Francesco Aluigi - Triathlon Coach

Francesco Aluigi - Triathlon Coach

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Coach di Triathlon | Spunti, riflessioni, esperienza sul campo.

Tecnico II Livello FITRI, Allenatore Specialista Lunga Distanza, Tecnico Allenatore Giovanile I Livello.

24/08/2026

Dopo aver individuato gli errori di assetto nel video precedente, con Nicholas passiamo alla pratica.

Il primo esercizio parte dal boccaglio centrale.

Perché utilizzarlo?

Per eliminare temporaneamente la variabile della respirazione e permettere all’atleta di concentrarsi sulla percezione del proprio corpo in acqua.

In questa fase lavoriamo soprattutto su tre aspetti:

- Assetto: cercare una posizione più alta e orizzontale in acqua;

- Testa: mantenerla allineata, con lo sguardo leggermente rivolto in avanti e il mento verso lo sterno;

- Decontrazione: braccia distese, corpo rilassato e niente ricerca esasperata della spinta.

In questo momento non mi interessa una gambata perfetta e nemmeno andare più forte.

Mi interessa che Nicholas inizi a sentire la propria posizione in acqua.

Gli ausili tecnici possono essere molto utili per imparare un gesto, ma devono rimanere uno strumento: quello che impariamo con il boccaglio dovrà poi essere trasferito nella nuotata completa.

Questo è il primo step.

Nel prossimo continueremo a lavorare sull’assetto di Nicholas introducendo un nuovo elemento.

✅ Salva il Reel se vuoi provare l’esercizio e seguimi per continuare il percorso dalla “Puntata 3”.

19/08/2026

Prima di pensare a spingere di più, c’è una domanda da farsi: come ti muovi davvero in acqua?

Molti triatleti non hanno un passato da nuotatori e, quando cercano di andare più forte, la reazione più comune è aumentare la frequenza di bracciata o spingere con più forza.

Ma più forza non significa necessariamente più velocità.

Se la posizione del corpo non è corretta, aumenta la resistenza all’acqua e aumenta anche l’energia necessaria per avanzare. Energia che, in un triathlon, servirà poi in bici e nella corsa.

In questo primo video partiamo quindi dall’osservazione.

Posizione della testa, allineamento, assetto delle gambe, equilibrio del corpo: prima ancora di parlare di bracciata o di aspetti tecnici più specifici, voglio capire come si muove l’atleta in acqua e dove sta disperdendo energia.

Perché il primo passo per migliorare è prendere consapevolezza di quello che stai facendo.

Guarda il video: ti riconosci in qualcuno di questi errori?

Nei prossimi reel entreremo nella parte pratica e vedremo gli esercizi per lavorare su questi aspetti e costruire, passo dopo passo, una nuotata più efficiente per il triathlon.

Salva il reel e seguimi per non perdere i prossimi step.

04/08/2026

Il coaching non si fa (e non si può fare) solo a bordo strada. La vera sfida per un allenatore è riuscire a guidare un atleta anche a centinaia di chilometri di distanza.

Ma c’è un motivo se l’esperienza diretta sul campo, come ad EagleXMan con Filippo, rimane fondamentale per il mio metodo: sviluppa quell’empatia e quella presenza umana che nessun algoritmo potrà mai sostituire.

Guardare un atleta negli occhi, decifrare la sua postura prima che arrivi la fatica vera, capire come reagisce a una parola scambiata al volo: tutto questo non serve solo per quella singola gara.

È un bagaglio di sensibilità che torna dritto nella relazione di ogni giorno.

È ciò che mi permette di:

- Vedere la persona prima dei dati;

- Interpretare i segnali a distanza: riconoscere lo stress o la stanchezza mentale che i dati non mostrano;

- Trasmettere sicurezza: insegnare all’atleta a conoscersi e a gestire i propri momenti critici con lucidità, anche quando si trova da solo sul campo di gara.

