utilizzare nel suo lavoro.
La preparazione mentale si ALLENA.
Routine tra i punti.
Respirazione.
Attenzione.
Gestione dell’attivazione.
Visualizzazione.
Dialogo interno.
Gestione dell’errore.
Recupero dopo un momento difficile.
Perché aspettare la partita per occuparsi della mente è un po’ come non allenare il servizio e sperare che compaia miracolosamente nel tie-break.
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⚠️ E ADESSO LA PARTE CHE MI INTERESSA CHIARIRE DI PIÙ.
COSA NON FA LO PSICOLOGO.
Perché “portarlo dallo psicologo” non può diventare la risposta universale a qualsiasi cosa un ragazzo faccia, non faccia o faccia diversamente da come gli adulti vorrebbero.
👨👩👧 LO PSICOLOGO NON FA IL GENITORE.
Non decide al posto della famiglia regole, orari, telefono, studio, responsabilità e conseguenze.
Può aiutare i genitori a comprendere una difficoltà e trovare modalità più efficaci.
Può aiutare una famiglia a capire COME mettere un limite.
Non può diventare IL LIMITE al posto della famiglia.
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🎾 NON FA L’ALLENATORE.
Non corregge il diritto.
Non imposta il servizio.
Non decide la tattica.
Lavora eventualmente su ciò che succede nella testa dell’atleta mentre cerca di fare quello che il maestro gli ha insegnato.
🏋️ NON FA IL PREPARATORE FISICO.
Non programma forza, resistenza o carichi.
🩺 NON FA IL MEDICO.
Non prescrive farmaci, non tratta patologie mediche e non decide un rientro sportivo dopo un infortunio.
📚 NON FA IL TUTOR, L’INSEGNANTE O IL SEGRETARIO PERSONALE DEL RAGAZZO.
Può lavorare su ansia, motivazione, autoregolazione e organizzazione.
Ma non può assumersi al suo posto tutte le responsabilità che, crescendo, quel ragazzo deve progressivamente imparare ad assumersi.
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🚨 E SOPRATTUTTO NON È UN’OFFICINA DOVE PORTARE I RAGAZZI AD “AGGIUSTARE”.
“Fallo diventare più motivato.”
“Deve smettere di arrabbiarsi.”
“Fagli capire che deve impegnarsi.”
“Deve essere più sicuro.”
“Deve ascoltare.”
“Deve avere più testa.”
No.
Un ragazzo non è un elettrodomestico difettoso che viene consegnato al professionista e restituito riparato.
E un percorso psicologico non serve a trasformarlo nel ragazzo che gli adulti vorrebbero fosse.
Serve ad aiutarlo, quando necessario, a comprendere il proprio funzionamento e costruire strumenti, flessibilità, consapevolezza e autonomia.
E qualche volta la domanda non è soltanto:
“Cosa deve cambiare questo ragazzo?”
Può essere anche:
“Cosa possiamo cambiare NOI adulti nel modo in cui ci relazioniamo con lui?”
Perché non possiamo chiedere a un giovane atleta di lavorare continuamente su se stesso mentre consideriamo automaticamente intoccabile tutto ciò che gli succede intorno.
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❤️ E NO: NON VOGLIO NEMMENO TOGLIERE LE EMOZIONI AI RAGAZZI.
Voglio che imparino a starci dentro.
Un atleta può avere paura e giocare.
Può essere arrabbiato e recuperare lucidità.
Può sentire pressione e continuare a scegliere.
Può perdere un punto importante senza regalare mentalmente anche i quattro successivi.
Può perdere una partita senza concludere:
“Allora non valgo.”
Questa è una differenza enorme.
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🎾 Tecnica.
🏋️ Fisico.
♟️ Tattica.
🧠 Mente.
Si allenano competenze diverse.
E servono professionisti diversi, capaci di collaborare senza invadere il ruolo degli altri.
Io lavoro come psicologa, psicoterapeuta, psicologa dello sport e preparatrice mentale FITP.
E considero altrettanto importante sapere cosa posso fare e cosa NON è mio compito fare.
Perché lavorare bene con un giovane atleta non significa sostituirsi agli adulti che lo circondano.
Significa creare una squadra di adulti che sappiano assumersi, ciascuno, la propria parte di responsabilità.
Quindi no.
Non serve “credere nella psicologia”.
Serve conoscerla abbastanza da sapere che cosa fa, cosa non fa e quando può essere utile.
Poi, come per qualsiasi disciplina e qualsiasi professionista, è assolutamente legittimo fare domande, chiedere spiegazioni, confrontarsi e anche essere critici.
Anzi. Vi invito a farlo.
Le domande sono benvenute.
Le credenze lasciamole ad altri ambiti. 😉🧠🎾