Personal Trainer Roma

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Pagina ufficiale di Daniele Macrì, personal trainer a Roma: allenamenti e programmi personalizzati

Photos from Personal Trainer Roma's post 30/07/2026

“Stasera mangio questo. Va bene?”

È una delle domande che si sentono più spesso.

Ma, da sola, è una domanda a cui nessuno può rispondere con criterio.

Perché un singolo pasto racconta pochissimo.

Una cena apparentemente “perfetta” può arrivare dopo una giornata fatta di snack continui, bibite zuccherate e calorie in eccesso.

Allo stesso modo, una pizza non rende automaticamente “sbagliata” un’alimentazione costruita bene nel resto della giornata.

Il nostro organismo non giudica un piatto.

Risponde al contesto.

✔️ Quante calorie introduci.
✔️ Come distribuisci i nutrienti.
✔️ La qualità complessiva della dieta.
✔️ La costanza nel tempo.

Per questo chiedere “Questa cena va bene?” è un po’ come voler giudicare un film guardandone solo cinque minuti.

Il contesto cambia tutto.



Bibliografia

* Academy of Nutrition and Dietetics. Position of the Academy of Nutrition and Dietetics: Total Diet Approach to Healthy Eating. J Acad Nutr Diet. 2018.
* U.S. Dietary Guidelines Advisory Committee. Scientific Report of the 2020 Dietary Guidelines Advisory Committee. 2020.
* Mozaffarian D, Rosenberg I, Uauy R. History of modern nutrition science—implications for current research, dietary guidelines, and food policy. BMJ. 2018;361:k2392.

24/07/2026

Una scheda può scriverla chiunque.

Un coaching si riconosce dalle decisioni che vengono prese durante il percorso.

In questo caso, un semplice feedback del cliente ha portato alla sostituzione di un esercizio, mantenendo uno stimolo efficace e rendendo l’allenamento più tollerabile.

L’obiettivo non è trovare l’esercizio perfetto.

L’obiettivo è adattare continuamente la programmazione alla risposta della persona.

Perché il coaching non è una scheda.

È un processo continuo.

📚 Bibliografia disponibile alla fine del video.

Nota: La bibliografia riportata riguarda gli adattamenti ipertrofici. La scelta dell’esercizio è stata guidata dalla risposta individuale del cliente, non dallo studio stesso.

Photos from Personal Trainer Roma's post 16/07/2026

Un compenso non è automaticamente un problema.

È il modo in cui il sistema nervoso organizza il movimento in quel preciso momento.

Per questo vedere un ginocchio che va in valgismo, un gomito fuori asse o una perdita della neutralità lombare non basta per dire che c’è una disfunzione o un muscolo “debole”.

Conta quando compare, quanto è marcato, in quale esercizio si manifesta e se limita prestazione, comfort o progressione.

La valutazione del movimento serve proprio a questo: interpretare il compenso, non semplicemente etichettarlo.



📚 Bibliografia

* McGill SM. Low Back Disorders: Evidence-Based Prevention and Rehabilitation. 3rd ed. Human Kinetics; 2016.
* Neumann DA. Kinesiology of the Musculoskeletal System: Foundations for Rehabilitation. 3rd ed. Elsevier; 2017.
* Schoenfeld BJ. Science and Development of Muscle Hypertrophy. 2nd ed. Human Kinetics; 2020.
* Escamilla RF. The biomechanics of the squat exercise. Med Sci Sports Exerc. 2001;33(1):127-141.
* Escamilla RF et al. A three-dimensional biomechanical analysis of the deadlift. Med Sci Sports Exerc. 2000;32(7):1265-1275.
* Kibler WB, Sciascia A, Wilkes T. Scapular dyskinesis and its relation to shoulder injury. J Am Acad Orthop Surg. 2012;20(6):364-372.
* Latash ML. Motor Control and Learning. 3rd ed. Springer; 2020.

07/07/2026

🏖️ Due settimane senza palestra e hai già perso tutti i risultati dell’anno?

No.

Dopo una breve pausa potresti vederti meno pieno e sentirti meno performante, ma questo non significa aver perso improvvisamente tutta la massa muscolare costruita.

Una parte del cambiamento visivo può dipendere dalla riduzione del glicogeno muscolare e dell’acqua associata, mentre le prime sensazioni di “debolezza” al rientro non raccontano necessariamente una grande perdita di tessuto muscolare.

Inoltre, il corpo mantiene una memoria degli adattamenti precedenti: la cosiddetta memoria muscolare coinvolge diversi meccanismi, da quelli neuromotori a possibili adattamenti cellulari ed epigenetici. Per questo, ciò che è stato costruito con mesi e anni di allenamento tende a essere recuperato molto più rapidamente rispetto a quando si partiva da zero.

La ricerca sul detraining mostra anche che brevi interruzioni non cancellano automaticamente i progressi: in alcuni studi, periodi di 3 settimane senza allenamento inseriti all’interno di programmi di resistance training non hanno compromesso i risultati complessivi di forza e ipertrofia nel medio periodo.