Essere sul campo è dove affino il metodo e coltivo l’ascolto. La vera personalizzazione sta nell’esperienza e nella sensibilità umana che metto nel mio lavoro: capire le esigenze specifiche di ogni atleta e guidarlo con precisione, ovunque si alleni.

Grande , gestione della gara e presenza mentale esemplari 🦅👊

Photos from Francesco Aluigi - Triathlon Coach's post 20/07/2026

Essere presenti durante una gara non significa soltanto accompagnare un atleta fino al traguardo.

Significa osservare dettagli che, una volta tornati a casa, permettono di interpretare i dati con una prospettiva diversa.

Durante EagleXman ho seguito Filippo per tutta la giornata, osservando non solo ciò che avrebbero raccontato frequenza cardiaca, potenza e ritmo, ma anche come gestiva l’alimentazione, come reagiva alla fatica, quanto rimaneva lucido nelle scelte e come cambiava il suo linguaggio del corpo con il passare delle ore.

Quando, a fine gara, ho analizzato i dati, molte delle sensazioni raccolte sul campo hanno trovato conferma.

La gestione dello sforzo è stata matura: nessun eccesso nelle prime frazioni, energie distribuite con intelligenza e la capacità di arrivare nella parte più dura della gara ancora nelle condizioni di continuare a spingere.

È proprio questo il valore di un’esperienza vissuta sul campo.

I dati raccontano una parte della gara. Il resto emerge dall’osservazione, dal contesto e dall’esperienza.

Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di seguire da vicino diversi atleti in gare Extreme, vivendo queste competizioni non solo come allenatore, ma anche come parte del team di supporto.

Un percorso che, gara dopo gara, mi sta permettendo di sviluppare competenze sempre più specifiche nella preparazione e nella gestione degli Extreme Triathlon e che porto ogni giorno anche nel lavoro con tutti gli atleti di Aluigi Triathlon Program.

Photos from Francesco Aluigi - Triathlon Coach's post 25/06/2026

Per la restante parte del 2026 aprirò soltanto 2 nuovi posti in ATP.

Non si tratta di numeri a caso.

È una scelta fatta dopo un’attenta valutazione, per continuare a seguire ogni atleta con la presenza, l’attenzione e la qualità che questo lavoro richiede.

Oggi tabelle, app e strumenti basati sull’intelligenza artificiale sono sempre più accessibili. E possono essere utili.

Ma un percorso di allenamento non è fatto solo di dati.

È fatto di ascolto, adattamenti, confronto, fiducia, momenti difficili, obiettivi, vita reale e responsabilità.

Se cerchi solo una tabella, online ne trovi quante vuoi.

Se cerchi un percorso costruito intorno a te, scrivimi in DM e raccontami da dove parti.

Photos from Francesco Aluigi - Triathlon Coach's post 04/06/2026

Negli ultimi giorni si parla molto di intelligenza artificiale e allenamento.

La tecnologia sta entrando sempre di più nello sport.
Ignorarla sarebbe un errore.

Può essere utile, potente, persino sorprendente.

Ma allenare una persona non significa solo elaborare dati o scrivere una tabella.

Significa ascoltare. Adattare. Correggere.
Capire quando spingere e quando fermarsi.

Significa tenere insieme obiettivo, metodo e vita reale.

Ed è qui che la presenza umana cambia tutto.

La presenza di una persona preparata, con esperienza, capace di leggere i momenti, interpretare il percorso e costruire una relazione vera con l’atleta.

Perché un atleta non è solo il risultato dei suoi numeri.

È una persona, con una vita intorno.

15/05/2026

L’errore più grande quando si torna ad allenarsi dopo uno stop? Avere fretta.

La mente ricorda perfettamente i ritmi, i watt e le sensazioni di qualche mese fa. Il corpo, invece, ha bisogno di altro.

In questo momento sto riprendendo l’attività dopo un periodo di stop forzato. E la tentazione di anticipare i tempi, di voler tornare subito “quelli di prima”, è forte. Ma è qui che entra in gioco quella che io chiamo umiltà atletica.

