26/08/2026
Sarebbe così bello, come dice Patanjali: stingersi al massimo. Non provare emozioni per niente, ma anche per nessuno, per liberarsi dalla sofferenza.
Era quello che avevo sempre provato a fare, con scarso successo. Rimanevo distante dalle persone per non soffrire.
Quando ho scoperto gli Yoga Sutra pensavo di aver trovato la mia nuova guida di vita. Dicevano quello che avevo abbozzato nella mia testa: andare nel profondo dei pensieri per aggiogarli, separarli da ciò che è terreno, allenare la mente a distinguere ciò che è reale da ciò che è distorto, da quel velo che spesso nemmeno ci accorgiamo di avere davanti agli occhi. Eppure ho scoperto che togliere il distorto può farti distorcere a sua volta e la gamba dietro la testa non ti rende, for sure, una buona persona. Ho avuto una profonda crisi nel cercare di ritrovare la mia identità, che piano piano avevo scolorito e perso dietro tutti gli strati che cercavo di togliere con forza. Senza pelle, ero convinta di appartenere a un mondo che non mi apparteneva più. Poi, andando ancora più a fondo in questa filosofia, ho scoperto che forse la vita non era vita se non veniva vissuta. Che le passioni colorano le guance. Che un cuore che batte muove la macchina dentro di noi. Che forse lo stingimento di Patanjali non era più quello che volevo.
Ho capito che le persone intorno a te non sono oggetti attraverso cui imparare il non attaccamento. Anche loro hanno una storia, una vita, e sanno regalarti emozioni, anche molto forti.
Negli ultimi anni ho riscoperto l’amicizia, l’amore, l’odio. In tante forme e colori, abbastanza da tornare a disegnare le pareti.
Eppure, ogni volta che mi ritrovo sola in casa, ripenso che vorrei essere come Patanjali.
Ci sarà mai la liberazione?
📸 Dï - oʇɹoʇS Andrea Cantova