Centro Del Fondo Lago Di Tesero

Centro Del Fondo Lago Di Tesero Benvenuti nello Stadio del Fondo di Lago di Tesero! Un impianto all'avanguardia per campioni e appassionati: www.centrodelfondo.com

Cuore dello sci nordico in Val di Fiemme e sede ufficiale delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.

Preparazione della neve programmataPur sperando che la neve naturale arrivi abbondante in Val di Fiemme, ci stiamo prepa...
24/09/2026

Preparazione della neve programmata

Pur sperando che la neve naturale arrivi abbondante in Val di Fiemme, ci stiamo preparando a predisporre lo Stadio del Fondo di Lago di Tesero per la produzione della neve programmata.
Ma come si realizza, concretamente, la neve tecnica che garantisce uno spessore regolare, compatto e resistente lungo i nostri anelli di gara e sul tracciato della Marcialonga?
La prima curiosità è che non si tratta di “neve finta”: la neve tecnica è composta da acqua e aria, proprio come quella naturale. La differenza sta nel modo in cui si avvia il processo di congelamento. In natura, nelle nuvole, le goccioline d’acqua si aggregano attorno a nuclei di congelamento e formano cristalli di ghiaccio. Nel nostro impianto di innevamento a Lago di Tesero, questo principio viene riprodotto in modo controllato.
Il fattore decisivo: il bulbo umido
A circa 850 metri di altitudine, situati nel fondovalle, non basta guardare la semplice temperatura del termometro. Per capire quando mettere in funzione i generatori bisogna considerare la temperatura di bulbo umido, ovvero l'interazione tra la temperatura dell’aria e l’umidità relativa dell'ambiente.
Quando l’aria in valle è secca, l’acqua si raffredda più facilmente per evaporazione e la produzione è possibile anche a temperature vicine allo zero. Quando invece l’umidità è elevata, servono temperature nettamente inferiori. Per la maggior parte dei generatori, una temperatura di bulbo umido intorno a -2,5 °C rappresenta la soglia indicativa per accendere l'impianto, ma il rendimento effettivo varia in base alla tecnologia impiegata, all'esposizione e alle brezze di fondovalle.
Dall’acqua ai cristalli di ghiaccio
L’acqua viene canalizzata e distribuita lungo la rete di tubazioni dello stadio, mentre l’aria compressa viene erogata per alimentare il processo di nucleazione.
All’interno del generatore, gli ugelli nebulizzano l’acqua in gocce sottilissime. I nucleatori, sfruttando la miscela di acqua e aria compressa, generano i primi microscopici nuclei di ghiaccio. Quando la miscela si espande nell’aria fredda della sera o della notte, subisce un rapido abbassamento termico: le gocce d’acqua si agganciano ai nuclei e completano la congelazione prima di toccare il suolo.
Per questo motivo, l'altezza di lancio e il tempo di permanenza in aria sono variabili cruciali: ogni singola goccia deve consolidarsi perfettamente prima di depositarsi sul terreno.
Cannoni e lance: due tecnologie per ogni tratto della pista
Lungo i tracciati del nostro centro fondo utilizziamo una combinazione di soluzioni differenti:
* Generatori a ventola (cannoni): usano un flusso d'aria forzata per lanciare la neve a grande distanza. Sono ideali per coprire aree ampie come la zona stadio, il campo scuola o le partenze.
* Lance per innevamento: sfruttano la verticalità della struttura per garantire una caduta prolungata della goccia. Sono silenziose, efficienti e particolarmente adatte ai tratti di pista più stretti o ripartiti lungo i boschi e le salite.
La scelta della strumentazione dipende dalla conformazione dei vari segmenti (dalla pista "Lago" alle varianti "Paracara" e "Chiesetta") e dai punti di pressione disponibili.
Gestione delle risorse ed efficienza
Un impianto d'avanguardia per lo sci di fondo moderno è una rete complessa: stazioni di pompaggio, sensori meteo dedicati e sistemi di automazione che monitorano in tempo reale temperatura, umidità e direzione del vento.
Attivare la produzione unicamente nelle finestre temporali ottimali significa produrre la massima quantità di neve con la minima dispersione, ottimizzando l'uso dell'energia e delle risorse idriche. L’acqua impiegata proviene dal bacino idrico e dal reticolo di approvvigionamento locale e, al momento del disgelo primaverile, torna integralmente nel ciclo idrologico del nostro territorio.
Perché la neve tecnica è fondamentale nello sci di fondo?
I cristalli prodotti dai generatori presentano una struttura più compatta e sferica rispetto ai fiocchi naturali a stella. Questa densità elevata rende la neve tecnica molto più resistente all'usura, al passaggio di centinaia di sciatori e all'azione dei gatti delle nevi.
Innevare è solo l'inizio: una volta accumulata nei punti strategici, la neve deve riposare per scaricare l'umidità in eccesso, per poi essere distribuita, livellata e fresata con cura dai mezzi battipista per creare i binari e la pista da skating perfetti.
Verso la stagione invernale
Dalle verifiche tecniche alle linee idrauliche, fino al controllo delle pompe e dei generatori, la preparazione dello stadio procede a ritmo serrato per farci trovare pronti alle prime gelate stabili.
Il nostro obiettivo è garantire un fondo uniforme, sicuro e performante sia per gli allenamenti quotidiani che per le competizioni internazionali che il Centro Fondo Lago di Tesero ospita da sempre con orgoglio.
La neve naturale è il nostro panorama ideale, ma la neve programmata è la certezza tecnica che ci permette di farvi sciare.
TechnoAlpin

