23/07/2026
Il nostro contributo a margine dell’istituito Parco Nazionale degli Iblei, inviato a Michelangelo Giansiracusa - Presidente Libero Consorzio Siracusa
In risposta alla Vostra comunicazione del 13 luglio ultimo scorso (Prot. N. 4582/Gab.), in merito alle considerazioni a seguito dell’incontro tenutosi presso l’Urban Center di Siracusa e all’intenzione di avviare un percorso comune con gli Enti locali e gli altri portatori di interesse, desideriamo condividere le nostre riflessioni.
Viviamo un territorio meraviglioso e fragilissimo che strenuamente resiste a pratiche di sfruttamento e speculazione presentate come unico modello di sviluppo possibile. Sviluppo che negli ultimi decenni continua a manifestarsi solo in forma di miraggio e che sempre più concede all’estrattivismo; a beneficio di un profitto che si sposta sempre più lontano dalle nostre comunità. L’abbandono dei territori sacrifica capitale umano, competenze tradizionali, pratiche di resilienza e sostenibilità scientemente delegando la loro gestione all’influenza di grandi investimenti, di monocolture intensive, di speculazioni immobiliari ed energetiche, di standardizzazioni del paesaggio e impoverimento degli ecosistemi; a scapito delle aziende familiari, dei piccoli produttori, delle eccellenze locali e della gestione equilibrata di risorse e necessità di un ambiente che per noi è, prima di tutto, casa.
In questo momento il nostro territorio (e in particolare quello compreso all’interno del Parco) è scosso da roghi catastrofici; l’impegno delle forze di spegnimento va oltre ogni possibile auspicio, eppure non è sufficiente: le condizioni metereologiche, la quantità di interventi, lo stato dei luoghi consentono solo di tamponare quella che ormai non è più un’emergenza ma una condizione strutturale. La collaborazione delle squadre informali di volontari e degli abitanti delle contrade è diventata una costante, visti i livelli di rischio a cui tutti siamo sottoposti (e che non rispondono più ad una stagionalizzazione del fenomeno). Ricordiamo che dal 2020 ad oggi, sono almeno 12 le morti correlate agli incendi in Sicilia e che, a queste, non se ne siano aggiunte altre nel territorio ibleo è probabilmente una coincidenza legata ad un tessuto comunitario e produttivo ancora vivo, per quanto costantemente sotto l’attacco del mercato speculativo e dell’indifferenza istituzionale.
L’emergenza idrica è continua ormai da oltre un lustro, nonostante le abbondanti precipitazioni di questo inverno (il più piovoso dell’ultimo decennio) una rete infrastrutturale carente e inadeguata ha vanificato il potenziale vantaggio che avremmo dovuto amministrare in termini di gestione degli accumuli e soprattutto della loro distribuzione razionale; nel più totale vuoto di pianificazione e ammodernamento dei nostri modelli di consumo e riutilizzo. Già dalla primavera il Comune capoluogo, come tutti i maggiori centri della Provincia, è vittima dei disservizi che tutti conosciamo e che nessuno finora ha saputo sanare. Ne fanno le spese le imprese, il turismo, le famiglie e il territorio tutto: un territorio che trascina già dal nome il tradimento della propria identità (Syrako – abbondanza d’acqua).
La gestione dei rifiuti operata, al di fuori dei centri abitati, in maniera superficiale e discontinua presta il fianco ad azioni criminali e speculative che danneggiano la salute dei nostri luoghi delle nostre comunità, compromettendone la fruizione, lo sviluppo e gli equilibri ecosistemici.
