FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali

FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali

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Scuola di arti marziali tradizionali, filosofia e arti orientali, centro di studi di formazione stor

Photos from FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali's post 01/09/2026

Dojo pronto:
Abbiamo trasformato l'"accettazione" (non accettiamo più niente) in un'aula per le lezioni, che eravamo costretti ogni volta ad adattare con allestimenti e disallestimenti; la ratio essendi del dojo è di approfondire l'arte ed insieme la filosofia, perché il Budo, il Karate e le altre arti sono rami specialistici e applicazioni della filosofia, non viceversa.
Abbiamo inoltre creato una seconda sala (più piccola) per dividere più agevolmente il lavoro per cinture, quando serve.
Il lavoro separato è fondamentale, per seguire le esigenze tecniche di ognuno, livello per livello.
Non resta che rimboccarsi le maniche.
Iniziamo tutti i corsi da domani, tranne i bambini che aspettano le scuole.
Info a 339 495 3906 🙏

Yoi!

24/08/2026

Con questo articolo che ho scritto per Yoi, inizio un periodo di franchezza intellettuale di cui sentivo il bisogno da molto tempo, da quando, poco dopo aver iniziato ad uscire dalle porte del dojo, ho notato che la famosa massima di Nietzsche "quando guardi l'abisso, l'abisso guarda te", non è vera solo per i grandi abissi, ma forse soprattutto per i piccoli e sotterranei abissi degli usi e consuetudini, che si reggono sulla mancata voglia di mettere in discussione ciò che crediamo di sapere.

KARATE SENZA GARE - di Martino Giorgi

I have a dream, come si dice.
Un sogno probabilmente solo mio, ma che non mi stanco di condividere.
Un Karate senza gare. Non "il" Karate senza gare, ma "un": ossia, non un mondo in cui sia proibito di gareggiare, ma un mondo in cui sia riconosciuta anche la dignità di una pratica totalmente disinteressata a competizioni, squadre, palazzetti, eccetera.
Di solito, quando dico questo, mi sento rispondere che l'agonismo è il luogo dell'eccellenza, perché lì si dà un obiettivo, e la competizione aiuta al perfezionamento.
Ma sostenere che l'unico obiettivo sia di natura competitiva, e che la perfezione scaturisca di necessità da questo impegno specializzante, che attende un riscontro sociale, è semplicemente falso.
La perfezione (o il perfezionamento) scaturisce più profondamente da un impegno interessato all'arte in quanto arte, dove i molti obiettivi sono uno, e l'unico obiettivo è l'arte stessa.
Quali sono gli obiettivi di un Karate senza gare?
Eccoli:
- Usare il Kihon e il Kata per capire cos'è una Forma: una disciplina della molteplicità, un concetto interpretabile e applicabile, una potenza di molteplici fattori.
- Interpretare il Bunkai come forma esegetica: imparare a capire che un testo profondo (un Kata) ha diversi strati di interpretazione e che bisogna sempre leggere nell'implicito.
Per fare questo bisogna anche essere informati sulle interpretazioni degli altri: così, si forma una comunità di studiosi, che si scambia opinioni fondate sull'interpretazione della Forma.
- Usare il Kumite per avere capacità improvvisativa, di adattamento. Per rompere gli schemi e velocizzare intuizione e decisione. Per esercitare controllo e decisione.
- Usare il Doryoku no Seishin per imparare che tutto è intenso, che l'intensità è molto simile alla violenza, ma molto diversa da essa (kekki no yu wo imashimuru koto). Questo si sente già in un Ippon Kumite o anche solo in un allenamento duro e faticoso
- Saper distinguere fra disciplina e prevaricazione: saper distinguere fra l'essere messi in difficoltà a fin di bene e l'essere bullizzati. Saper riconoscere quando si soffre perché si sta crescendo e quando si è solo sottomessi.
- Diventare studiosi di un'arte che ha un portato storico-culturale che apre su una visione del mondo diversa dalla nostra, che include Cina, Giappone ed estetica, etica e tecnica (e checché se ne dica, anche biomeccanica) diverse dalle nostre.