MA LO SAPETE CHE IL NOSTRO STADIO DEL FONDO HA UN RECORD MONDIALEQuando si pensa allo sci di fondo, la mente vola subito...
22/09/2026

MA LO SAPETE CHE IL NOSTRO STADIO DEL FONDO HA UN RECORD MONDIALE

Quando si pensa allo sci di fondo, la mente vola subito ai paesaggi scandinavi, ai campioni norvegesi e alle piste immerse nelle foreste svedesi o finlandesi. È naturale: lassù questo sport è una vera e propria istituzione. Eppure, se parliamo di varietà di grandi eventi ospitati, c'è un piccolo angolo d'Italia che è riuscito a fare qualcosa di mai visto prima.
Senza fare troppa accademia, il Centro del fondo e del biathlon Fabio Canal di Tesero (per molti ancora semplicemente lo Stadio di Lago di Tesero) ha messo insieme una collezione di grandi appuntamenti unica sul pianeta. Con i Giochi di Milano Cortina 2026, il nostro impianto è diventato infatti l'unico al mondo ad aver ospitato nel corso della sua storia: 3 Campionati Mondiali (1991, 2003, 2013), 1 Universiade invernale (2013), oltre alle Olimpiadi e Paralimpiadi. Se a questo aggiungiamo la presenza fissa in Coppa del Mondo e la celebre scalata finale dell'Alpe Cermis nel Tour de Ski, si capisce come questa conca sia diventata un punto di riferimento internazionale.

Il club dei quattro: la Val di Fiemme insieme ai giganti del Nord

Questo palmarès posiziona Tesero in un ideale "club dei quattro" stadi più importanti e storici del fondo mondiale, permettendogli di stringere la mano ai veri e propri santuari di questa disciplina. Con una differenza fondamentale sul fronte a cinque cerchi:

• Holmenkollen (Oslo, Norvegia): considerato da tutti la culla spirituale dello sci nordico. Ha ospitato l'Olimpiade del 1952 e 4 edizioni dei Mondiali, ed è il luogo dove ogni fondista sogna di gareggiare almeno una volta nella vita.

• Lahti (Finlandia): il punto di riferimento per l'organizzazione dei Mondiali, avendone ospitati ben 7 (un primato assoluto). È una tappa fissa e immancabile del circuito internazionale, ma non ha mai ospitato un'edizione dei Giochi Olimpici Invernali.

• Falun (Svezia): sede della storica Lugnet Arena, una colonna portante dello sci stretto che vanta ben 5 Mondiali ospitati. Nonostante la sua incredibile tradizione e i vari tentativi di candidatura nel corso degli anni, anche Falun non ha mai coronato il sogno di ospitare un'Olimpiade.

Insomma, se la Scandinavia rimane la patria storica e affascinante del fondo, la Val di Fiemme si è guadagnata con il lavoro e l'accoglienza un posto d'onore sul gradino più alto dei templi mondiali della neve.

Venite a sciare sulla pista dei campioni!

Il bello di un record del genere? È che non si trova chiuso dentro una bacheca di un museo. Le piste del Centro Fabio Canal sono vive, spettacolari e aperte a tutti. L'invito per la prossima stagione invernale è rivolto a tutti gli appassionati, dagli sciatori della domenica ai fondisti più incalliti: venite a trovarci a Tesero per infilare gli sci e mettere i vostri piedi esattamente dove i giganti dello sci stretto si sono giocati le medaglie più importanti della storia dello sport. Vi aspettiamo in pista!

