Ij Danseur dël Pilon - Piemonte Cultura

Ij Danseur dël Pilon - Piemonte Cultura

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Ij Danseur dël Pilon sono il Gruppo di ballo dell'Associazione di Promozione Culturale del Terzo Se

17/07/2026

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Con profonda commozione apprendiamo della scomparsa di Ines Cavalcanti.

Con lei se ne va una donna che ha dedicato la propria vita alla tutela della lingua e della cultura occitana, trasformando la Chambra d’Òc e il Premio Ostana in punti di riferimento internazionali per la difesa delle lingue madri e delle minoranze linguistiche.

Per noi, però, Ines non è stata soltanto una grande protagonista della cultura.

Abbiamo condiviso diciotto edizioni di Chantar e Dançar a Ostana, un progetto nato dalla sinergia tra Piemonte Cultura, rappresentata dal suo presidente Bruno Donna, la Chambra d’Òc, guidata da Ines Cavalcanti, e il Comune di Ostana, con il sindaco Giacomo Lombardo. Un cammino arricchito da numerose altre iniziative dedicate alla valorizzazione delle minoranze linguistiche e del patrimonio culturale immateriale.

Sono stati anni di collaborazione, di reciproca stima e di profondo rispetto, durante i quali abbiamo condiviso la convinzione che ogni lingua rappresenti una comunità, una memoria e un patrimonio da custodire e trasmettere alle generazioni future.

La sua competenza, la sua determinazione, la sua capacità di guardare lontano e di costruire reti culturali difficilmente troveranno un’erede con le stesse energie e la stessa lungimiranza.

Ij Danseur dël Pilon, il Presidente Bruno Donna e tutta Piemonte Cultura APS si stringono con affetto attorno alla famiglia, agli amici, alla Chambra d’Òc e all’intera comunità occitana.

Ciao Ines.
Il tuo esempio continuerà ad accompagnare quanti credono che la diversità linguistica e culturale sia una ricchezza da vivere, difendere e tramandare.

02/06/2026

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🌴☀️ ESTATE IN VIA MONGINEVRO ☀️🌴

Domenica 7 giugno vi aspettiamo in Via Monginevro 85 per una giornata di festa, incontro e divertimento organizzata dai commercianti della via.

🛍️ Negozi aperti dalle 9:00 alle 20:00
🍦 Gelato omaggio per i bambini
🎡 Giochi e attrazioni per i più piccoli
🎶 Musica, animazione e bancarelle di artigiani e produttori

💃🕺 Dalle ore 15:00 Ij Danseur dël Pilon che porteranno in strada i colori e le tradizioni del Piemonte con danze popolari, animazione e una lezione aperta a tutti, a cura di Sandra Mascarello.

Un pomeriggio per riscoprire insieme il piacere dello stare in comunità, imparare qualche passo di danza e lasciarsi coinvolgere dall’allegria della musica tradizionale suonata dai nostri Sonador dël Pilon (Fiati: Giovanna e Organetto: Ivan)

📍 Via Monginevro 85 – Torino
🕒 Ore 15:00
🎶 Danze e animazione con Ij Danseur dël Pilon

