I Gol Disegnati del Napoli Campione d'Italia

I Gol Disegnati del Napoli Campione d'Italia la passione per il Napoli raccontato con i miei disegni.
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Guagliù, servono tre minuti del vostro tempo per fare il punto su una questione di cui si parla tanto, ma su cui siamo f...
28/09/2026

Guagliù, servono tre minuti del vostro tempo per fare il punto su una questione di cui si parla tanto, ma su cui siamo fermi al palo: lo stadio e il centro sportivo. Senza filtri e senza prosciutti sugli occhi, vi spiego perché questo stallo rischia di costarci carissimo.

Basta parole, adesso servono i fatti.

Sono anni che sentiamo parlare di sopralluoghi, dell'ennesima "prima pietra" imminente e di terreni cercati in mezza Campania. Ma alla fine di concreto non c'è ancora un solo mattone.

E il punto non è fare polemica per il gusto di farla. Il punto è che la questione strutture — dallo stadio al centro sportivo — non è un capriccio, ma l'unico pilastro su cui si gioca il futuro del Napoli.

Guardiamo le cose per come stanno:

1. IL LIMITE DEL NOSTRO MODELLO
In questi vent'anni la gestione societaria è stata impeccabile dal punto di vista dei conti: bilanci puliti, niente debiti e sostenibilità. Ma il Napoli vive quasi al 100% di quello che produce il campo: i diritti TV, i colpi di mercato e la qualificazione in Champions League. Se indovini la stagione vai forte, se sbagli una o due annate il fatturato crolla. Non c'è una rete di salvataggio. I club moderni usano le infrastrutture proprio come cuscinetto: lo stadio e le strutture di proprietà continuano a produrre soldi anche quando la squadra ha un'annata no.
2. IL CENTRO SPORTIVO E I GIOVANI CHE SCAPPANO
Si parla sempre dello stadio, ma il centro sportivo è forse ancora più urgente. Oggi la prima squadra si allena in una struttura in affitto e il settore giovanile è sparpagliato nei campi di mezza provincia. La Campania è una miniera d'oro di talenti, ma senza una struttura unica, moderna e con i convitti, i nostri ragazzi migliori continuano a prendere la valigia per andare nei centri giovanili di Atalanta, Empoli, Roma o Juventus. E intanto noi continuiamo a pagare affitti a fondo perduto invece di far crescere il valore patrimoniale del club.
3. LO STADIO E L'ALLARME ROMA
Giocare al Maradona pagando il canone per la singola partita significa fermarsi a quello che incassi nei 90 minuti. Uno stadio di proprietà moderno lavora 365 giorni all'anno con eventi, museo, ristorazione, store e aree hospitality. Significa incassare decine di milioni in più ogni stagione, soldi freschi da riutilizzare sul monte ingaggi e sul mercato.

E mentre noi continuiamo a rimbalzare tra un'ipotesi e l'altra, gli altri si muovono. La Roma sul progetto del nuovo stadio sta facendo sul serio. Se loro lo costruiscono e noi restiamo fermi alle carte bollate e alle interviste, il divario finanziario rischia di diventare enorme. Un sorpasso economico che poi paghi direttamente sul campo per i prossimi dieci anni.

A De Laurentiis nessuno toglie i meriti per dove ha portato la società, ci mancherebbe altro. Ma la prova di maturità di un grande club oggi passa da qui. Le strutture sono l'unica garanzia per rimanere in alto a prescindere da chi siederà in panchina o da quanti gol segnerà l'attaccante di turno.

Basta annunci e rilanci mediatici. Servono risposte chiare: dove si fa, quando aprono i cantieri e qual è il piano vero.

Voi come la vedete? Vi preoccupa questo ritardo rispetto alle altre grandi o credete che alla fine la situazione si sbloccherà?

Amici miei oggi è il compleanno di un ragazzo che purtroppo adesso non sta giocando per infortunio ma che l'anno scorso ...
27/09/2026

Amici miei oggi è il compleanno di un ragazzo che purtroppo adesso non sta giocando per infortunio ma che l'anno scorso con i suoi gol ha acceso il Maradona. Dal Brasile col suo talento, classe e velocità, facciamo tutti gli auguri per il suo 24esimo compleanno ad Alisson Santos.

Amici miei..Guardare un’immagine del genere, con uno striscione esposto proprio davanti alla bellezza del Maschio Angioi...
26/09/2026

Amici miei..

Guardare un’immagine del genere, con uno striscione esposto proprio davanti alla bellezza del Maschio Angioino, lascia un po' l'amaro in bocca. Non tanto per la protesta in sé, ma per il clima di tensione e per i toni che continuano ad alzarsi.

