10/07/2026
Capelli bianchi e scarpe nuove: il running cresce quando le generazioni si incontrano.
Ogni giorno, ovunque, qualcuno sta correndo. E le potenzialità di sviluppo dell’industria che ruota intorno al running sono ancora in gran parte inespresse.
La corsa è uno dei fenomeni più rilevanti dello sport globale. Strava conta oltre 100 milioni di atleti registrati e il running è tra le attività più praticate. Anche il mercato delle calzature continua a crescere. Non è una moda, ma un cambiamento strutturale nei comportamenti sportivi.
I run club hanno avuto un ruolo decisivo: hanno abbassato la soglia d’ingresso, creato comunità e reso la corsa più accessibile e desiderabile, con benefici per tutta la filiera.
Ma un run club e un gruppo di allenamento strutturato non sono la stessa cosa.
Nel run club si corre insieme, si socializza e si vive un’esperienza condivisa. È questo il suo valore.
In un gruppo strutturato, invece, ogni seduta ha un obiettivo preciso, esiste una programmazione e c’è un allenatore. Sullo stesso percorso, atleti diversi lavorano a ritmi diversi, calibrati sul profilo fisico e sugli obiettivi individuali. Non è solo correre insieme: è personalizzazione in gruppo, una competenza costruita con studio ed esperienza. Ed è giusto che diventi un servizio professionale.
I due modelli non si escludono. Molti atleti seguono un programma strutturato e partecipano ai run club nei giorni di recupero, per il piacere del gruppo. Confonderli, però, significa perdere un’opportunità: permettere a chi entra nel running attraverso una community di trovare, al momento giusto, un vero percorso di crescita.
È qui che l’industria ha ancora molto da costruire. Chi entra da un run club e incontra un allenatore capace di guidarlo migliora, si iscrive alle gare, cerca scarpe più performanti e punta a obiettivi più ambiziosi.
Il ciclo virtuoso è questo: run club e coaching professionale non come mondi separati, ma come fasi dello stesso percorso. Chi presidia entrambe accompagna il corridore per anni, non per una sola stagione.
Qual è la vostra esperienza: run club, allenamento strutturato o entrambi? E chi lavora nel settore, come sta gestendo questa distinzione?
07/07/2026
Che sia Gennaio o Luglio, per noi allenarsi è sempre il momento giusto. 💪
➡️ Ecco il nuovo calendario degli allenamenti:
https://bit.ly/4ay05VW
Dai un'occhiata! Non fare il timido, scalda i motori e vieni a correre con noi!
04/07/2026
La polarizzazione dei ritmi: state guardando il problema sbagliato
Dopo oltre quarant'anni passati a correre, allenare e studiare atleti di ogni livello continuo a osservare sempre lo stesso errore metodologico: l'incapacità di polarizzare i ritmi.
Nel mio libro L'arte di allenare ho dedicato ampio spazio a concetti come recupero, supercompensazione, minima dose efficace e periodizzazione, perché il miglioramento non nasce dalla quantità di lavoro, ma dalla corretta alternanza tra stimolo e recupero.
L'amatore medio corre il fondo lento a un ritmo troppo veloce e quando è il momento del lavoro specifico l'organismo gli presenta il conto. L'atleta entra in una condizione permanente di fatica che interpreta come dedizione ma che è, semplicemente, una pessima gestione dei carichi.
Lo stesso principio vale altrove: in un’azienda, il quiet quitting (dipendenti e manager che fanno il minimo indispensabile) nasce dallo stesso errore.
La diagnosi è: pigrizia e mancanza di stimoli. La mia diagnosi è un’altra: senza recupero, l’adattamento è compromesso.
Oggi molte aziende operano in uno stato di finta urgenza costante, per cui ogni mail è una priorità e ogni progetto un’emergenza. Si corre a ritmo medio-alto ogni singolo giorno dell’anno.
Il quiet quitting non è disimpegno ma una reazione di difesa. È il corpo che, non trovando spazi di recupero reali, imposta autonomamente il limitatore di giri per non andare in burnout.
La soluzione non è chiedere di più ma polarizzare lo sforzo. Un grande atleta sa che per andare forte nei giorni di qualità deve accettare di andare piano in quelli di scarico. I leader di oggi, in ogni settore, devono fare lo stesso: per ottenere la massima velocità devono comprendere e insegnare il valore del recupero.
