L'Italia del Rugby

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Rugby ritiri: I club di Serie A che rinunceranno alla categoria 08/07/2026

BOLLETTINO DI GUERRA
Niente di nuovo all'orizzonte italico ovale, che conferma il trend di costante decrescita che colpisce trasversalmente il movimento, la cui causa principale è una generalizzata asfissia economica che attanaglia il movimento, complice l'isolamento mediatico in cui giace immerso il rugby italiano.
Le macro ragioni le abbiamo esplicitate con grande chiarezza negli incontri con le Società dei diversi territori, ed il rilancio dei campionati nazionali era un punto cardine del programma del L'Italia del Rugby , attraverso un progressivo e proattivo sostegno economico- strutturale da parte delaìla Fir ai suoi soci azionisti, i clubs.
La distanza del rugby di base dal cosiddetto alto livello presidiato dalla Fir con Franchigie, Accademie e Nazionali, diventata siderale, certifica una cecità endemica dei vertici della federazione, incapaci di leggere i numeri di un presente che racconta di un movimento in involuzione accelerata, dove il calo dei tesserati fa il paio con quello del numero dei clubs.
Delle riforme programmatiche , copiate dal nostro programma e promesse ai propri sostenitori, l'attuale governance federale allargata non ne ha ancora attivata una, probabilmente ancora troppo intenta a saldare le promesse elettorali, oltre che ad essere cronicamente deficitaria delle competenze necessarie allo scopo.
Le recenti dimissioni di Carlo Orlandi, rappresentante degli allenatori in consiglio federale, a soli due anni dall'inizio del mandato, confermano una volta di più la matrice politica dell'attuale gestione, che antepone una costante campagna elettorale alle riforme strutturali che da oltre venticinque anni sono attese dal rugby italiano.
Ventata positiva della stagione lo scudetto al Valorugby Emilia, che premia un progetto partito da lontano, ancora in corso di attuazione, ma che ben rappresenta una visione "diversa" del mondo sportivo.
Magari qualche consiglio gestionale si potrebbe richiedere ad un cow boy la cui azienda fattura dieci volte il budget della Fir....
Buon vento!

Massimo Giovanelli
Serie A Elite
Fratelli di Rugby

Rugby ritiri: I club di Serie A che rinunceranno alla categoria Momento difficile per il rugby italiano, sei Club non si iscriveranno alla Serie A, ripescaggio massiccio dalle categorie inferiori

26/06/2026

Mai dimenticare le proprie origini, la lezione del nostro capitano che traccia, nell'intervista, quella linea del prima e del dopo che nel suo percorso di vita hanno sempre convissuto.
Buon vento!

UNA BELLA STORIA
La vita spesso è fatta di incontri che hanno la forza di deviare o indirizzare il destino; quello con il rugby è stato casuale ma capace di aprire una finestra su un mondo fino ad allora sconosciuto, fatto di eventi, persone e relazioni, che ha plasmato in maniera indelebile un percorso di crescita e non solo.
Nell'intervista sincera con la brava Candida Morvillo il mondo di valori in cui ho sempre creduto e la traccia ovale di una vita.
Buon rugby!
L'Italia del Rugby

Photos from Massimo Giovanelli's post 04/06/2026

Giornata speciale per il Valorugby Emilia che vince per la prima volta lo scudetto di Serie A Elite proprio allo stadio Plebiscito, casa del Petrarca Rugby, altra finalista.
Nella sintesi del nostro capitano Massimo Giovanelli i punti salienti del match, dove la miglior preparazione fisico-tattica della squadra emiliana ha fatto davvero la differenza.
Con la promozione del Rugby Parabiago in Eccellenza, si delineano nuovi ed interessanti scenari, dove la cultura della progettualità sostenibile possa diventare una linea guida concreta per il futuro del nostro campionato di massima serie, che DEVE diventare una priorità anche per una Federazione sino ad oggi franchigio-centrica.
Buon vento!

26/05/2026

Al concetto di "sostenibilità" occorre aggiungere quello di " riforme per crescere"; diversamente non fermeremo decrescita che coinvolge il nostro movimento da anni.
È la differenza che sta tra un "commercialista/revisore" ed un "commercialista/revisore presidente di una federazione sportiva ".
Buon vento!