Quindi, se ti sei allenato con costanza per tutto l’anno, goditi le vacanze.

Cammina, nuota, muoviti se ne hai voglia, mantieni un’alimentazione sensata e una quota proteica adeguata.

Poi torna ad allenarti.

Il tuo fisico non dimentica in due settimane ciò che hai costruito in mesi di lavoro.

📚 Riferimenti principali:
Ogasawara R. et al., European Journal of Applied Physiology, 2013.
Ogasawara R. et al., Clinical Physiology and Functional Imaging, 2011.
Gundersen K., Journal of Experimental Biology, 2016.
Murach K.A. et al., Journal of Applied Physiology, 2020.

Photos from Personal Trainer Roma's post 01/07/2026

Le diete non falliscono perché il tuo corpo è “rotto”.
Falliscono spesso perché il nostro organismo è progettato per difendersi dai cambiamenti troppo rapidi.
Conoscere questi meccanismi è il primo passo per dimagrire in modo più consapevole e sostenibile.



Bibliografia

* Rosenbaum M, Leibel RL. Adaptive thermogenesis in humans. International Journal of Obesity. 2010;34(S1):S47–S55.
* Müller MJ, Bosy-Westphal A. Adaptive thermogenesis with weight loss in humans. Obesity. 2013;21(2):218–228.
* Hall KD, Guo J. Obesity Energetics: Body Weight Regulation and the Effects of Diet Composition. Gastroenterology. 2017;152(7):1718–1727.
* Sumithran P, et al. Long-Term Persistence of Hormonal Adaptations to Weight Loss. New England Journal of Medicine. 2011;365:1597–1604.
* MacLean PS, et al. Biology’s Response to Dieting: The Impetus for Weight Regain. American Journal of Physiology. 2015;308:R789–R800.
* Speakman JR, Levitsky DA, Allison DB, et al. Set Point, Settling Points and Some Alternative Models of Body Weight Regulation. Disease Models & Mechanisms. 2011;4(6):733–745.
* Schwartz MW, Woods SC, Porte D Jr, Seeley RJ, Baskin DG. Central nervous system control of food intake. Nature. 2000;404:661–671.
* Morton GJ, Meek TH, Schwartz MW. Neurobiology of Food Intake in Health and Disease. Nature Reviews Neuroscience. 2014;15:367–378.
* Blundell JE, Gibbons C, Caudwell P, et al. Appetite Control and Energy Balance: Impact of Exercise. Obesity Reviews. 2015;16(S1):67–76.
* Fothergill E, et al. Persistent metabolic adaptation 6 years after “The Biggest Loser” competition. Obesity. 2016;24(8):1612–1619.

Photos from Personal Trainer Roma's post 17/06/2026

CAPTION

“La tecnica perfetta non esiste.”

È una frase che spesso crea discussioni, ma il punto è semplice: non esiste un modello identico valido per ogni persona.

Lunghezza degli arti, mobilità, struttura, esperienza e obiettivi possono modificare il modo in cui un esercizio viene eseguito senza renderlo necessariamente sbagliato.

Questo non significa che tutto sia corretto.

Esistono compensi che vale la pena correggere e segnali tecnici che non andrebbero ignorati.

Il problema nasce quando si confonde una differenza individuale con un errore.

Una buona tecnica non è quella che assomiglia di più a una fotografia.

È quella che ti permette di:

✔ allenare il muscolo target

✔ mantenere controllo e stabilità

✔ progredire nel tempo

✔ ridurre i compensi inutili

✔ allenarti in sicurezza

Nel nuovo articolo sul blog approfondisco l’argomento con esempi pratici e riferimenti scientifici.

📖 Link in bio

Photos from Personal Trainer Roma's post 19/05/2026

La panca inclinata non è automaticamente “petto alto”.

Conta anche COME la esegui.

Se durante le spinte:

• il torace viene spinto troppo verso l’alto
• l’arco lombare/toracico diventa eccessivo
• le scapole vengono estremamente addotte e depresse

l’angolo reale di lavoro cambia.

La panca resta inclinata.
Il tronco molto meno.

Risultato:

parte del movimento di flessione di spalla si riduce
e con lui anche parte dello stimolo specifico sui fasci clavicolari del gran pettorale.

Questo non significa che devi appiattire completamente la schiena.

Un minimo di:

✔ arco
✔ estensione toracica
✔ stabilità scapolare

è normale e spesso utile.

Il problema nasce quando l’assetto viene esasperato al punto da modificare completamente la biomeccanica dell’esercizio.

Spesso infatti:

• chi cerca massima performance/carico → aumenta l’arco
• chi cerca focus muscolare locale → usa assetto più neutro

Sono due obiettivi diversi.

Prestazione ≠ focus muscolare specifico.

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Photos from Personal Trainer Roma's post 12/05/2026

Il RIR viene spesso visto solo come un modo per “fermarsi prima del cedimento”.