Se volete migliorare davvero, smettete di chiedervi quanto forte state andando. Cominciate a chiedervi se state andando al ritmo giusto.
Nelle vostre realtà avete imparato a polarizzare i ritmi di lavoro?
Discutiamone!
26/06/2026
Corri col polso: in che modo la biomeccanica della corsa migliora l’efficienza aziendale
Quando vedo un atleta correre in modo contratto, con le spalle bloccate e i pugni serrati, capisco che sta disperdendo energia.
La maggior parte dei runner continua a pensare che la corsa sia una questione di piedi, ginocchia e fiato. Ma la verità è un’altra: noi corriamo con le braccia. E il vero regolatore del movimento è il polso.
Il movimento umano segue un principio semplice: quello del pendolo. A ogni azione degli arti superiori corrisponde una risposta degli arti inferiori.
Nelle aziende avviene la stessa cosa. Molti si concentrano sulle “gambe” dell’organizzazione (strategie, investimenti, obiettivi), ma ignorano i micro-regolatori (processi operativi, interazioni esterne).
Non è quasi mai un problema di strategia o di prodotto, ma più spesso una questione di ritmo operativo, di fluidità.
Lo stesso principio si ritrova in contesti diversi. Pensate ai dribbling di Maradona: il movimento del suo polso – rapido, morbido, indipendente dal braccio – anticipava e preparava il corpo. Il polso era il suo timone.
Se fosse stato rigido, il suo assetto si sarebbe bloccato, impedendogli quei cambi di direzione fulminei.
La fluidità non è un vezzo estetico. È risparmio energetico. È metodologia applicata.
C’è poi un altro elemento a cui nello sport si presta attenzione ma nelle aziende meno: il baricentro.
Se corri arretrato, il sistema si blocca. Il movimento diventa dispendioso.
Quando invece il busto è leggermente proteso in avanti, il gesto si libera e il ritmo migliora.
Nelle organizzazioni il baricentro è la direzione.
Le persone in prima linea spesso si irrigidiscono, evitano il rischio. Non è un problema di capacità, ma di assetto: un sistema che non “cade in avanti” non genera movimento.
Nelle vostre organizzazioni, vi concentrate più sulla spinta delle gambe o sulla decontrazione dei vostri micro-regolatori? Parliamone nei commenti.
18/06/2026
Oltre i silos della corsa: perché ai coach serve una rete (e non un’isola)
Nel mondo del running assistiamo a una proliferazione di Run club, community e format. È un segnale di enorme vitalità, poiché queste realtà svolgono una funzione cruciale: avvicinano tantissimi giovani alla corsa. Ne intercettano l'entusiasmo e accendono la scintilla.
Poi, come sempre accade, quando la passione si fa profonda e si vuole fare il salto di qualità, quegli stessi runner sentono il bisogno di affidarsi a un coach. Non esiste alcun conflitto tra le due esperienze, anzi, c’è una naturale sinergia.
Questa crescita mette noi tecnici e allenatori professionisti di fronte a una sfida: come valorizzare la qualità della preparazione metodologica? La risposta non è chiudersi nel proprio recinto e nemmeno guardare con diffidenza le novità, ma fare rete.
Il settore del coaching soffre di frammentazione: ci muoviamo come monadi, gelosi dei nostri "segreti" o focalizzati sulla nostra cerchia di atleti. Ma isolarsi equivale a perdere rilevanza. Creare un network collaborativo tra allenatori qualificati non significa standardizzare le metodologie – ognuno mantiene la propria identità, la propria filosofia e il proprio approccio scientifico – ma stabilire uno standard di valore condiviso.
La qualità della nostra professione non si misura con i follower o la visibilità social, ma con dati: la capacità di prevenire gli infortuni, la gestione scientifica dei carichi e, soprattutto, il miglioramento personale che riusciamo a far ottenere a ogni singolo atleta, rispettando i suoi tempi e il suo potenziale.
Condividere competenze e confrontarsi sulle dinamiche di gestione degli atleti è l'unico modo per dare il giusto peso professionale alla figura del tecnico. L'unione dei coach non toglie spazio al singolo, ma moltiplica il valore di tutta la categoria.
Facciamo rete per far crescere lo sport che amiamo.