IL”RUGBY DEVE ESSERE SOSTENIBILE”
( cit. Andrea Duodo)

Due partite a confronto.
Valorugby-Viadana
Calvisano-Cus Torino

Semifinale serie A Élite la prima,
Semifinale serie A1 la seconda.

1.800 spettatori la prima
2.000 spettatori la seconda

Ventiquattro giocatori tra stranieri ed equiparati a referto su 46, la prima.

Due stranieri a referto su 46 la seconda.

Domande:
1) Quale è la partita ( e di conseguenza il campionato) più “italiana” delle due, quella più “figlia” del territorio che rappresenta?
2) Il crollo e la scomparsa a metà campionato di Colorno, il ridimensionamento del Petrarca, le difficoltà di Vicenza e di Piacenza,
sono solo episodi?

Per chi ricorda il rugby degli anni 90’, quello che ci ha portato nel Sei Nazioni, non può non ricordare che lo scudetto del rugby era conteso da squadre composte da 13 giocatori italiani più due stranieri.

13/05/2026

PROVARE A CAPIRE
Nasce prima l’uovo o la gallina? Cosa si nasconde dietro lo straripante successo del tennis in Italia, è il campione che traina, vedi la Sinner mania, oppure abbiamo raggiunto un livello superiore nelle strutture di un movimento che agli inizi degli anni 2000 agonizzava tra debiti e fallimenti?

Alcune risposte nello stralcio di intervista ad Angelo Binaghi, l’uomo d’oro della FITP, che riportiamo qui sotto:
Ormai nessuno si stupisce più dei successi del tennis italiano, che siano di Sinner o Paolini, di Musetti o Errani. C’è una cosa che la inorgoglisce maggiormente del momento d’oro del tennis italiano?
È un percorso iniziato 20 anni fa. Non esisteva nulla, e quello che esisteva faceva acqua da tutte le parti. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo seminato per anni, abbiamo investito nei centri tecnici, nei maestri, nei tornei giovanili, nelle strutture e nell’intero sistema. E oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro. Abbiamo, soprattutto, un gruppo di ragazzi straordinari che esportano la nostra immagine nel mondo nel modo più bello e genuino possibile.

Alle radici di questa Belle Époque c’era stato un piano lungimirante: aumento dei tornei in Italia, “decentramento” del talento, metodi di lavoro condivisi su larga scala. Continua a essere la strada preferita o l’affinamento dei tennisti italiani passa anche da altro?

La strada è tracciata. Ora dobbiamo pensare a un ulteriore salto di qualità: incrementare le strutture, continuare a supportare la preparazione psicofisica dei nostri atleti e lavorare sulle opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico. Non basta mandare i ragazzi in giro: servono percorsi solidi, costruiti bene, ovunque sul territorio.

Uno dei suoi cavalli di battaglia è la trasmissione del tennis in chiaro. Cosa può fare la Federazione e come pensa di muoversi nei prossimi mesi?

La televisione a pagamento è un danno sociale enorme. Il tennis in chiaro non è un favore ma un diritto. La Federazione continuerà a insistere: lavoreremo con il Governo per introdurre norme chiare e garantire che le partite decisive, specialmente con i nostri campioni, siano visibili a tutti. Vogliamo che questo sport sia popolare anche in tv, non un privilegio dei pochi che in Italia possono permettersi un abbonamento. Creare SuperTennis, nel lontano 2008, e riportare in tv uno sport che era praticamente sparito, è senz’altro uno dei principali motivi della rinascita del tennis italiano.

In questo momento il tennis italiano macina numeri sotto ogni aspetto. C’è un aspetto su cui però è ancora non del tutto soddisfatto?

Serve ancora un salto di qualità sull’impiantistica, soprattutto al Sud. Più campi coperti, più strutture adeguate. La domanda del tennis supera l’offerta e questo è inaccettabile.

Un traguardo probabilmente sottovalutato ma molto importante è la crescita impressionante del fatturato della Federazione nel corso della sua presidenza. A livello di partnership commerciali, ticketing, premi, i numeri sono in costante crescita. Cosa rappresenta per lei questo successo e come può dare ulteriore spinta a tutto il movimento?

Oggi il bilancio è solido con uno dei fatturati più importanti tra le realtà sportive italiane. Avere più risorse significa poter investire di più sui giovani, sui tornei e sulle strutture, oltre ad offrire la possibilità di accesso al tennis, a centinaia di migliaia di ragazzi che, altrimenti, non potrebbero imparare questo meraviglioso sport. Stiamo crescendo grazie a un modello che funziona e che va ampliato.