Eccetera, molti eccetera.
Non ci basta? Non ci interessa?
Non sono obiettivi sufficienti, a scatenare un'intensità di pratica che conduca alla perfezione (o al perfezionamento)?
Mi si dirà (che i'm a dreamer...) che una cosa così non è per tutti, che i più sono attirati da altre cose. Bene: non sogno un mondo di divieti, che a coloro a cui interessa la medaglia la perseguano pure.

Sogno però un mondo in cui venga riconosciuta una dignità giuridica e una prassi consolidata anche a questo tipo di pratica di solo studio e di de-agonismo.

Perché dico "dignità giuridica"?
Perché chiunque ricopra una carica dirigenziale in una società sportiva, sa che appunto, ovunque ci sia sudore e una doccia, un Keikogi e un tonfo per terra, c'è "sport", e una associazione "sportiva". Tutto ciò che muove il corpo è riconosciuto come "sportivo" e così è costretto a partecipare a eventi agonistici per rimanere nel RASD, o nei vecchi 'registri CONI', e per avere benefici ed aiuti dallo Stato - che, gentilmente, si interessa dell'attività sportiva come benefica, e chiede la prova provata della sua effettiva pratica sportiva, dilettantistica o non.
Non sogno una sorta di "università statale di arti marziali" non me ne importa nulla.
Sogno soltanto un mondo in cui sia percepito come normale e invalso l'uso di praticare in una comunità che abbia SOLO quegli obiettivi sopraelencati ed altri simili, i quali, diciamolo una buona volta, contrastano apertamente con l'esigenza di un agonismo fatto bene (perché la giornata ha solo 24h e l'uomo non è onnipotente).

È bene, che non esista in nessuna federazione o pseudo-tale, un "settore tradizionale" in cui la parola "tradizionale" non significhi solo "vecchi ricordi" o "Shobu Ippon"? Se ci fosse, implicherebbe il monopolio di ciò che invece, è responsabilità di ognuno di noi?
Oppure aiuterebbe?
E se venisse istituita, non sarebbe forse soltanto una fetta di pochi scappati di casa, incapace di resistere alle "esigenze di mercato" che spostano le grandi organizzazioni?
Oppure sarebbe un bene e un riparo per molti che hanno voglia di collaborare?

Io non ne ho la minima idea, e come diceva Agostino, il mio cuore è inquieto su queste questioni, ma se c'è una cosa sicura, è che il mio sogno di un Karate senza gare, ve lo continuo a somministrare, anche solo per dormire meglio la notte per il solo fatto di averlo detto apertis verbis.

Buone vacanze a tutti,

Osu.

(Nota: l'immagine è una provocazione che ho generato con l'AI, perché com'è noto, Gichin Funakoshi una gara di Karate, non la vide mai)

Photos from FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali's post 16/08/2026

Alcuni momenti dell'esame del corso bambini Karate che è terminato a giugno, ci vediamo tutti a settembre! 🙏

04/06/2026

Ieri è venuto a trovarci l'amico Maestro Massimo Armellino da Cuneo, che ci ha proposto un laboratorio di bunkai interessante fra la corta distanza, l'uso dell'anca per suggerire parate nascoste nei caricamenti, e una continuità di esercizio che leghi lunghe sequenze senza mai staccare. Un lavoro condivisibile pensando al Chi Sao, al Muchimidi, e persino a certe assonanze con stili morbidi cinesi o col Wing chun. Un lavoro che ha assonanze anche con un certo tipo di bunkai dei maestri Lupo per un verso, e per un altro Ilio Semino (frequentando le lezioni del quale ci siamo conosciuti con Armellino).
Un grande piacere anche avere con noi i maestri Giovanni Bianchi e Serafini Daniele, sempre interessati agli ospiti e agli spunti.

