30/08/2026
Sogno o son desto?
Ci sono sogni che non chiedono di essere detti.
Restano in una tasca interna della vita, come una pagina bianca che aspetta il momento giusto per essere sfiorata.
E quando arrivo alla Versiliana, tra chi sale su quel palco per trasformare la cultura italiana in un gesto di bellezza e di futuro, quel sogno — il mio sogno di scrivere un libro — si muove.
Non parla, non pretende, non si mostra.
Ma respira.
La Versiliana ha un modo tutto suo di interrogarti: non ti chiede chi sei, ti chiede cosa insegui.
E allora mi siedo, ascolto, lascio che le voci degli “Incontri al caffè” scorrano come un fiume lento.
C’è chi racconta il Paese, chi lo difende, chi lo immagina diverso.
Io rimango in punta di piedi, come chi non sa se appartiene al luogo o se il luogo, in qualche modo, appartiene già a lui.
Che ci faccio qui?
Forse niente.
Forse tutto.
Forse sono venuto a capire se quel sogno — quello che non ho ancora il coraggio di chiamare per nome — ha davvero una strada davanti.
Se può diventare una storia, una voce, una pagina che non si vergogna di esistere.
Uno scrittore e i suoi sogni…
che non finiscono mai di cominciare, che si allungano come strade di sabbia, che ti portano dove non avevi previsto di andare.
E sì, sogno un futuro da scrittore.
Non perché mi senta arrivato, ma perché ho capito che si salverà solo chi sogna più forte che può.
Chi non smette di immaginare anche quando la realtà gli chiede prudenza.
Chi continua a camminare piano, con quella lentezza che diventa stile, verso un orizzonte che non ha fretta di mostrarsi.
La Versiliana, oggi, è un luogo.
Domani forse sarà un simbolo.
E io, nel mezzo, cerco di capire se quel sogno — quello che non dico — è già diventato una strada.
30/08/2026
Cambia, se hai voglia di danzare
Se hai voglia di ballare, fai un passo avanti.
Se hai voglia di cambiare, non restare fermo.
Il mondo gira, anche se a volte sembra bloccato.
Tra chi comanda e chi promette,
tra chi parla e chi tace,
c'è chi galleggia… e chi affonda.
Le maschere sono tante,
lucide sotto i riflettori,
ma inutili le facce quando le
togli.
Belle parole, poca sostanza.
Eppure, anche chi resta a galla
prima o poi incontra la sua corrente.
Io non ho mai detto “sono tutti uguali”,
ma a volte, lo confesso, l’ho pensato.
In questa epoca da vetrina,
i volti brillano sotto i riflettori,
ma svaniscono appena si spengono le luci.
Cambiare è un atto gentile, ma potente.
È il passo di chi non si accontenta,
di chi sogna un ritmo diverso.
Se hai voglia di cambiare,
fai un passo avanti.
Il mondo aspetta il tuo ballo o la tua presenza viva.
29/08/2026
Facciamo finta che...
Facciamo finta che sia un bel mondo, dove sei felice quando lo vuoi e come lo vuoi.
Facciamo finta che, i problemi esistono solo se ce li creiamo noi.
Facciamo finta che, ci prendiamo il nostro tempo tra le mani, e ogni giorno lo usiamo per il nostro stare bene.
Facciamo finta che che, il razzismo, l'odio, l'invidia, l'intolleranza, la frustrazione e tutto ciò che può essere un peso per il nostro volo libero, dipendano solo da noi, e quindi facili da dimenticare.
Facciamo finta che, dobbiamo galleggiarci nella m***a che ci circonda, per cui, quell'attimo di respiro puro, ogni tanto, ce lo meritiamo.
Faccia finta che, ciò che è bello, lo decidiamo noi...
Ed io oggi scelgo sentirmi meraviglioso 💙
28/08/2026
Le sette del mattino
Alle sette, quando il giorno ancora indugia tra sogno e realtà,
mi rifugio in uno spazio vuoto,
che non è assenza, ma respiro.
Un luogo dove il tempo non corre,
dove il silenzio non spaventa, ma cura.
Ci sto bene, immensamente bene.
Perché mentre il mondo urla,
io ascolto.
Mentre il mondo corre cieco verso l’effimero,
io cammino lento verso ciò che resta.
Mentre il mondo discrimina, divide,
io mi raccolgo intero,
in un abbraccio che non esclude.
Fuori, la corsa è frenetica,
una maratona verso il nulla,
dove si scambiano apparenze per verità,
dove il rumore è scambiato per pensiero,
dove il giudizio è più rapido del respiro.
Ma io no.
Io resto.
Resto qui, in questo spazio che non chiede,
che non pretende,
che mi accoglie così come sono:
un uomo che invecchia, sì,
ma che ogni giorno scopre una nuova luce,
una nuova pace fatta di piccole cose,
di volontà, di silenzi che parlano.