A riaccendere gli animi, lo sappiamo, sono state le dichiarazioni di pochi giorni fa di De Laurentiis. Parlare alla Stampa Estera associando parte del mondo ultras a radici mafiose o camorriste è stata un'uscita fortissima, che ha provocato la dura reazione dei gruppi organizzati.
CHE PECCATO.

Cadere negli insulti personali e nella svalutazione dell'altro, però, non aiuta mai ad avere ragione. Trasforma una critica legittima in uno scontro verbale che danneggia solo l'ambiente.
Mentre dovremmo parlare di campo, di tattica, di gol e della nostra squadra, ci ritroviamo ancora una volta a dividere la tifoseria.

Da una parte c'è una presidenza che ha indiscutibilmente fatto la storia recente del club, ma che troppo spesso sceglie la via della provocazione e dello scontro frontale, alzando muri invece di provare a capire l'anima più verace e passionale della città.

Dall'altra parte c'è una curva che, sentendosi attaccata, risponde alzando le barricate e scendendo sui personali, in un botta e risposta in cui alla fine non vince davvero nessuno.
E nel mezzo ci siamo noi. Migliaia di tifosi che vorrebbero solo godersi il Napoli.

Chi ha vissuto o ricorda gli anni '80 sa bene cosa significasse quella parola: popolo. C'erano discussioni e contestazioni vive anche allora, ma quando la squadra scendeva in campo tutto il resto spariva dietro la maglia. Ci si riconosceva tutti, senza eccezioni, sotto gli stessi colori.

Oggi, invece, il rischio è di perdersi in fazioni: chi sta con la società, chi sta con la curva. E in questo gioco delle parti, l'unica cosa che ci rimette è proprio quella che tutti dicono di voler difendere: il Napoli.

Le responsabilità sono distribuite. Ma a questo punto serve maturità.
Sarebbe il momento di abbassare i toni, mettere da parte l'orgoglio e scindere le critiche costruttive dalle offese, perché cercare un punto d'incontro non è una resa, ma un atto di forza per il bene comune.

Chi ama davvero il Napoli dovrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro per farne fare due avanti alla squadra.
Perché presidenti, dirigenti, ultrà e calciatori passano.
Il Napoli resta.
E merita di essere sostenuto da una tifoseria unita

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Ma davvero ha giocato la nazionale italiana? Io l'ho vista di sfuggita, ho visto solo un Kevin De Bruyne in spolvero con...
25/09/2026

Ma davvero ha giocato la nazionale italiana? Io l'ho vista di sfuggita, ho visto solo un Kevin De Bruyne in spolvero con la sua nazionale, il resto davvero vergognoso soprattutto i fischi del civilissimo pubblico di Roma verso l'inno belga e poi verso Romelu Lukaku.
Una mediocrità assoluta specchio dell'Italia degli anni '20 del ventunesimo secolo.

NON VOLEVA ESSERE AMATO. VOLEVA FARCI VINCERE.Per i tifosi del Napoli, il giudizio su Antonio Conte non può fermarsi all...
24/09/2026

NON VOLEVA ESSERE AMATO. VOLEVA FARCI VINCERE.

Per i tifosi del Napoli, il giudizio su Antonio Conte non può fermarsi alle simpatie o alle antipatie.

Conte è stato probabilmente l'unico allenatore che, arrivando a Napoli, ha messo subito dei paletti. Non si è piegato all'ambiente, non ha cercato applausi facili, non ha accarezzato gli umori della piazza. Ha preteso. Da tutti. Dalla squadra, dalla società, dal presidente. E proprio per questo è stato spesso contestato.

Ma guardiamo i fatti.

Dopo un decimo posto, dopo una stagione umiliante per chi aveva appena festeggiato uno scudetto storico, Conte ha preso una squadra svuotata mentalmente e le ha restituito fame, disciplina e identità. Ha riportato il Napoli a sentirsi forte. Ha rimesso ordine dove c'era confusione. Ha fatto capire a tutti che il talento senza sacrificio non serve a nulla.

Molti hanno vissuto male i suoi modi duri. Altri non hanno accettato il suo carattere. Ma i grandi risultati raramente nascono dalle carezze. Conte è arrivato come un comandante e ha agito da comandante.

E poi c'è un aspetto che tanti tifosi riconoscono.

Per anni si è detto che a Napoli tutti dovessero adattarsi a De Laurentiis. Allenatori, dirigenti, giocatori. Conte è sembrato l'unico capace di guardarlo negli occhi da pari a pari. Non per creare guerre, ma per difendere la propria idea di calcio e pretendere che il Napoli fosse costruito per vincere davvero.

Era quasi un diktat: o si lavora per vincere, o non si lavora.