Lo skiroll porta la Coppa del Mondo a casa nostraLe finali della FIS Roller Ski World Cup 2026 sono iniziate oggi in Val...
18/09/2026

Lo skiroll porta la Coppa del Mondo a casa nostra
Le finali della FIS Roller Ski World Cup 2026 sono iniziate oggi in Val di Fiemme. La prima gara ha attraversato lo Stadio del Fondo di Lago di Tesero.

C'è qualcosa di particolare nel vedere atleti di livello mondiale passare davanti a casa. È successo stamattina, quando la Mass Start da 10 km in tecnica classica — prima prova delle finali della FIS Roller Ski World Cup 2026 — ha portato i migliori specialisti internazionali dello sci di fondo estivo a transitare all'interno del nostro Stadio del Fondo di Lago di Tesero.
Il tracciato, partito dal fondovalle di Ziano di Fiemme, ha attraversato l'anello dello stadio prima di risalire verso le rampe dell'Alpe Cermis, dove è posto il traguardo. Un percorso che unisce due simboli della tradizione nordica di questa valle: l'impianto olimpico di Tesero e la salita che da decenni fa selezione nei grandi eventi di sci di fondo.

Un attrezzo nato per non fermarsi mai
Lo skiroll ha una storia più lunga di quanto molti immagino. Le sue origini risalgono agli anni '30 del Novecento, quando nei paesi scandinavi — e parallelamente in Italia — i fondisti iniziarono a cercare un modo per continuare ad allenarsi durante l'estate, replicando sull'asfalto il gesto tecnico della neve.
I primi prototipi erano rudimentali: telai pesanti in legno o ferro, tre ruote pneumatiche, nessun comfort. Funzionavano, ma appena. Fu negli anni '70 che l'attrezzo cambiò faccia: arrivarono i telai in alluminio, le ruote in poliuretano compatto e — innovazione decisiva — i cuscinetti antiritorno, che simulano la tenuta della sciolina in tecnica classica e rendono possibile la spinta autentica del passo alternato.
Da strumento di allenamento di nicchia, lo skiroll è diventato disciplina agonistica a tutti gli effetti. La FIS lo ha riconosciuto ufficialmente, ne gestisce il circuito di Coppa del Mondo e i Campionati Mondiali. Oggi non è più un surrogato estivo dello sci di fondo: è uno sport autonomo, con i propri campioni, il proprio pubblico e — come dimostrano questi giorni in Val di Fiemme — i propri grandi appuntamenti.

Il programma del weekend
Le finali entrano nel vivo nelle prossime ore. Il programma prevede:
Sabato 19 settembre — Sprint 200 metri in tecnica libera su Via Nazionale a Ziano di Fiemme: qualificazioni alle 14:00, finali alle 15:15. La gara più veloce e spettacolare del weekend.
Domenica 20 settembre — Team Sprint in tecnica libera, sempre a Ziano di Fiemme. La prova a coppie che chiuderà la stagione e assegnerà le ultime Sfere di Cristallo.
Risultati e aggiornamenti in tempo reale sul portale ufficiale di Fiemme World Cup e sul sito della FIS.
Buona Coppa del Mondo a tutti gli atleti — e benvenuti a Lago di Tesero.

𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐔𝐑𝐀 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐃𝐄 – 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐋𝐈 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐏𝐏𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐒𝐊𝐈𝐑𝐎𝐋𝐋Da oggi al 20 settembre 2026 Ziano di Fiemme ospiterà nuovamente le F...
18/09/2026

𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐔𝐑𝐀 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐃𝐄 – 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐋𝐈 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐏𝐏𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐒𝐊𝐈𝐑𝐎𝐋𝐋

Da oggi al 20 settembre 2026 Ziano di Fiemme ospiterà nuovamente le Finali di Coppa del Mondo di Skiroll.

Per garantire lo svolgimento delle competizioni in piena sicurezza, saranno necessarie alcune chiusure e limitazioni al traffico lungo le strade del paese e sul percorso di gara.

Residenti, attività commerciali, aziende e ospiti sono invitati a consultare tutte le informazioni disponibili sul sito 👉 https://www.fiemmeworldcup.com/it/skiroll/chiusura-strade

Troverete giorni, orari, strade interessate e indicazioni utili per programmare al meglio i vostri spostamenti.

Grazie a tutti per la collaborazione e la comprensione!

