14/07/2026
“L’ippica allunga la vita”. Potrebbe sembrare la rivisitazione dello spot di una nota compagnia telefonica, ma in realtà si tratta del “mantra” che da sempre accompgna Paolo Santulli, 76 anni, già deputato nella XIV legislatura e attualmente comunque attivo nella vita politica della Campania, ma soprattutto proprietario e allevatore di cavalli da corsa al trotto. Un amore, quello per le redini lunghe che nasce davvero da lontano…
“Talmente da lontano – ci racconta – che ricordo perfettamente di quando da bambino andavo a dormire con i cavalli nelle stalle del palazzo di mio nonno. La nostra famiglia al tempo aveva il cavallo da carrozza e il cocchiere e io quindi spesso andavo dalla famiglia del cocchiere e poi mi rintanavo nelle scuderie.”
Il rapporto con i cavalli da corsa al trotto nacque subito dopo…
“Esattamente. Proprio in quegli anni mio zio Antonio Diana, uno dei figli di mio nonno si appassionò ai cavalli da trotto e creò la scuderia Wancolle. Era l’alba degli anni ’60 e tra coloro che tenevano i nosri cavalli c’era anche la famiglia Francisci, con Aurelio, a Roma. Più avanti Giampaolo Minnucci avrebbe iniziato a guidare anche con alcuni nostri effettivi. A Napoli invece c’era, tra gli altri, Antonio Vecchione e ricordo un episodio: io di tanto in tanto andavo in scuderia per accudire alcuni cavalli. Avevo 12/13 anni. Un giorno avevo deciso di marinare la scuola proprio per andare ad Agnano. Ero nella seconda pista e avevo attaccato un cavallo che si chiamava Alì. A un certo unto sentìi l’altoparlante che mi chiamava dicendomi di recarmi presso la scuderia. Rientrai e ad attendermi c’era mio padre che mi chiuse in un box e… non usò metodi, per così dire, montessoriani. Dovetti giocoforza pendermi una “pausa di riflessione”, ma seguivo comunque i cavalli sui giornali, ritagliavo le fotografie, giocavo a fare le corse con alcuni miei amici, insomma non mi sono mai staccato del tutto.”
La famiglia però andava avanti con la sua passone…
“Certamente, mio fratello Raffaele a un certo punto prese anche la patente da guidatore e vinse addirittura qualche corsa con i professionisti, mio zio continuava ad avere scuderia anche con qualche cvallo discreto. Ricordo Reinless che partecipò addirittura al Lotteria 1978 giungendo quarto nella batteria vinta proprio dall’allievo di Vivaldo Baldi, The Last Hurrah che avrebbe vinto poi anche la finale. Io una volta raggiunta la maggior età un po’ alla volta ho iniziato a comprare qualche cavallo. All’inizio li tenevo da Gallucci e corrrevano prettamente ad Aversa. Del resto io abito praticamente sopra l’ippodromo…”
Ma il nome “Giovane Italia” dato alla sua scuderia è distampo mazziniano?
“Un po’ inevitabilmente si, la mia estrazione anche politica è quella. Tuttavia in realtà la scuderia lo ereditò. Io all’epoca, infatti, gestivo anche una squadra di pallavolo femminile che si chiamava appunto Giovane Italia. Per quanto riguarda i cavalli avevo con un socio che li teneva sotto i suoi colori. Poi questa persona ebbe delle difficoltà e allora per evitare che i cavalli ci andassero di mezzo decisi di fare dei miei colori. Così bisognava avere una società e un nome pronti e a quel punto chiamarla scuderia Giovane Italia fu abbastanza facile. Successivamente rilevai anche la suderia di mio zio e siccome aveva la “W” di Wancolle con giubba gialla e “W” nera sul dorso, decisi di rinominare la mia scuderia “W Giovane Italia”.
Tanti cavalli di buon livello, qualche gran premio minore, l’esperienza da allevatore, l’acquisto di carature di stalloni. Insomma la parabola ippica di Paolo Santulli è tuttora nella fase ascendente specialmente dopo il successo di Gloria Italia nel Filly del Città di Napoli…
“Beh non posso dire di non aver avuto delle soddisfazioni. Il primo prodotto da allevatore è stato Forza Italia, una femmina da Kramer Boy e Valuta Pregiata. Poi è arrivata Uno Mattina che era sempre al tragurdo e dalla quale, da Varenne, è arrivata Italia Uno. Abbiamo avuto sempre tante femmine e una linea di fattrici sempre prodotte da noi. Abbiamo portato avanti una linea di sangue femminile che dura ormai da 50 anni. Ora la stessa Italia Uno sta dando dei bei puledri. Poi abbiamo preso qualche caratura di stallone. Grazie all’ottimo rapporto che mi legava a Enzo Giordano anche Varenne è entrato a far parte spesso della nostra storia come papà dei nostri cavalli. Non abbiamo avuto il campionissimo, ma nel circuito dei Gran Premi ci siamo affacciati a più riprese e insomma devo dire che qualche soddisfazione ce la siamo tolta.”
Ora è il momento di Gloria Italia…
“Un’altra storia molto particolare. La mamma, Annamaria Italia era una cavalla che avevo da Ehlert. Una notte mi chiamarono e mi dissero che la cavalla aveva una br**ta colica che forse sarebbe stato necessario abbatterla. Chiesi di fare di tutto per salvarla e così la portarono in clinica e la operarono togliendole qualcosa come circa 10 metri di intestino. L’intervento riuscì, ma pochi giorni dopo ebbe un’altra colica e fu necessario operarla di nuovo, praticamente contro tutti i pareri possibili e immaginalbili, ma ha tenuto duro, siamo riusciti a salvarla e alla fine è diventata un’ottima fattrice. In fondo penso anche che le soddsfazioni che mi sta dando con i suoi figli siano una specie di ringraziamento. Adesso Gloria ha anche una sorella che va molto bene: Invidia Italia. Per ora facciamo i centrali, ma, se riusciremo ad acquisire i parametri necessari, vedrete che la troverete nelle corse più importanti. In tutto oggi abbiamo ben 10 fattrici. Vede a differenza di mio padre, io non sono uno scommettitore, i cavalli li faccio e sono loro la mia scommessa.”
La base dell’allevamento è comunque in Piemonte con le fattrici divise tra il centro della dott.ssa Romano e quello de “La Fiorentina”.
“Come allevatore sono nato in Piemonte con la famiglia Brischetto e quindi ho preferito fare in modo che le mie cavalle rimanessero sempre da quelle parti….”
E da proprietario, tramontate le ere Francisci/Gallucci?
“Beh non è un mistero che una buona parte dei miei effettivi da corsa sia sotto il training di Mauro Baroncini. Adesso abbiamo deciso di trasferirne alcuni da Lorenzo Baldi con il quale in passato avevamo già avuto rapporti. Da proprietario mi piace essere un po’ protagonista, ovviamente senza essere invadente. Però scegliere le corse con l’allenatore, sentire il guidatore sulle possibili tattiche. Anche aspettare la corsa successiva nel caso di una sconfitta… Sono tutte cose che ci danno la possibilità di sentirci vivi e protagonisti, magari alla mia età non posso seguire tutte le trasferte, ma per quello che posso vado soprattutto nel centro sud. Del resto, l’ho già detto, i cavalli allungano la vita e allora…” LM