26/05/2026
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Ex nihilo nihil fit !
Marcello Polacchini 👏👏👏
Saper dire NO è fondamentale per ogni subacqueo 😉
Capire quando non immergersi è una delle decisioni più importanti che un subacqueo maturo possa prendere.
Decidere di non immergersi, anche quando tutto è pronto, richiede coraggio, lucidità e consapevolezza. Non è un segno di debolezza, ma una vera e propria "abilità subacquea", tanto importante quanto il controllo dell’assetto o la lettura del manometro.
Molti subacquei, soprattutto alle prime esperienze, credono che “immergersi sempre” sia sinonimo di coraggio, spirito di avventura o dedizione. In realtà, non immergersi quando qualcosa non va, è un atto di profonda consapevolezza e un segno di responsabilità verso se stessi e verso il gruppo.
Dire NO non significa essere deboli o impreparati: significa avere la lucidità di capire che lo stato fisico, o mentale oppure le condizioni ambientali non sono ideali per un’immersione sicura, perché non tutte le giornate sono uguali, non tutti i mari sono uguali, e nemmeno noi siamo sempre nella stessa condizione.
La capacità di valutare la propria idoneità fisica e mentale è una delle più grandi dimostrazioni di maturità subacquea, che permette di non essere vittima di incidenti evitabili, anche gravi.
Ci sono alcune condizioni o situazioni in cui non immergersi è la scelta più intelligente del “subacqueo responsabile”.
1) Stanchezza fisica o mentale: dopo una cena pesante, una notte insonne, un lungo viaggio o una giornata stressante, il nostro corpo potrebbe non essere pronto.
2) Malesseri anche lievi: un raffreddore, un fastidio alle orecchie o una digestione difficile possono compromettere la sicurezza.
3) Ansia o sensazioni negative: se il pensiero dell’immersione provoca un senso di disagio o insicurezza, è bene ascoltarsi.
4) Attrezzatura non perfettamente funzionante o non familiare: è meglio non scendere con un erogatore che perde o una muta con cui non ci sentiamo a nostro agio.
5) Condizioni meteo-marine sfavorevoli: mare molto mosso, corrente forte, visibilità scarsa.
6)Scarsa familiarità con il sito d'immersione o con il compagno che ci viene assegnato.
Durante il briefing pre-immersione il subacqueo deve fare una specie di autoanalisi.
Il briefing è molto importante, perché in quel momento ci si confronta con la guida, si valutano le condizioni, si ripassano i segnali, ma soprattutto si ascolta il proprio stato interiore. In quel momento ognuno dovrebbe chiedersi con sincerità: “Mi sento pronto per questa immersione?”, o meglio ancora “Me la sento abbastanza da poter essere utile anche al mio compagno, in caso di necessità?”
Spesso il subacqueo sente una specie di “pressione psicologica" che lo costringe a immergersi per non rovinare l’immersione dei compagni o per la paura di fare br**ta figura, di sembrare pauroso o impreparato.
Ma l'esperienza insegna che il vero subacqueo non si misura in metri di profondità o in numero d’immersioni: si misura in scelte consapevoli. Dire NO davanti al gruppo non è una vergogna, è un atto di forza e responsabilità.
E se sì è giudicati male per questo, forse è meglio cambiare compagni d'immersione.
Se una persona dice chiaramente: “Oggi preferisco non scendere” va rispettata, perché in quella frase c’è tutto: ascolto del proprio corpo e delle proprie emozioni, responsabilità e soprattutto maturità.
Ogni immersione è una decisione. E come tutte le decisioni, deve essere presa con lucidità e valutando il rischio. Comprendere quando rinunciare all’immersione è parte integrante della subacquea e della crescita personale.