E naturalmente… vi aspettiamo numerosi a bordo strada per fare il tifo! 🙌

17/09/2026

La Val di Fiemme torna protagonista degli sport nordici. Dopo l’esperienza olimpica di Milano-Cortina 2026, il territorio si prepara infatti ad accogliere questo fine settimana l’ultimo appuntamento della Coppa del Mondo di skiroll, confermando ancora una volta il proprio ruolo centrale nel pano...

Un’ora nel cuore olimpico: sei pronto a vivere le emozioni di chi ha realizzato un sogno?Immagina di fare il tuo ingress...
16/09/2026

Un’ora nel cuore olimpico: sei pronto a vivere le emozioni di chi ha realizzato un sogno?

Immagina di fare il tuo ingresso trionfale nello Stadio Olimpico del Fondo e del Biathlon. Dagli spogliatoi sotterranei salirai la scalinata che porta all’arena di gioco, gradino dopo gradino, con il fiato sospeso e l'adrenalina a mille.

Ecco cosa ti aspetta in questa esperienza unica:

• Esplora il terreno di gioco dove si è fatta e si fa la storia dello sport.
• Mettiti alla prova e fai centro puntando la luce laser su un bersaglio del Biathlon Indoor.
• Scatta la tua foto ricordo da vero tedoforo accanto alla torcia originale che ha acceso il braciere olimpico nella sala Lounge della Casa della Famiglia Olimpica.

Lo sport è uno straordinario maestro di vita: questa esperienza ti lascerà un bellissimo ricordo.

👇 Prenota ora la tua esperienza e vieni a vivere il sogno olimpico!

https://www.visitfiemme.it/it/territorio/val-di-fiemme/scopri-la-valle/esperienze-olimpiche?re-product-id=340364

L’estate sta volgendo al termine e qui allo stadio del fondo stiamo già lavorando alla prossima stagione invernale che s...
15/09/2026

L’estate sta volgendo al termine e qui allo stadio del fondo stiamo già lavorando alla prossima stagione invernale che sarà ricca di novità. Tra i lavori dietro le quinte, uno dei più cruciali per la buona riuscita di una giornata sugli sci è la preparazione del manto nevoso.

Ma come siamo arrivati alle piste tese, compatte e con quel "millerighe" perfetto che troviamo ogni mattina? Dietro c'è un'evoluzione tecnica impressionante, passata dalla pura forza fisica alla tecnologia millimetrica.

Quando la pista si batteva a piedi

All'inizio lo sci di fondo non aveva corsie riservate. Le piste venivano battute dagli sciatori stessi o da squadre di volontari che calpestavano la neve fresca muovendosi a scaletta lungo i pendii.
Per fare i binari della tecnica classica, l’unica esistente all’epoca, si usavano dei pesanti slittini di legno sagomati sul fondo, spesso zavorrati con pietre o sacchi di sabbia per incidere le superfici più dure. Era un lavoro faticoso, impreciso e totalmente legato alle condizioni meteo del momento.

La rivoluzione dello Skating negli anni '80

Fino a quarant'anni fa la pista tipo era stretta e prevedeva solo due binari paralleli. Poi è arrivato lo skating. Quando atleti come l'americano Bill Koch hanno iniziato a usare il passo del pattinatore, le esigenze sono cambiate di colpo.
Questa tecnica richiede una superficie larga, pianeggiante e soprattutto molto dura, capace di reggere la spinta laterale dello sci senza cedere. I vecchi rulli non bastavano più perché la neve tendeva a sfaldarsi sotto sforzo. È lì che i gatti delle nevi hanno fatto il vero salto di qualità, introducendo le frese posteriori rotanti: queste lame sminuzzano lo strato superficiale di ghiaccio o crosta e lo ricompongono subito in un tappeto uniforme e denso.

Scioline moderne e neve "lavorata"

A chiedere piste diverse non è stata solo la tecnica di sciata, ma anche l'evoluzione dei materiali. Gli sci moderni sono leggeri, rigidi e velocissimi. Le strutture della soletta e le nuove mescole di sciolina (comprese le recenti formule fluor-free o liquide) rendono al massimo solo se il cristallo di neve è lavorato meccanicamente in modo preciso.
Se la neve è troppo molle, lo sci affonda e la spinta perde efficacia; se è troppo ghiacciata, lo spigolo non tiene e lo sciatore perde stabilità. Oggi chi guida il gatto regola i giri della fresa e la pressione sul manto in base alla temperatura dell'aria e della neve, cercando il compromesso perfetto tra scorrevolezza e tenuta.