A prescindere da quanti anni di sport hai alle spalle, l’inattività non perdona. Serve una ripresa progressiva, un passo alla volta, senza farsi condizionare dai ricordi.

Datti tempo. Rispetta le fasi. Non avere fretta di bruciare le tappe, perché è così che si costruisce una continuità reale e duratura.

Anche tu stai attraversando un periodo particolare e fai fatica a riprendere la routine? Raccontamelo nei commenti👇


Photos from Francesco Aluigi - Triathlon Coach's post 12/05/2026

La stagione è iniziata. E lo ha fatto ricordandoci subito una regola fondamentale del Triathlon:

"Le variabili non si controllano, si gestiscono" 🌊🌧️⛅️☀️🌬️

In questo weekend di esordio, gli atleti ATP si sono messi alla prova tra Cesenatico e Latina.

Non sono state gare semplici: il meteo instabile e le condizioni mutevoli hanno richiesto lucidità, capacità di adattamento e quella solidità mentale che costruiamo ogni giorno in allenamento.

Complimenti a chi ha affrontato il Challenge Cesenatico:

• Catia e Filippo, sulla distanza del Medio (70.3).
• Alessandra e Manuel , sulla distanza Sprint.

E a Filippo, impegnato nel triathlon Sprint di Latina.

Brave e bravi tutti. Siete riusciti a restare dentro i piani e ad adattarli alle esigenze del momento, gestendo con consapevolezza tutto quello che non era previsto.

Si riparte da qui 👊

30/04/2026

“Nel ciclicmo ci vuole la gamba.”

È una frase che sentiamo spesso, ma che oggi è ampiamente superata. La realtà è che la bicicletta si guida con tutto il corpo.

Per avere davvero il controllo del mezzo, soprattutto quando il ritmo sale, nei cambi di direzione o in discesa, dobbiamo imparare a usare ogni distretto muscolare:

👉 Core e paravertebrali: per la stabilità;
👉 Glutei e zona lombare: per la potenza;
👉 Braccia, avambracci e mani: per la precisione e la padronanza.

Un errore comune, anche tra i miei atleti, è il timore di utilizzare la presa bassa.

Molti restano ancorati alla presa alta sulle leve dei freni per paura di sbilanciarsi, ma è proprio la presa bassa a darti la massima padronanza e sicurezza quando il gioco si fa serio.

Che tu stia preparando un triathlon olimpico o una long distance su una bici da crono, la biomeccanica e la postura cambiano radicalmente il modo in cui devi prepararti.

Tu come guidi? Ti senti padrone della tua bici in ogni situazione o hai ancora timore della presa bassa?

Parliamone nei commenti👇

24/04/2026

Meno eroismo, più costanza 📈

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare delle prestazioni mostruose degli atleti norvegesi a IRONMAN Texas. Kristian Blummenfelt e Solveig Løvseth hanno segnato tempi incredibili, ma attenzione a non trarre le conclusioni sbagliate.

Quei risultati non nascono dall’oggi al domani. Dietro ci sono anni di dedizione, metodo e scienza applicata.

Cosa deve portarsi a casa un Age Group da tutto questo?

Il mio consiglio è semplice: lascia perdere l’eroismo dell’allenamento singolo, quello fatto per “sentirsi un pro” una volta ogni tanto. Il vero segreto di un amatore è la disciplina nel tempo.

Non serve allenarsi tutti i giorni se la tua vita (lavoro, famiglia, impegni) non lo permette. Quello che serve è:

- un metodo solido;
- il supporto della scienza;
- la costanza di esserci, anche solo 4 volte a settimana, ma con qualità.

Ognuno deve scegliere la propria strada in base al contesto reale, ma la formula non cambia: Meno eroismo e più continuità.

Tu cosa ne pensi? Preferisci la fiammata di un giorno o il lavoro silenzioso e costante? Scrivimelo nei commenti👇

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