Photos from FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali's post 28/12/2025

Buone feste a tutti da FUDO! Anche quest'inverno gli esami sono andati; Visto che gli unici adulti che dovevano sostenere l'esame erano una bianca e una gialla, li abbiamo accorpati ai bambini: tanto, i programmi sono gli stessi (teoria, terminologia, Kihon, Kata, bunkai, Kihon Kumite... tutto). Orgoglio nostro che il gruppo dei bambini rimanga costante e pieno di voglia di fare. Ci vediamo a gennaio!

La Via dell'Efficacia (Miyamoto Musashi) 01/09/2025

Ecco il podcast che curo per Yoi ... Andate su Yoi e mettete il mi piace anche lì! (Se vi piace)

La Via dell'Efficacia (Miyamoto Musashi) La Voce di Yoi è il Podcast di Yoi disponibile ogni lunedì, dove si trattano temi inerenti al mondo del Karate, delle Arti marziali e della cultura orientale...

Photos from FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali's post 18/07/2025

E questo primo anno di corso di Karate bambini al FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali si è concluso con esami di cintura:
Programma per gialla:
Taiso, Zarei con mokuso e tre saluti, Kihon (tsuki waza, keri waza e uke waza), ukemi waza, (cadute in tutte le direzioni e capriola zempo avanti e indietro), contare in giapponese da uno a venti, e per qualcuno anche fino a cinquanta - Heian shodan, un minimo di pratica di judo; per verde, oltre le tecniche di base, anche tre Heian, con relativo bunkai di tutte le tecniche, anche dei movimenti più inusuali (nukite, morote koshi gamae, kaiten ecc).
Ma soprattutto, un ottimo bilanciamento fra disciplina ed entusiasmo: l'entusiasmo di rispondere alle domande, di correggere eventuali errori e di spiegare meglio possibile le tecniche che si eseguono. Consapevolezza teorica oltre che motoria. Qualcuno, ha anche accennato un po' di storia del karate (dov'è nato, come ecc) e un po' di etimologia e pronuncia delle parole e un po' di Romaji... (Es: si scrive GHedan barai?... No!!! Si scrive senza l'h!! O "si dice Kàta o Katá?" "Nessuno dei due!! Si dice senza accento!" Oppure "cosa vuol dire osu?" "Vuol dire tante cose!" O "vuol dire tutto: vuol dire grazie, vuol dire ok, vuol dire per favore, vuol dire ciao, ecc ").
E soprattutto a domanda filosofica, risposta filosofica: "cosa è più importante di tutto nel karate?" Risposta: "il saluto!" "E subito dopo?" Riposta: "Kime!".
Non male, per un'età media di sette anni.
Grazie a tutti!

Photos from FUDO Fondamento Unico Discipline Orientali's post 22/02/2025

Il Karate, è un non-stile. Purché siano fatte bene e con criterio, dopo un lungo addestramento, le tecniche e le mentalità si uniscono e si dividono in base all'alchimia personale di chi pratica, così, l'arte marziale viene assorbita dall'individuo e diventa parte della sua biologia. "Che stile fai?" - "quello che riesce a me!". Condividere questa libertà tecnica, è possibile solo con l'amalgama unificante di una forma mentis esplosiva e sempre pronta all'azione, che passa dalla cortesia alle dita negli occhi in una frazione si secondo. Il maestro Fici per queste cose è una garanzia.

31/10/2024

𝑺𝑰 𝑫𝑰𝑪𝑬 𝑲𝑨𝑹𝑨̀𝑻𝑬 𝑶 𝑲𝑨𝑹𝑨𝑻𝑬̀? 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒓𝒕𝒊𝒏𝒐 𝑮𝒊𝒐𝒓𝒈𝒊