I dettagli tecnici che fanno la differenza

Per chi scia, ci sono alcuni aspetti della preparazione che passano inosservati ma che cambiano completamente la resa della pista:

• A cosa serve davvero il millerighe: quelle righine verticali stampate sulla neve non sono una scelta estetica. Servono ad aumentare la superficie della pista a contatto con l'aria fredda della notte, accelerando il processo di rigelazione. In questo modo la neve si consolida e resiste molto di più al passaggio degli sciatori il giorno dopo.

• Binari mobili e intelligenti: i tracciatori idraulici per la tecnica classica oggi si muovono in modo indipendente. Il gattista può alzarli, abbassarli o spostarli di lato con un joystick. Nelle curve veloci in discesa, ad esempio, i binari vengono sollevati automaticamente per evitare che lo sci si impunti a causa della forza centrifuga, garantendo maggiore sicurezza.

• Mappatura 3D e GPS: i mezzi più avanzati montano sistemi GPS collegati alla mappatura del terreno rilevata in estate. Il software calcola lo spessore esatto della neve sotto i cingoli. Il gattista sa così dove la neve è poca (evitando di grattare sassi o terra) e dove invece ce n'è in abbondanza da poter spostare per livellare la pista.

• L'importanza dell'attesa: ba***re la pista richiede tempo, soprattutto dopo una nevicata. La neve modificata dalla fresa ha bisogno di diverse ore per stabilizzarsi attraverso i legami di coesione tra i cristalli. Se si passa con il gatto un'ora prima dell'apertura, il manto rimarrà troppo morbido e si rovinerà dopo i primi passaggi. Il momento ideale resta la tarda serata o la notte, per lasciare alla pista il tempo di "maturare" con il calo termico notturno.

Dietro ogni binario perfetto e ogni rettilineo compatto c'è un lavoro invisibile fatto di calcoli, sensibilità meccanica e turni di notte. Per questo il nostro grazie va a Davide e Andrea, i tecnici insostitubili che rendono possibile tutto questo.

Cosa aspettate? Segnate subito sul calendario le date per venirci a trovare.

DA GRENOBLE A LILLEHAMMER: QUANDO L'ITALIA SFIDÒ IL NORDFrancesco Nones nel 1968 e Silvio Fauner nel 1994: due vittorie ...
11/09/2026

