26/08/2026
"Io non faccio poesia, io verticalizzo"
"Ci sono 21 modi per ba***re un calcio di rigore..."
"Io odio la Sampdoria e non perdo occasione per ribadirlo"
Sono solo tre frasi rimaste scolpite di Francesco Scoglio, detto Franco, o meglio detto "Professore".
Perché lui Professore lo era veramente. Laureato in Pedagogia, negli anni Sessanta aveva insegnato in diversi istituti del Meridione.
In una sua esperienza a Roma, giocando nella Tevere Roma, prese anche il diploma Isef.
Nel suo ultimo anno da giocatore a Palmi, insegnava educazione fisica in un istituto agrario.
Poi appese le scarpette al chiodo ed iniziò ad allenare.
O come diceva lui, continuava ad insegnare.
A parte un anno da collaboratore tecnico a Spezia, i primi 17 anni da allenatore, li passa sui campi delle squadre del Sud.
Gioiese, Reggina, Acireale, Crotone, Akragas sono le sue squadre.
Mentre l'Italia vinceva il Mondiale in Spagna, lui vinceva il campionato Dilettanti con la squadra di Gioia Tauro.
Nel 1984, inizia il suo ciclo con il Messina.
Li porta in serie B nel 1986, con la sua "zona sporca" manca di poco la promozione in serie A, lancia Totò Schillaci che dopo poco con il suo sguardo spiritato e i suoi gol ci farà vivere Notti Magiche.
Nel 1988 inizia la storia che lega il Professore con il Genoa.
Una storia che dura 17 anni, che porta ad un susseguirsi di partenze, di ritorni, di Mondiali sacrificati per il suo amore verso i colori rossoblu.
I primi due anni sono quelli con i risultati sul campo più straordinari.
Chiede a Spinelli che gli compri Signorini, e ci avrebbe portato in serie A con 50 punti.
Ne farà 51, con un secondo posto e 13 reti subite in tutta la stagione.
Nella stagione 1989/90, con i tre uruguaiani, porta il Genoa ad una salvezza più o meno tranquilla.
Compriamo Ruben Paz a fine carriera, Perdomo doveva essere il Volante Central, e a buon peso arriva anche il Pato Aguilera, che farà la storia del Genoa, portandoci in Europa.
Ma Scoglio crea il suo personaggio mediatico. Chiede ad un giornalista di fare silenzio, altrimenti avrebbe detto cose "ad minchiam".
Inizia la sua sfida contro la Sampdoria, che nel primo anno non riuscirà a ba***re sul campo.
Con la tifoseria del Genoa crea un feeling che sembra durare nel tempo.
Ma le sirene delle grandi squadre lo stordiscono.
Ci sono abboccamenti con Juventus, che poi sceglierà Maifredi, e con il Napoli di Maradona, che poi confermerà Bigon, vincitore del Tricolore.
Non rinnova con il Genoa, va a Bologna, ma non saprà imporsi.
E il Genoa volerà in Europa con Bagnoli in panca, ma l'ossatura della squadra e del gioco sono anche suoi.
Ma i grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano.
Stagione 1993/94. Il Genoa si affida a Maselli che aveva salvato la squadra l'anno prima ma è penultimo.
Scoglio si dimette dal Pescara e arriva a Genova. Con una galoppata, porta il Genoa fino al decimo posto.
Inizia la stagione successiva, si infastidisce per l'acquisto di Kazuyoshi Miura (三浦 知良) pagato dallo sponsor Kenwood, ma dopo 10 partite viene esonerato e sostituito da Pippo Marchioro e poi allo spareggio contro il Padova, il Genoa torna in serie B.
Sono anni difficili, va a Torino, torna a Cosenza ma viene esonerato. Pochi giorni anche ad Ancona, poi ha la sua esperienza magica in Tunisia.
In 2 anni porta la squadra africana a disputare i Mondiali di Giappone e Corea.
È la sua grande occasione a livello internazionale. I Mondiali sono i Mondiali.
Ma Genova è in brutte acque. Rischia la serie C.
E torna a Pegli...la prima partita, ancora sotto contratto con la Tunisia, in panca va Onofri.
Pensa di avere il doppio contratto, ma la Tunisia lo scarica.
Lui si concentra sul Genoa. È la terza avventura sulla panchina rossoblu.
Vince il derby e corre sotto la Gradinata Nord urlando Uè Uè Uè.
Salva il Genoa tranquilla e la stagione dopo costruisce una squadra a sua immagine con addirittura 5 giocatori Tunisini che lui paragonava a Baresi e Beckembauer (Badra) e più forte di Gianluigi Buffon (El Ouaer).
Ma a metà stagione lascia per contrasti con la dirigenza e con il presidente Luigi Dalla Costa, che si faceva chiamare Nube che Corre.
Ma il Professore che fa? Commenta calcio sulle TV nazionali, allena la Libia ma dura poco perché denuncia il potere del figlio di Gheddafi.
Parla di calcio anche su Al Jazeeraa.
Maurizio Crozza gli dedicherà un'imitazione memorabile.
E il 3 ottobre 2005 accade quello nessuno si aspetta.
Mentre discuteva in Tv con il presidente del Genoa Enrico Preziosi, si sente male e si accascia con la testa all'indietro sulla poltrona dove era seduto.
Si avvera la sua profezia: "Morirò parlando di Genoa".
10mila persone parteciperanno al suo funerale a Genova, 3mila tifosi a Messina, nel saluto nello stadio che dal 2016 gli sarà intitolato.
Cosa resta del Professore dopo vent'anni dalla sua morte?
I ragazzini genoani non lo hanno visto, ma ne sentono parlare da genitori, zii e nonni come il mister che ha portato il Genoa fuori dalle ombre della serie B e verso l'Europa.
Ci ha fatto sognare. Per primo ha parlato di un Popolo rossoblu, ha parlato di fede verso il Genoa, che abbiamo un Dio tutto nostro.
Lo abbiamo visto combattivo, gagliardo, a tratti sbruffone, contro arbitri, avversari, anche contro il Presidente di turno.
Lo ricordiamo con il pugno chiuso a darci la carica e tifare più forte di prima.
E lo ricordiamo abbracciato a Gianluca Signorini dopo una vittoria.
Non ha mai pianto in pubblico, ma lo ricordiamo commosso alla partita per Luca.
Era il suo condottiero che stava lottando contro la SLA.
E sicuramente stanno discutendo in cielo sui 21 modi per ba***re un calcio d'angolo, o i 47 modi per ba***re un calcio di punizione.
Grazie Prof.
24/08/2026
21/08/2026
18/08/2026
25/07/2026
25/07/2026
25/07/2026
24/07/2026