Nessuno dei due.
Nel tempo, si è vista addirittura aprirsi una diatriba (che fra parentesi, si direbbe più correttamente diàtriba) fra Karàte = sportivo e Karaté = tradizionale.
Cioè, i tradizionalisti pronunciano con l'accento sulla "e" finale, e gli sportivi pronunciano con l'accento sulla seconda "a".
Inutile ribadire, che sono entrambi degli errori. Il Giapponese non conosce il nostro accento: il nostro accento è basato su una emissione di forza (volume) e durata di una certa sillaba. Se diciamo "casa", l'accento sulla prima a è composto sia da una maggiore intensità di quella vocale, sia di un allungamento (specialmente in alcune regioni). Il giapponese non tiene conto di questo;
Nella lingua giapponese, le sillabe (più correttamente chiamate 'more') hanno eguale importanza e devono essere pronunciate bene, senza tirarne via alcune e allungarne delle altre, come spesso invece capita nelle nostre lingue occidentali.
In compenso, la lingua Giapponese contempla il pitchi akusento ("Pitch Accent"): una differenza tonale fra le sillabe. E la differenza non è di intensità o durata, ma solo di tono: in termini musicali, diciamo, la differenza che c'è fra un DO e un RE.
Se una parola ha il tono alto sull'ultima sillaba, non significa che l'ultima sillaba è accentata, ma che ha un tono più alto, come un RE è più alto di un DO (è un fatto di hertz, non di decibel).
è quindi un fatto di intonazione.
Esistono diversi tipi di 'pitch accent' in Giapponese, ed alcuni dei più noti sono ad esempio Atamadaka gata (頭高型, mora alta iniziale) Nakadaka gata (中高型 mora alta centrale) Odakagata (尾高型 mora alta finale).
Esistono molte regole di distribuzione dell'intonazione - ad esempio la necessità che le prime due more siano sempre diverse eccetera - ma il nostro caso è uno dei più semplici, perché prevede l'intonazione 平板型 Heiban gata, ossia l'intonazione piatta.

kà -rá - té

Questo tipo di intonazione non ci lascia dubbi: il tono sale dopo la prima sillaba e la seconda e la terza sono identiche in tutto e per tutto.
Detto ciò, come possiamo accostarci a regole fonetiche così diverse dalla nostra sensibilità? Alcune università (anche italiane) hanno compiuto studi sulla sensibilità a queste sfumature della lingua giapponese, ed è risultato che l'orecchio si abitua a percepirle o dopo 15 anni di pratica della lingua, o dopo approfonditi studi linguistici a tema fonetico.
La 'morale provvisoria' per noi, potrebbe essere intanto quella di sapere, che se non siamo esperti della lingua giapponese o madrelingua, sbagliamo di sicuro.
E quindi possiamo rassegnarci ad adattare le parole tecniche ad un nostro accento, cercando di rimanere nella dignità, di non forzarlo o di non esagerare l'italianizzazione.
anche perché, se vogliamo dire una parola in giapponese corretto, occorre modificare la musica di tutta la nostra frase: a noi uscirà per forza una frase come

"io faccio karAAte"
o
"io faccio Karatéé"

Se vogliamo dire quella parola (o magari una o due o tre, più lunghe o complesse) all'interno di una frase italiana che ha il suo ritmo e la sua naturale oscillazione ed appoggio (chiedere a Dante in proposito), dobbiamo accettare una lieve storpiatura, oppure sospendere la musicalità dell'italiano, e parlare con l'intonazione e il ritmo dei giapponesi anche nel resto della frase, e diventa macchinoso. In ambedue i casi, facciamo torto a qualcuno.
Io credo che, sapendo che sbagliamo, e perché sbagliamo, possiamo sbagliare con la coscienza a posto.

P.S.: Io non sono un linguista, e faccio riferimento a studi di esperti;
se altri esperti (veri) mi volessero correggere o completare su questo tema, mi farebbero piacere.

Osu a tutti
(a proposito: la u in fondo a osu è muta, come quasi tutte le u. Per questo si legge Oss: occhio a dire quindi unsù o gankakù con la famosa u di upupa).

𝙉𝙊𝙏𝘼 𝘿𝙄 𝙔𝙊𝙄: 𝘼𝙎𝘾𝙊𝙇𝙏𝘼𝙏𝙀 𝙀 𝙂𝙄𝙐𝘿𝙄𝘾𝘼𝙏𝙀...
https://youtu.be/RZaoAWYND0E

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