DA GRENOBLE A LILLEHAMMER: QUANDO L'ITALIA SFIDÒ IL NORD

Francesco Nones nel 1968 e Silvio Fauner nel 1994: due vittorie diverse, unite dalla stessa impresa.
Ci sono vittorie che entrano in una bacheca e vittorie che cambiano la storia.
Nello sci di fondo italiano ce ne sono almeno due che appartengono alla seconda categoria. Due imprese separate da ventisei anni, nate in contesti completamente diversi ma unite da un filo straordinario: la capacità degli azzurri di sfidare e ba***re proprio coloro che, per decenni, avevano considerato lo sci di fondo quasi una loro proprietà.
La prima arrivò il 7 febbraio 1968, ad Autrans, durante le Olimpiadi di Grenoble.
La seconda il 22 febbraio 1994, nel cuore della Norvegia, alle Olimpiadi di Lillehammer.
Protagonisti: Francesco “Franco” Nones e Silvio Fauner.
Due uomini, due generazioni, due modi completamente diversi di vincere, ma, in entrambi i casi, un messaggio fortissimo rivolto al mondo dello sci nordico: l'Italia era arrivata per restare.
Grenoble 1968: Francesco Nones rompe un muro che sembrava invalicabile
Nel 1968 lo sci di fondo parlava quasi esclusivamente nordico.
Norvegia, Svezia, Finlandia e, negli anni più recenti, Unione Sovietica avevano costruito una tradizione apparentemente impossibile da scalfire. Per un atleta italiano, vincere una gara olimpica di fondo non era semplicemente difficile: sembrava qualcosa che non potesse accadere. Eppure “Franco” Nones, fiemmese di Castello di Fiemme (Tn), quel muro lo abbatté. Nella 30 chilometri di Autrans conquistò una vittoria destinata a cambiare per sempre la storia dello sci italiano; come tutti sappiamo non fu una volata, non fu un duello diretto davanti a migliaia di spettatori, era una gara contro il tempo, nella quale ogni atleta affrontava il proprio percorso e il proprio cronometro. Nones però fece qualcosa di ancora più significativo: mise tutti dietro di sé.
Il norvegese Odd Martinsen conquistò l'argento, il grande finlandese Eero Mäntyranta il bronzo.
Quella vittoria rese Franco Nones il primo campione olimpico italiano nella storia dello sci di fondo e il primo atleta proveniente da un Paese diverso dalla Scandinavia o dall'Unione Sovietica a conquistare un oro olimpico nella disciplina.
Lillehammer 1994: Silvio Fauner fa calare il silenzio sulla Norvegia.
Ventisei anni dopo, la storia offrì agli italiani un palcoscenico completamente diverso.
Se Grenoble aveva rappresentato la conquista di una vittoria fino ad allora proibita, Lillehammer era qualcosa di ancora più audace: ba***re la Norvegia in Norvegia.
La staffetta 4x10 chilometri era una delle gare più attese di quei Giochi, per i norvegesi non era soltanto una competizione olimpica, era una questione nazionale ed ovviamente nell'ultima frazione l'uomo chiamato a difendere il sogno di casa era il più grande di tutti: Bjørn Dæhlie.
Prima di quella frazione, però, l'impresa italiana era già stata magistralmente costruita dai compagni di Fauner; maurilio de zolt, a 43 anni, aveva dato il via alla rimonta, Marco Albarello aveva recuperato terreno e Giorgio Vanzetta aveva consegnato la gara a Fauner in una posizione ideale per giocarsi tutto. Poi arrivò il duello, Dæhlie tentò più volte di staccare l'italiano ma Fauner resistette e quando la gara entrò nella sua fase decisiva, accadde qualcosa che ancora oggi appartiene alla leggenda dello sport italiano.
Negli ultimi 500 metri Fauner si portò davanti.
Non fu semplicemente un attacco improvviso da dietro, l'azzurro ebbe la forza e il coraggio di prendere l'iniziativa proprio nel momento più delicato, con Dæhlie alle spalle e un'intera nazione che aspettava il trionfo del proprio campione, ma quel giorno, per soli quattro decimi di secondo, cambiò qualcosa, Italia prima, Norvegia seconda.
Nello stadio di Lillehammer, fino a pochi istanti prima trasformato in una bolgia di bandiere, voci e incitamenti, calò quello che molti ancora ricordano come un silenzio tombale.
Un silenzio incredibile.
Due vittorie, due mondi diversi
Franco Nones e la staffetta italiana, con ultimo frazionista Silvio Fauner vinsero in modi completamente diversi.
Nones vinse una gara individuale contro il cronometro, non vide il suo avversario nel rettilineo finale, non dovette superare nessuno in una volata, la sua vittoria maturò chilometro dopo chilometro, costruita sulla resistenza, sulla tecnica e sulla consapevolezza di essere finalmente all'altezza dei grandi del Nord. Fauner, invece, vinse guardando in faccia il simbolo stesso dello sci di fondo mondiale.
Uno contro il tempo.
L'altro testa a testa.
Ma il significato delle due imprese presenta una straordinaria somiglianza, nel 1968 Nones dimostrò che un italiano poteva vincere nello sci di fondo, nel 1994 Fauner e i suoi compagni dimostrarono che l'Italia poteva ba***re la Norvegia persino nel suo tempio.
Forse è proprio questo il modo più bello per leggere il legame tra Grenoble e Lillehammer. La vittoria di Francesco Nones fu una rivoluzione, mentre quella della staffetta con Silvio Fauner fu una consacrazione.
Tra quelle due date c'è un pezzo enorme della storia dello sci di fondo italiano, c'è la crescita di un movimento, ci sono generazioni di atleti, ci sono piste, club, allenatori e campioni.
E c'è anche la Val di Fiemme, terra di Francesco Nones e Giorgio Vanzetta, luogo che negli anni sarebbe diventato uno dei grandi punti di riferimento mondiali per lo sci nordico.
Da Autrans a Lillehammer, il messaggio rimase lo stesso.
Gli italiani non erano più soltanto ospiti nel grande mondo dello sci nordico, erano diventati protagonisti.
Ed è forse proprio questo il significato più bello di quelle due vittorie, non la volontà di mettere in discussione la grandezza dello sci nordico scandinavo, e tanto meno quella della Norvegia, che dello sci di fondo è da sempre una delle patrie più autentiche e prestigiose, al contrario, il valore di un'impresa sportiva si misura anche dalla grandezza degli avversari che si riescono a sfidare.
I nostri atleti con queste straordinarie imprese, non hanno cancellato una tradizione, hanno avuto l'onore di confrontarsi con essa e di vincere, una volta ciascuno, in due giornate destinate a rimanere nella memoria dello sport, perché lo sci di fondo è fatto anche di questo: rivalità straordinarie, sfide epiche e rispetto profondo tra uomini e nazioni che condividono la stessa passione per la neve, la fatica e la montagna, Grenoble 1968 e Lillehammer 1994 non sono da considerarsi come due momenti contro qualcuno, ma come due momenti entrati per sempre nella grande storia comune dello sci di fondo.