La gestione della fauna, delegata alla sola selezione venatoria, in assenza di un qualsiasi protocollo scientifico che tenga conto delle dinamiche biologiche locali, ha visto un aggravarsi della pressione esercitata dagli ungulati. D’altro canto, alla comparsa di specie aliene e pericolose sia faunistiche (com’è stato per il punteruolo rosso, per la formica di fuoco, per il granchio blu, il gambero della Louisiana e in generale per tutta la fauna ittica) che botaniche (a partire da ailanto, eucalipto, acacia) estranee ad ogni dinamica di sfruttamento economico, ha visto semplicemente la più totale inazione di ogni livello istituzionale; come ogni corrispondente opera di tutela della fauna e della flora locale sia stata progressivamente abbandonata (gli Iblei da soli ospitano la metà degli endemismi siciliani, tutti in gravissima recessione). Basti ricordare che in provincia non opera nessun Centro di Recupero di Animali Selvatici (nonostante la sua istituzione sia prevista a livello legislativo) e che i vivai forestali della zona siano ormai, di fatto, inattivi.
Davvero riteniamo di non doverci prestare ad un cambio di registro della nostra azione gestionale sul territorio, che concili l’impronta ecologica dei centri abitati con le potenzialità delle zone rurali, che possa intercettare nuovi finanziamenti da mettere al servizio di una pianificazione coerente e condivisa dell’area? Siamo certi di operare onestamente e nell’interesse delle comunità perseverando nelle attuali dinamiche, vista la situazione a cui ci hanno condotto gli arrembaggi degli ultimi decenni? A chi giova la campagna denigratoria (demagogica e priva di contenuti) che si sta attuando nei confronti delle misure di tutela (tutte già in vigore). Non siamo ingenui e ci rendiamo conto che il Parco si presta a tutte le distorsioni proprie dell’istituzione di un nuovo Ente, proprio per questo riteniamo opportuno affrontare il tema di un regolamento di tutela ancora in fase di approvazione (seppur già condiviso in forma di bozza, primo esempio a livello nazionale; sempre nel rispetto dei criteri previsti dalla normativa quadro italiana per le aree naturali protette (Legge 394/91), tenendo presente (a discapito delle inesattezze diffuse nelle ultime settimane) che la perimetrazione del parco e dei suoi crescenti livelli di tutela (e corrispondenti vincoli) rispecchia nel dettaglio quelle già attive e previste dai numerosi piani territoriali (piano paesistico, riserve regionali, zone sic, siti natura 2000, aree di interesse archeologico e di rischio idrogeologico, Piano di gestione dei Monti Iblei). Così come è risaputo che tutti gli enti amministrativi, come le associazioni di categoria, siano già stati ampiamente consultati e coinvolti in ogni fase dell’istituzione; del resto, è improbabile che, parlando di oltre venti anni di tavoli e incontri, le attuali comunità possano sentirsi parte in causa.
Restiamo disponibili ad ogni momento di confronto e chiarimento, nel rispetto di dinamiche democratiche di pianificazione nel segno del territorialismo, già ampiamente sperimentate in ogni parte della nazione e che dimostrano nei fatti la loro valenza economica e sociale. Ribadiamo inoltre la nostra ferma intenzione di continuare ad operare ad ogni livello ed in ogni contesto per la divulgazione trasparente delle informazioni al momento disponibili in merito alla gestione del parco e per la riflessione su quelle che si dovranno produrre, con particolare attenzione agli organi che si intenderà introdurre nella gestione tecnica e amministrativa dell’ente parco, come anche ai relativi iter di selezione e nomina delle professionalità richieste.
Ci scusiamo infine che la nostra comunicazione giunga con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto richiesto, è certamente un caso che l’appello ci sia pervenuto solo per via informale (e oltre i termini previsti), nonostante fossimo presenti all’incontro preliminare. Così come sarà un caso che l’indirizzo pec indicato nell’appello non fosse quello corretto, restiamo convinti della buonafede di tutti i livelli coinvolti in questo sforzo di coinvolgimento; eppure, non possiamo fare a meno di notare che il grado di attenzione dedicato alla vicenda resti, in linea con ogni altro precedente, quantomeno superficiale.
Ci dispiace ma impiegheremo comunque tutte le nostre risorse per colmare queste comprensibili lacune, nel bene di tutta la comunità.