Si può discutere il personaggio. Si possono criticare alcune scelte. Fa parte del calcio. Ma nessuno può cancellare ciò che ha lasciato: una mentalità feroce, la voglia di non accontentarsi, la convinzione che il Napoli debba sedersi al tavolo delle più grandi senza chiedere permesso a nessuno.

E forse, col tempo, molti tifosi capiranno una cosa.

Antonio Conte non ha chiesto di essere amato.

Ha chiesto di vincere.

E a Napoli, quando uno porta trofei e restituisce orgoglio a una squadra ferita, merita almeno rispetto. Anche da chi non lo ha mai applaudito.

DE LAURENTIIS NON HA ANCORA CAPITO COS'È DAVVERO IL NAPOLIOgni volta che parla, emerge sempre la stessa idea: lui al cen...
24/09/2026

DE LAURENTIIS NON HA ANCORA CAPITO COS'È DAVVERO IL NAPOLI

Ogni volta che parla, emerge sempre la stessa idea: lui al centro, gli altri intorno.

Allenatori che devono ricordarsi di essere dipendenti. Tifosi che devono accettare. Ultras descritti come un problema. Chiunque la pensi diversamente viene liquidato come uno che non ha capito nulla.

Eppure il Napoli non è questo.

Il Napoli non è una società per azioni. Non è un bilancio. Non è uno stadio da costruire. Non è un progetto immobiliare.

Il Napoli è appartenenza.

È chi ha pianto in Serie C. È chi ha attraversato l'Italia per una trasferta. È chi ha cresciuto figli e nipoti con questa maglia addosso. È chi c'era quando non c'erano coppe, scudetti e milioni.

Nessuno potrà mai cancellare ciò che De Laurentiis ha fatto per il club. Ha salvato il Napoli e lo ha portato ai vertici del calcio italiano. Ma proprio per questo dovrebbe aver capito una cosa fondamentale.

Puoi essere il proprietario del club.

Puoi costruire squadre.

Puoi vincere.

Ma non sarai mai il proprietario dell'anima del Napoli.

Quella appartiene al suo popolo.

E dopo vent'anni, sentire ancora questo continuo bisogno di ricordare a tutti chi comanda, forse è il segno che la differenza tra possedere il Napoli e comprenderlo fino in fondo non è stata ancora capita.

CENTRO SPORTIVO A QUALIANO: È L'ORA DI LASCIARE UN'EREDITÀ REALE AL NAPOLIAll'incontro con la Stampa Estera è arrivato l...
23/09/2026

CENTRO SPORTIVO A QUALIANO: È L'ORA DI LASCIARE UN'EREDITÀ REALE AL NAPOLI

All'incontro con la Stampa Estera è arrivato l'annuncio di Aurelio De Laurentiis: individuato il terreno a Qualiano da 17,5 ettari per il nuovo centro sportivo del Napoli, con un progetto che prevede 10 campi da calcio e 7.500 mq dedicati a uffici e spogliatoi per Prima Squadra e settore giovanile.
Non si tratta di una semplice notizia di cronaca societaria. Se all'annuncio seguiranno la firma dei contratti, le autorizzazioni e la posa della prima pietra, siamo di fronte al passaggio fondamentale che l'intera piazza attende da anni: costruire le fondamenta strutturali della società.

Vincere trofei ed entusiasmare la piazza è straordinario, ma la vera continuità di un club passa da ciò che resta nel tempo. Lasciare al Napoli una struttura di proprietà significa proiettare la società in una dimensione di livello internazionale.

Ecco tre punti chiave su cui riflettere:
🔹 1. INVESTIRE SUI GIOVANI E SUL TERRITORIO
Bisogna investire sui giovani, senza se e senza ma! La Campania è un bacino inesauribile di talenti. Un'infrastruttura moderna e concentrata permette di riunire sotto lo stesso tetto la Prima Squadra e le giovanili, creando un polo d'eccellenza per scovare, crescere e trattenere i migliori ragazzi della nostra regione prima che vadano altrove.

🔹 2. PATRIMONIO E VALORE SOCIETARIO
Un centro sportivo all'avanguardia non è un costo, ma un investimento che aumenta direttamente il valore e il patrimonio del club. Avere impianti di proprietà significa sottrarsi alle dinamiche degli affitti, strutturare un bene immobiliare solido e garantire stabilità economica alla società per le generazioni future.

🔹 3. IDENTITÀ E IDENTIFICAZIONE
I grandi club europei hanno tutti una "casa" simbolo di appartenenza, un luogo dove si respira la storia e la cultura della maglia dal primo giorno di allenamento. Creare la vera casa del Napoli rappresenta un'eredità concreta e fondamentale per la storia del club.