Il tennis è davvero arrivato a tutti. C’è al tempo stesso una parte di pubblico, chiamiamolo lo zoccolo duro degli appassionati, che sembra infastidito da certe dinamiche “calcistiche” di tifo che sono arrivate nel tennis. Lei cosa ne pensa?

Abbiamo riportato la gente nei circoli, negli stadi e davanti alla TV. Se il tennis oggi fa numeri da record è perché ha smesso di essere uno sport per pochi. Non dobbiamo aver paura dell’entusiasmo. Detto questo, serve rispetto per le regole; è nostro compito educare, ma senza escludere nessuno. Il tennis deve continuare a parlare a tutti.

Quanto è concretizzabile l’idea di un quinto Slam a Roma?

Vogliamo essere ambiziosi. L’idea del quinto Slam a Roma non è un sogno ma un obiettivo concreto. Lo abbiamo messo sul tavolo pubblicamente: siamo stufi dei monopoli, di qualsiasi genere, che non aiutano il tennis a crescere.

A livello di impianti per il tennis in Italia, è contento così o pensa che ci sia ancora da fare?

Non sono contento. Il tennis italiano è cresciuto più in fretta delle strutture. Nei comuni medi e piccoli mancano ancora campi. È necessario aumentare il numero degli impianti, visto che le società hanno le liste d’attesa per i soci e le scuole di avviamento. Ma per farlo serve perseveranza, programmazione e servono risorse; non chiacchiere. Noi ci stiamo attrezzando per fornire tutto il supporto, anche materiale, necessario perché un bambino, che si avvicini per la prima volta a questo sport, ne resti innamorato per sempre.

Idee chiare, obiettivi strategici precisi; eletto alla presidenza FITP nel 2001, licenziò 34 dipendenti su 36 per eccesso di clientelismo….
Sono passati 25 anni, sufficienti per diventare la federazione più forte del mondo. Esattamente lo stesso tempo della nostra presenza al torneo delle Sei nazioni.
Trovate le differenze…..
Buon vento!
Massimo Giovanelli

Mondorugbystico since 2009

Angelo Binaghi: "Il tennis italiano è una rivoluzione riuscita" 21/04/2026

Nel 2000 l'Italia entrava nel Torneo delle Sei Nazioni, aprendo la strada per un futuro denso di aspettative per tifosi, media e praticanti: risorse economiche sicure ed incrementali, investimenti strutturali, maggiore popolarità, naturale aumento dei tesserati.
Nel 2001 veniva eletto presedente dell'allora Federtennis Angelo Binaghi, convinto assertore della lotta al diffuso clientelismo e fautore di federazione operativa ed efficace, che vede il risultato figlio della progettualità. Ha trasformato un baraccone parastatale nella migliore federazione del mondo investendo su formazione ed impianti, svecchiandone l'immagine con un proprio canale dedicato come SuperTennis TV ed inglobando il padel nella nuova FITP, che oggi sfiora gli 800 000 tesserati ed oltre 4000 clubs affiliati.
Nello stesso periodo si sono susseguite in Federazione Italiana Rugby ben quattro presidenze, le cui politiche hanno condotto oggi ad una profonda crisi strutturale del movimento, che coinvolge l'intero sistema dei clubs ad ogni livello, attanagliato da una cronica mancanza di risorse economiche che vede nel calo costante di tesserati il suo tallone d'Achille.
La location internazionale per entrambi è la stessa, il Foro Italico; da una parte uno stadio in prestito occasionale, l'Olimpico; dall'altra il Centrale degli Internazionali d'Italia, oggetto di ampliamento dell'anello superiore di oltre 2000 posti e di una copertura integrale per il 2028, con un restyling dell'intera area dedicata al Torneo da oltre 160 mln di euro, che vede coinvolto lo stadio dei marmi e la nascita di un museo dello sport.
A tutto questo si aggiunge la candidatura per il quinto slam lanciata dallo stesso Binaghi in conferenza stampa .....
Buona lettura e buon vento!

Massimo Giovanelli
Mondorugbystico since 2009
Federazione Italiana Rugby

Angelo Binaghi: "Il tennis italiano è una rivoluzione riuscita" Parla il numero 1 della Fitp: "«Il calcio? Senza riforme resterà fermo Senza cambiamento vero, non potrà mai rinascere"

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