Dæhlie aspettò l'ultimo e a Nagano diventò leggendaGiovedì 12 febbraio 1998, Bjørn Dæhlie fece quello che sapeva fare me...
10/09/2026

Dæhlie aspettò l'ultimo e a Nagano diventò leggenda

Giovedì 12 febbraio 1998, Bjørn Dæhlie fece quello che sapeva fare meglio: vinse. Ma la storia che il mondo ricorda ancora oggi iniziò esattamente 20 minuti dopo.
Nevica su Nagano. Le piste sono ghiacciate, l'aria tagliente, e nella gara dei 10 km a tecnica classica succede l'inevitabile: Bjørn Dæhlie attraversa il traguardo per primo. Ancora una volta. Un'altra medaglia d'oro da aggiungere a una collezione già leggendaria, un altro capitolo scritto nel libro di uno dei più grandi sciatori di tutti i tempi. Ma quel pomeriggio giapponese non lo ricordiamo per il tempo sul cronometro, lo ricordiamo per ciò che accadde dopo.
Mentre i primi spettatori si preparavano a lasciare lo stadio e i campioni si asciugavano il sudore negli spogliatoi, c'era ancora qualcuno là fuori. Ancora in gara. Ancora a lottare con gli sci, con la pioggia, con una neve ridotta a poltiglia che non faceva sconti a nessuno, tantomeno a chi non aveva mai visto la neve prima di qualche anno prima.
Philip Boit, trent'anni, keniota, ex mezzofondista di mezza montagna africana convertito agli sci grazie a un programma di supporto di un'azienda di materiali sportivi. Nella storia dello sci nordico, il suo nome quel giorno compariva per la prima volta e non per una medaglia, era il primo atleta del Kenya a partecipare ai Giochi Olimpici Invernali e stava arrivando ultimo. La pista era un calvario. Le condizioni meteo avevano trasformato quello che già era un percorso impegnativo in qualcosa di estenuante per un atleta con pochi anni di esperienza sugli sci stretti, ma Boit non si fermò. Continuò, chilometro dopo chilometro con le gambe che bruciavano e le braccia che ormai non servivano quasi più allo scopo.
Bjørn Dæhlie avrebbe potuto fare quello che fanno tutti i vincitori dopo una gara olimpica: festeggiare, rilasciare interviste, godersi il momento, invece rimase lì, in piedi, al traguardo, ad aspettare.
Quando Philip Boit entrò finalmente nello stadio, esausto, stravolto, gloriosamente vivo dopo quella battaglia solitaria, trovò davanti a sé il campione olimpico che gli andava incontro. Dæhlie lo raggiunse, gli tese le braccia e lo abbracciò.
Nessun discorso, nessuna dichiarazione preparata, solo un gesto.
Ma in quello stadio di Nagano, in quel preciso istante, il primo e l'ultimo classificato si trovarono insieme al centro della scena e il mondo capì che stava assistendo a qualcosa di più grande di una gara di sci.
Quell'abbraccio non rimase solo un'immagine, divenne il seme di un'amicizia vera, solida, destinata a sopravvivere alle stagioni e alle Olimpiadi. Qualche anno dopo, Philip Boit ebbe un figlio.
Lo chiamò Dæhlie Boit.
Un nome. Una scelta. Un omaggio all'uomo che, nel giorno della sua vittoria Olimpica, aveva deciso che nessuno dovesse arrivare al traguardo senza trovare qualcuno ad aspettarlo.
Nello sci agonistico siamo abituati a parlare di centesimi, di wax, di tecnica di spinta e di recupero in discesa, di dati, di potenza, di VO₂ max, ma ogni tanto lo sport ci ricorda che esiste un'altra unità di misura.
Philip Boit arrivò ultimo a Nagano 1998. Bjørn Dæhlie vinse con un distacco abissale, eppure, a quasi trent'anni di distanza, il video che circola ancora sui social, che compare nelle retrospettive olimpiche, che viene citata ogni volta che si parla di spirito olimpico, non ritrae Dæhlie sul podio, ritrae due uomini che si abbracciano sulla neve.
Alcune vittorie non si misurano in secondi, alcune medaglie non vengono consegnate su un podio e certi campioni diventano leggenda non solo per come vincono, ma per quello che scelgono di fare dopo.