In realtà il suo valore più utile è un altro:
gestire meglio la progressione e la fatica nel tempo.

Capire il margine reale già dalla prima serie ti dà informazioni molto importanti:

• se il carico è corretto
• quanto stai accumulando fatica
• se riuscirai a mantenere qualità nelle serie successive
• se la serie più sfidante del giorno sarà realmente sostenibile

Ed è qui che molti sbagliano:
non è solo questione di “allenarsi forte”.

È questione di distribuire bene le risorse durante tutta la seduta.

Se rispetto alla settimana precedente la prima serie mostra un RIR più largo a parità di carico e ripetizioni, spesso è un segnale positivo:
più margine, meno fatica residua, maggiore probabilità di vincere la serie chiave del blocco.

Il RIR non rende l’allenamento più facile.
Lo rende più gestibile, più leggibile e più prevedibile.

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Photos from Personal Trainer Roma's post 04/05/2026

Ogni quanto devo cambiare programma?

La risposta “ogni 4 settimane” è semplice.
Ma nella maggior parte dei casi è sbagliata.

Per un neofita/intermedio, il problema iniziale non è variare.
È stabilizzare lo stimolo.

Serve tempo per allineare:
– carico esterno
– ripetizioni reali
– percezione dello sforzo (RIR)
– qualità tecnica

Finché questi elementi oscillano, lo stimolo è casuale.
E uno stimolo casuale non è progressivo.

Cambiare spesso porta quasi sempre a:
– DOMS elevati (legati a movimenti nuovi)
– sensazione di “lavoro fatto”

Ma queste sensazioni non indicano una maggiore crescita nel medio-lungo periodo.

Molti ricordano di essere cresciuti anche cambiando continuamente programma.

È vero.
Ma il motivo non era quello.

All’inizio:
– la sensibilità allo stimolo è elevata
– i margini di miglioramento sono ampi
– anche una programmazione imperfetta produce risultati

Una parte delle persone continua a migliorare comunque nel tempo.
Non grazie alla struttura, ma nonostante essa.

Sono quelli con:
– alta motivazione
– intensità reale elevata
– costanza su allenamento e dieta

Il soggetto medio non è questo.

Ha lavoro, stress, famiglia, energie limitate.
Non può contare sulla motivazione per compensare una struttura inefficiente.

Per questo, nel mondo reale, la differenza la fa la programmazione.

Prima stabilizzi.
Poi, se serve, vari.

Non cambiare per cambiare.
Cambia con un perché.

DM Personal Trainer Roma



Riferimenti scientifici

* Brad Schoenfeld (2012, 2016) — meccanismi dell’ipertrofia, ruolo primario della tensione meccanica
* Stuart Phillips — maggiore risposta anabolica nei neofiti
* Repeated Bout Effect — adattamento al danno e riduzione dei DOMS nel tempo
* American College of Sports Medicine (2009) — progressione come driver dell’adattamento
* National Strength and Conditioning Association — importanza della ripetizione e dell’apprendimento motorio

Photos from Personal Trainer Roma's post 28/04/2026

Nel Leg curl succede spesso questo:

arrivi vicino al punto più difficile del movimento
→ il bacino si solleva
→ il femore perde parallelismo con il piano
→ il corpo modifica le leve per rendere il gesto meno costoso.

In pratica?

Stai creando una scorciatoia meccanica.

Quando il bacino resta aderente al supporto:

• il femore rimane più stabile
• il ginocchio raggiunge un angolo spesso molto impegnativo (dipende dalla macchina e dal suo profilo di resistenza)
• aumenta il momento esterno richiesto ai flessori del ginocchio
• i femorali devono produrre più tensione locale

Quando invece il bacino si solleva:

• il femore cambia inclinazione
• il momento esterno può ridursi
• il tratto più difficile viene parzialmente aggirato
• il lavoro si sposta su un compenso

Attenzione:
non significa che ogni minima variazione del bacino sia “errore assoluto”.

Ma se il movimento diventa un mezzo hip thrust mascherato per chiudere le ultime reps, probabilmente il carico è eccessivo o hai perso controllo nel tratto finale.

Obiettivo pratico:

mantieni il bacino stabile
controlla eccentrica
usa un carico che ti permetta di arrivare vicino al cedimento senza deformare il pattern

Più movimento apparente non significa più lavoro reale.

DM Personal Trainer Roma

Riferimenti:

Escamilla RF et al. An electromyographic analysis of sumo and conventional style deadlifts. Med Sci Sports Exerc. (utile per comprendere alterazioni biomeccaniche e compensi multiarticolari)

Schoenfeld BJ. The mechanisms of muscle hypertrophy and their application to resistance training. J Strength Cond Res. 2010.

Maeo S et al. Neuromuscular adaptations to resistance training. Eur J Appl Physiol.

Wagle JP et al. Resistance training proximity to failure and neuromuscular fatigue review. Sports Medicine.

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