Dopo tanti anni di attesa, la piazza ha tutte le ragioni per mantenere i piedi per terra: ora servono i fatti, basta parole. Ci auguriamo davvero che sia la volta buona per vedere aprire i cantieri.

Voi come la vedete? Ritenete che il centro sportivo e l'investimento sui giovani siano tra i tasselli più importanti per il futuro del Napoli?

L PESO DELLA MAGLIA E LA BELLEZZA DEL TALENTO: LORENZO INSIGNE. Guardare oggi Lorenzo Insigne protagonista a Genova, spo...
22/09/2026

L PESO DELLA MAGLIA E LA BELLEZZA DEL TALENTO: LORENZO INSIGNE.

Guardare oggi Lorenzo Insigne protagonista a Genova, sponda Sampdoria, fa un certo effetto e fa riflettere. Troppo spesso dimenticato o ingiustamente bistrattato, è il momento di fare chiarezza e togliersi il cappello davanti a un pezzo fondamentale della nostra storia recente.

Insigne con la maglia del Napoli non è stato solo un giocatore: è stato il capitano, un simbolo e l'incarnazione del talento partenopeo. Con oltre 400 presenze e 122 gol realizzati in maglia azzurra, occupa il secondo posto assoluto tra i marcatori della storia del Napoli, alle spalle del solo Dries Mertens.

Ha alzato al cielo due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, regalandoci giocate memorabili, gol da antologia — come il suo marchio di fabbrica, il "tiro a giro" — e notti europee da brividi nelle quali ha trascinato la squadra con personalità e classe pura.

A Napoli la sua napoletanità è stata spesso un'arma a doppio taglio, trasformandosi in una pressione asfissiante e in critiche spietate alla prima difficoltà. Ma oggi, a bocca asciutta di un certo tipo di estro, bisogna ammetterlo: una tecnica del genere, pura ed elegante, ce la sogniamo.

Vederlo rinascere a Genova è la prova che il talento non tramonta. Chapeau a Lorenzo: un figlio di questa città che ha scritto pagine indelebili del nostro club e che merita un posto d'onore nei nostri ricordi.

I numeri e le emozioni non si cancellano.

Guardate i titoloni de La Repubblica di oggi... sui quotidiani come al solito si calca subito la mano per fare notizia! ...
21/09/2026

Guardate i titoloni de La Repubblica di oggi... sui quotidiani come al solito si calca subito la mano per fare notizia!

Stando a quanto riportato nell'articolo, dopo il pari di Firenze ci sarebbe stato un duro confronto: da un lato un Allegri deluso a morte dall'atteggiamento molle della squadra, dall'altro uno spogliatoio agitato e nervoso (con i recenti casi di spintoni e mugugni al momento dei cambi a fare da spia d'allarme).

Ma al di là del sensazionalismo dei giornali e delle indiscrezioni di corridoio, l'analisi vera è un'altra. In campo manca visibilmente quel veleno, quella fame e quella cattiveria agonistica che dovrebbero essere la base di tutto.

Le dichiarazioni di Gilmour a fine gara ne sono la fotografia perfetta e più disarmante: sentire uno dei protagonisti dire che «un punto prima della sosta va bene così» fa capire l'enorme cortocircuito mentale che c'è in questo gruppo. Mentre da fuori ci si aspetta la rabbia per due punti buttati via contro un'avversaria alla portata, da dentro ci si accontenta del compitino e del pareggio comodo.

E sia ben chiara una cosa, perché non voglio passare per quello che difende nessuno: lo sapete tutti benissimo quanto Allegri sia lontano dall'essere il mio allenatore preferito (anzi!), e non sto neanche qua a giustificare i calciatori, che scendono in campo senza una minima goccia di ca****ma.

Ma la radice del problema sta più in alto, ed è una scelta di fondo ben precisa: a giugno la società doveva avere il coraggio di rivoluzionare!
Quando un gruppo chiude un ciclo o mostra evidenti crepe motivazionali, le mezze misure o i piccoli ritocchi non bastano mai. Bisognava azzerare, fare scelte coraggiose, accompagnare alla porta chi non aveva più fame e ripartire con facce nuove, stimoli azzerati ed entusiasmo puro. Invece la società ha preferito la via del galleggiamento, lasciando l'organico quasi immutato.
Il risultato? Oggi ogni minima difficoltà tattica, ogni calo fisico e la solita catena di infortuni finiscono per pesare il doppio, perché mancano le motivazioni profonde per superare i momenti no.

Ora ci sono 20 giorni di sosta. Venti giorni in cui la società, il mister e i giocatori devono guardarsi negli occhi e capire cosa vogliono fare da grandi, perché una piazza e un pubblico come il nostro meritano tutt'altro atteggiamento.

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