https://www.bbc.com/news/magazine-25861305

Trentino 2013: quando l'Universiade conquistò Lago di TeseroNon tutti se lo ricordano, ma tra l'11 e il 21 dicembre 2013...
09/09/2026

Trentino 2013: quando l'Universiade conquistò Lago di Tesero

Non tutti se lo ricordano, ma tra l'11 e il 21 dicembre 2013 la Val di Fiemme e il nostro Centro del Fondo furono la capitale mondiale dello sci nordico. Per dieci giorni incredibili ospitammo le gare di sci di fondo, biathlon e combinata nordica della XXVI Winter Universiade.

Eppure, quella del 2013 non avrebbe dovuto essere un'Universiade trentina. Almeno non all'inizio.

Perché proprio in Trentino?

La manifestazione era stata originariamente assegnata nel 2008 a Maribor, in Slovenia. Nel febbraio 2012, però, la FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari) fu costretta a ritirare l'organizzazione a causa di gravi problemi economici: il governo sloveno aveva revocato le garanzie finanziarie e la società organizzatrice era stata messa in liquidazione.

Il 16 marzo 2012 la FISU bussò alla porta del Trentino e la Provincia Autonoma rispose prontamente di sì. In soli 21 mesi, sfruttando e valorizzando gli impianti già esistenti per i Mondiali di sci nordico del 1991, 2003 e 2013, fu allestita un'intera Universiade.

Per la nostra struttura di Lago di Tesero fu l'occasione perfetta per un restyling profondo:

* costruzione della nuova palazzina stampa
* realizzazione di un magazzino di 2.000 mq
* allargamento delle piste a un minimo di 9 metri
* nuove passerelle dedicate al pubblico
* creazione ex novo del poligono di tiro per il biathlon, disciplina che prima di allora non si disputava qui

5 curiosità che forse non sapevi

1. L'edizione più importante di sempre

Si trattò dell'edizione più importante di sempre: Trentino 2013 detenne il record assoluto di partecipazione per le Universiadi invernali, con oltre 3.000 atleti provenienti da 55 nazionalità diverse. All'inaugurazione sfilarono delegazioni di ben 52 Paesi, dall'Australia fino al Nepal.

2. La fiaccola del Papa

La torcia dell'evento fu progettata dal dipartimento di ingegneria dell'Università di Trento e modellata a forma di genziana, con cinque petali che ricordavano la sagoma di altrettanti sci. Fu accesa ufficialmente a Roma da Papa Francesco il 6 novembre 2013, sotto il motto ufficiale "Inspired by U".

3. Il super-eroe serbo

L'uomo simbolo assoluto sulle nostre piste fu il serbo Milanko Petrovic. A 25 anni fu capace di un'impresa memorabile: vinse il bronzo nella 20 km individuale di biathlon, l'oro nella sprint di biathlon e, incredibilmente, anche l'oro nella 10 km di sci di fondo.

Fu uno dei pochissimi atleti al mondo ad aver conquistato medaglie in due sport differenti nella stessa edizione.

4. L'oro condiviso

Durante la 5 km femminile di sci di fondo gli spettatori assistettero a un rarissimo ex-aequo al vertice. La medaglia d'oro fu assegnata a pari merito all'ucraina Kateryna Grygorenko e alla norvegese Astrid Øyre Slind, capaci di tagliare il traguardo con lo stesso identico tempo al centesimo di secondo.

5. Dominio russo e orgoglio trentino

Sebbene la Russia avesse letteralmente monopolizzato il medagliere generale, portando a casa ben 50 medaglie totali, per noi ci fu la gioia immensa di tifare per Mattia Pellegrin.

Il fondista di Moena sfiorò l'impresa, piazzandosi al 4° posto nella 30 km mass start. Il fassano delle Fiamme Oro corse costantemente nelle posizioni di vertice, provò l'allungo sull'ultima salita ma, sul fondo ghiacciato, non riuscì a fare la differenza in volata e chiuse a soli 7 secondi dal primo.

Quell'Universiade lampo, pianificata e realizzata in meno di due anni, dimostrò al mondo intero la capacità del Trentino di gestire e valorizzare i grandi eventi sportivi.

Una tradizione di eccellenza e affidabilità che, a 13 anni di distanza, portò lo stadio di Lago di Tesero a essere scelto come palcoscenico indiscusso per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Indirizzo

Via LAGO
Tesero
38038

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