Ecco perché ci sto bene.
Perché mentre il mondo si consuma nel clamore,
io mi rigenero nel silenzio.
Perché mentre fuori si cerca altrove,
io trovo dentro.
Buongiorno a me, e a te
che abbiamo scelto di restare umani, anche domani, in un mondo che ha dimenticato cosa vuol dire esserlo. ❤️
27/08/2026
Il minimo tempraneo che regge il mondo
Guardando il mare capisco che il minimo non è una misura:
è uno stato dell’essere.
È quel punto invisibile in cui smetto di chiedere e comincio a sentire.
Un equilibrio sottile, quasi impercettibile, che però mi sostiene come una radice nascosta.
E il temporaneo non è il contrario dell’eterno.
È la forma naturale di tutto ciò che è vivo.
È il passaggio, il transito, la scia che rimane dopo un’onda.
È ciò che non trattiene, ma accompagna.
In questo mare trovo un benessere che non pretende di durare,
che non promette nulla,
che non costruisce futuro.
E proprio per questo è autentico:
mi sfiora, mi riconosce, mi lascia andare.
A volte basta questo:
un istante che non vuole diventare storia,
un respiro che non chiede continuità,
una pace che non deve dimostrare niente.
E io, davanti a questa distesa che cambia ogni secondo,
scopro che il minimo è ciò che mi tiene in piedi,
e il temporaneo è ciò che mi fa sentire vivo in attesa del prossimo istante di felicità minima e temporanea
Oggi mi basta così.
26/08/2026
🦸♂️ SuperPizzi: il mio modo di essere super
Essere "super" oggi sembra voler dire somigliare a chi urla più forte, divide meglio, comanda con arroganza o promette senza mantenere.
Se essere super vuol dire assomigliare a Trump, Salvini, Conte, Meloni, Putin o Schlein… beh, allora preferisco la mia normalità. Quella inutile, fragile, imperfetta. Ma vera.
Però…
Se essere super vuol dire unire chi è distante, amare chi è diverso, stare dalla parte degli ultimi, e credere che un mondo migliore sia ancora possibile, allora sì: chiamatemi pure SuperPizzi.
Non ho mantello, non volo, non ho superpoteri. Ma ho ancora sogni, idee, e la voglia di non arrendermi.
E forse, oggi, è proprio questo il vero superpotere.
25/08/2026
Tempo
Abbiamo perso tempo nelle chiese a non pregare.
Abbiamo perso tempo nelle scuole a non studiare.
Abbiamo perso tempo nelle fabbriche a non lavorare.
Abbiamo perso tempo nelle amicizie a non rispettare.
Abbiamo perso tempo nei matrimoni a non amare.
Abbiamo perso tempo nel buon senso a non capire.
Abbiamo perso tempo, troppo tempo.
E ora che siamo più infelici...non abbiamo più tempo di fare ciò che avremmo dovuto fare, quando c'era tempo di essere uomini e donne migliori.
24/08/2026
Il giorno è buono solo quanto lo è l’uomo che lo abita
Un buon giorno non esiste da solo: non è un dono del caso, né un favore del destino.
Un buon giorno è la conseguenza di ciò che siamo.
Perché il tempo non migliora da sé: migliora quando lo miglioriamo noi.
Essere davvero un buon uomo significa scegliere la misura giusta delle cose:
la parola che non ferisce, il gesto che non umilia, il silenzio che non tradisce,
la presenza che non pesa ma sostiene.
E allora il giorno diventa buono solo quando ciascuno di noi decide di esserlo.
Non per eroismo, non per virtù ostentata, ma per quella responsabilità antica
che ci lega gli uni agli altri: la consapevolezza che ogni vita tocca un’altra vita.
Il bene non è un evento.
È un comportamento.
E ogni giorno comincia davvero solo quando lo abitiamo con dignità.
23/08/2026
Solo l’amore o la morte cambiano ogni cosa.
Oppure noi stessi, volendo.
L’amore apre, la morte chiude.
Il resto è il lavoro silenzioso della coscienza: quel momento in cui capisci che non puoi più delegare al destino ciò che è tuo.
Che la trasformazione non arriva dall’alto, ma dal punto esatto in cui scegli di guardarti senza scuse.
Il cambiamento non è un terremoto: è un passo.
Non una rivelazione: un coraggio.
Il mondo cambia quando lo cambiamo noi.
22/08/2026
La misura del bene
Il bene è stare accanto agli ultimi, senza chiedere permessi né scuse.
Il male è tutto ciò che calpesta la vita — ogni vita — come fosse un dettaglio sacrificabile.
Non servono proclami: basta guardare chi resta indietro e decidere di non voltarsi.
È lì che si vede da che parte stiamo davvero.