08/07/2026
⚽️🏆MONDIALE 2026, GLI ERRORI SI PAGANO: L’ARGENTINA RIMONTA L’EGITTO IN 14’ E VINCE 3-2⛵️
In fondo, Eduardo Galeano lo aveva detto in tempi non sospetti, nel 1997 tra le pagine del suo libro Splendori e miserie del gioco del calcio: "La tecnocrazia dello sport professionistico ha imposto un calcio di pura velocità e di grande forza, che rinuncia alla gioia, atrofizza la fantasia e vieta l'osare". Un testo di condanna verso un sistema, ma di amore per lo sport più bello del mondo. E in quel limbo dantesco, ai Mondiali, gravita sempre l’Argentina. Per i precedenti – clamorosi e limpidissimi – del passato e le riverenze costanti del presente.
Prima c’era Maradona, con la mano de Dios e il più grande inganno della storia (che è anche l’atto più sovversivo di sempre); ora c’è Messi, il “Messia” della football religion che incanta con i suoi gol, infrange record e finisce per essere assorbito dal sistema, indossando persino una tonaca, a Qatar 2022, in barba agli ideali e alla morale.
Tutto condivisibile, ma alla fine il calcio è calcio e spesso si finisce di parlare d’altro per non parlare di campo. Spostando sempre l’attenzione sulle polemiche, i complotti, le cospirazioni. Si può essere tifosi, senza perdere l’equilibrio, che è virtù sacra dello sport. In caso contrario, si può sempre guardare altro. Andare oltre, letteralmente.
Restando sul rettangolo verde, il vero problema di Argentina-Egitto è la mancanza di equilibrio.
Dopo il 3-2 con Capoverde, Scaloni ridisegna l’Albiceleste per la sfida contro i Faraoni allenati da Hassan. Avete presente i tagli di Lucio Fontana? Ecco, la costante del match è proprio quella: la crepa tattica di una e dell’altra squadra.
L’Argentina è Messi-dipendente, il centrocampo è così sfilacciato da non fare filtro, mandando in sofferenza non solo la difesa, ma l’intera fase difensiva: reparti lunghi, enormi spazi concessi agli avversari, distanze irregolari e difficoltà nel trovare compattezza.
Al contrario, l’Egitto punta tutto sul gioco di rimessa, il contenimento e le transizioni veloci, affidandosi agli uomini di gamba come Salah, Ashour e Hassan per ribaltare rapidamente l’azione.
Entrambe le squadre rinunciano a qualcosa: l’Albiceleste a difendere con ordine, i Faraoni ad attaccare con costanza, accettando solo di contenere e ripartire.
A sorpresa Ibrahim sblocca il match al 13’, poi Messi sbaglia un rigore e colpisce il palo su punizione. Nella ripresa Zico segna due volte, ma l’arbitro annulla il primo per fallo (step on foot) di Attia su Lisandro Martinez. Il raddoppio al 67’ è buono e l’Egitto si porta sul 2-0. Scaloni butta nella mischia Lautaro e nel finale succede l’imponderabile. Messi si accende: prima disegna l’assist per il 2-1 del Cuti Romero (79') e poi pareggia all’84 con la botta mancina a bucare le mani di Shobeir. Al 92’ Alvarez tocca il piede di Salah in area, ma il contatto non viene sanzionato e dal capovolgimento di fronte Lautaro pennella un cross meraviglioso per lo stacco di testa di Enzo Fernandez.
3-2 per l’Argentina e game over. Lo stadio di Atlanta è una bolgia: è puro delirio sudamericano, con i nordafricani increduli e spaesati. Rammarico gigantesco per la squadra di Hassan, che dal 2-0 perde la bussola e la lucidità, gettando alle ortiche un’occasione colossale per firmare l’impresa. Nel calcio gli errori si pagano a caro prezzo. Le disattenzioni in marcatura, tutte dentro l’area, a difesa schierata, sono letali e l’Egitto in 14 minuti incassa tre gol.
E se prendi 3 gol, come dice Allegri: “sei un pollo”. E se perdi, la colpa non può essere sempre degli altri, al netto delle decisioni arbitrali e di tutto il resto. Gli episodi del gol annullato a Zico e del rigore negato a Salah sono simili, ma valutati con due pesi e due misure: Letexier sbaglia a fischiare lo step on foot su Lisandro e fa bene a non assegnare il penalty su Salah (che in Italia, invece, avrebbero concesso). Due decisioni che, nel complesso, “premiano” l’Argentina, attesa ora ai quarti dalla Svizzera, reduce dal successo ai rigori sulla Colombia.
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