Partecipazione libera. Vi aspettiamo numerosi! 🇵🇮💃🕺🎵

14/05/2026

Chi legittima chi è legittimato?
Cultura Popolare, Identità e Trasmissione

…ed è una dinamica che, a ben vedere, ritorna ciclicamente: l’idea che una cultura appartenga esclusivamente ad un territorio fisico e che chi vive “fuori” debba limitarsi ad osservarla da lontano, quasi senza il diritto di praticarla, studiarla o trasmetterla.
È una dinamica antica: prima si stabilisce chi sarebbe “autorizzato” culturalmente e chi no; poi si costruisce una gerarchia fra centro “autentico” e periferia “impropria”; infine si delegittima chi prova a divulgare, contaminare o semplicemente far vivere quelle tradizioni fuori dal recinto originario.�E quando questo non basta, si passa facilmente dall’obiezione culturale all’attacco personale o all’insinuazione.
In fondo il meccanismo è quasi sempre lo stesso: trasformare elementi culturali nati da percorsi complessi, stratificati e spesso condivisi fra territori diversi in proprietà esclusive, rigidamente delimitate e semplificate.�Ma la storia delle tradizioni popolari raramente segue linee così nette. Gli strumenti, i repertori, le danze, persino i nomi, viaggiano, si trasformano, si contaminano, assumono significati differenti a seconda dei luoghi e delle epoche.
E questo vale anche quando certi oggetti o pratiche vengono reinterpretati in chiave identitaria contemporanea, cercando magari di attribuire origini univoche, pure o incontestabili a fenomeni che invece raccontano intrecci molto più ampi, fatti di passaggi, analogie, adattamenti e stratificazioni simboliche.�A volte basta mettere in discussione una narrazione costruita negli anni — o semplicemente evidenziarne le connessioni storiche e culturali più complesse — perché si generino reazioni sproporzionate, irrigidimenti e prese di posizione quasi dogmatiche.
Ma la cultura popolare non è un reperto museale immobile.�Se fosse rimasta chiusa nei confini geografici, molte tradizioni sarebbero semplicemente scomparse. La trasmissione avviene proprio perché qualcuno porta quei saperi altrove, li studia, li insegna, li rielabora con rispetto e li fa vivere anche in contesti urbani o diasporici.
Torino, poi, non è mai stata estranea a quelle culture: è stata luogo di migrazione interna, di incontro, di lavoro, di scambio. Intere generazioni provenienti dalle valli hanno abitato la città portando con sé lingua, musica, balli e memoria. Pretendere una separazione netta tra “valli autentiche” e “città contaminata” significa ignorare la storia sociale reale del Piemonte.
Il problema nasce quando la tutela identitaria si trasforma in esclusività culturale.�Un conto è difendere una tradizione; un altro è rivendicarne una sorta di monopolio morale o territoriale esercitato da vecchie cariatidi integraliste, convinte di poter stabilire chi sia “legittimato” ad avvicinarsi a certi patrimoni culturali e chi invece debba restarne ai margini.
È una visione che finisce inevitabilmente per irrigidire ciò che, per sua natura, è vivo, mobile e in continua trasformazione.�E spesso, dietro certe rigidità, non vi è soltanto amore per la tradizione, ma anche il timore di perdere centralità, esclusività o autorità simbolica.
E probabilmente ciò che infastidiva — ieri come oggi — non era tanto il fatto che si facessero corsi a Torino, ma che quelle attività funzionassero, coinvolgessero persone e dimostrassero che la cultura può vivere anche fuori da circuiti ristretti o ideologicamente controllati.
Perché nel momento in cui una pratica culturale esce dal recinto di pochi “custodi”, incontra nuove persone, nuove generazioni e nuove sensibilità, perde automaticamente quel carattere di esclusività che alcuni ritengono indispensabile per mantenere un ruolo dominante o identitario.
In fondo la nostra esperienza, da allora fino ad oggi, dimostra esattamente il contrario di quella visione.�Attraverso il lavoro di Piemonte Cultura APS, del Centro di Documentazione Regionale – Mediateca Folk, dei nostri divulgatori, ricercatori e musicisti, e attraverso l’attività artistica e performativa di Ij Danseur dël Pilon, abbiamo cercato di costruire un percorso fondato sul rispetto, sulla ricerca, sulla trasmissione e sulla condivisione.
Non per chiudere la cultura popolare dentro un recinto identitario o ideologico, ma per restituirle vitalità, dignità e continuità, mettendola in dialogo con persone, territori e generazioni differenti.
Perché la cultura popolare può essere profondamente radicata senza essere chiusa, identitaria senza diventare settaria, e condivisa senza perdere autenticità.

Bruno Donna
Presidente Piemonte Cultura
Mediateca Folk
Centro di documentazione regionale

Photos from Asociación Civil Familia Piemontesa de San Francisco's post 26/02/2026
26/02/2026
Photos from Sociedad Italiana Arroyito's post 26/02/2026
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