27/08/2026
Qualche parola per conoscerci meglio - Parte 1.
CHI SIAMO
Ganesha Vidya è un’Associazione di Promozione Sociale nata con l’intento di creare spazi di ricerca interiore, pratica consapevole e crescita umana accessibili a tutti.
Non si propone come scuola dogmatica né come percorso esclusivo, ma come un luogo di incontro tra tradizione spirituale e vita contemporanea, dove lo Yoga viene vissuto nella sua accezione più ampia: non solo disciplina fisica, ma via di conoscenza, presenza e trasformazione.
L’associazione prende il nome da Ganesha, senza accezioni religiose, simbolo della saggezza che rimuove gli ostacoli interiori e apre nuovi cammini di comprensione. Vidya significa conoscenza viva: non teoria astratta, ma esperienza diretta.
Cosa facciamo
Ganesha Vidya promuove attività rivolte al benessere integrale della persona:
• pratiche di Yoga tradizionale
• meditazione e introspezione
• incontri di studio filosofico e spirituale interreligioso
• satsang e momenti di condivisione
• ritiri esperienziali e spirituali in natura
• formazione continua per praticanti e insegnanti di yoga e di cucina salutare
Ogni proposta nasce dall’idea che la spiritualità non sia separata dalla vita quotidiana, ma possa diventare un modo più consapevole di abitare il corpo, le relazioni e il mondo.
I nostri obiettivi
L’associazione opera con finalità educative, culturali, sociali e spirituali:
• favorire la conoscenza di sé e lo sviluppo della consapevolezza
• rendere accessibili insegnamenti tradizionali spesso percepiti come lontani o complessi
• creare comunità fondate su ascolto, rispetto e collaborazione
• diffondere pratiche che sostengano equilibrio interiore e responsabilità verso la vita
Non cerchiamo di formare seguaci, ma persone sempre più autonome, lucide e radicate nella propria esperienza.
Le nostre linee guida
Il lavoro di Ganesha Vidya si ispira principalmente alla tradizione dello Yoga classico, del Vedānta e delle vie contemplative universali, mantenendo alcuni principi fondamentali:
• semplicità — la profondità non ha bisogno di complessità
• esperienza diretta — ciò che conta è ciò che viene vissuto
• integrazione — corpo, mente e spirito non sono separati
• inclusività — ogni persona è benvenuta, indipendentemente dal percorso personale
• servizio (Seva) — la pratica spirituale trova compimento nella relazione con gli altri
Il nostro spirito
Ganesha Vidya non nasce per offrire risposte definitive, ma per sostenere un cammino condiviso.
Crediamo che la vera trasformazione non avvenga attraverso l’accumulo di tecniche o conoscenze, ma attraverso una presenza sempre più sincera a ciò che siamo.
Camminiamo insieme.
Con rispetto, con umiltà e con gratitudine.
continua...
21/08/2026
Buongiorno a tutti,
Siamo felici di condividere le prime informazioni riguardanti il nuovo anno.
🪷 *Pre stagione*
Dal 1° *SETTEMBRE*, *per tutto il mese* saranno attive le pratiche *in ASHRAM* (Via Madonna della Riva, 14), dal lunedì al venerdì. Qui di seguito riceverete gli orari dettagliati. Tutte le pratiche di settembre saranno in formula offerta libera.
🪷 *Stagione 2026-2027*
A partire da *OTTOBRE* ci aspettano grandi novità!!
Stanno nascendo due nuovi Centri ufficiali Ganesha Vidya: *Cuneo città* e *Bernezzo*.
Rimarrà comunque attivo anche il *Centro Ashram*, con pratiche settimanali, formazione triennale, Satsang, Bajhan e seminari nei weekend.
📞 Per informazioni e prenotazioni contattare
Sundaram (Francesca): 366 2096238
Per partecipare a tutte le attività e iniziative dell'associazione è necessario *il tesseramento*.
Siamo gioiosi di tornare a praticare insieme! Nelle prossime settimane arriveranno tutte le specifiche sulle novità.
Vi auguriamo una splendida fine estate
🙏🌸🌞
16/07/2026
Buonasera care e cari. Nella consueta speranza stiate trascorrendo un fine settimana sereno ed edificante, vi scrivo per "rivelarvi" un piccolo "segreto".
In queste settimane avete letto frasi sul velo che ci impedisce di vedere ciò che è sempre stato lì, sulla corda scambiata per serpente, sul corpo che dice la verità che la mente non vuole sentire, sulla pratica che non crea la luce ma dissolve ciò che la nasconde.
Non erano citazioni raccolte a caso. Non erano frasi pubblicate per riempire un momento di vuoto. Erano parte di un test che ci ha portato a prendere delle decisioni importanti. Ma andiamo per ordine.
Tutte le frasi e gli spunti forniti in queste "serie di messaggi" provengono da un'unica opera introvabile sul mercato, almeno per ora: Traduzione della Tradizione, una collana di dodici volumetti.
Questi volumi sono nati dal ricordo di una esigenza autentica e, pertanto, cercano senza ambizione di risultato di fare qualcosa di molto complesso: rendere accessibile a un cercatore occidentale di oggi una Tradizione — lo Yoga e il Vedanta autentici — che spesso ci raggiunge in forma frammentata, esotica o inavvicinabile.
E questi post? Sono stati, con tutta onestà, un primo assaggio, un test se la cosa non disturba. Un modo per ascoltarvi prima di parlare — per capire se queste parole potessero toccare qualcosa di reale, se ci fosse o meno la "necessità/possibilità" di aprire una finestra su questi argomenti (normalmente affrontati solo nel cerchio stretto degli insegnanti) anche per un pubblico di cercatori più vasto e, magari, distante fisicamente dall'ashram.
Quella sete c'è. L'abbiamo sentita, percepita, anche tramite i messaggi ricevuti in privato e le domande che fiorivano prima o al termine delle pratiche.
Per questo, da settembre, apriremo qualcosa di nuovo: un programma online di divulgazione profonda, costruito a partire proprio da questi dodici testi — che per ora restano ad uso esclusivamente interno all'associazione. Non un corso in più: un percorso per attraversare la Tradizione dall'interno, un passo alla volta, con metodo, pratica e con una guida.
Per oggi non c'è nulla da fare. Solo, se queste parole vi hanno parlato: tenetevi pronti. A settembre apriamo la porta.
👉 Seguiteci e attivate le notifiche per essere tra i primi a saperlo. E se sentite di voler esserci, potete lasciare un segno qui sotto: un semplice «ci sono» ci basta per riconoscervi.
Un abbraccio
A. 🙏🔱🌸
16/07/2026
Gran parte della cultura della crescita personale si fonda su un verbo: diventare. Diventa la versione migliore di te. Diventa più disciplinato, più calmo, più illuminato.
La tradizione capovolge il verbo. Non ti chiede di diventare qualcuno che non sei. Ti chiede di togliere ciò che copre chi sei già.
È una differenza enorme, anche nella pratica quotidiana. Nel primo caso lavori contro te stesso, cercando di costruire un'immagine nuova sopra la vecchia — e prima o poi lo sforzo si esaurisce. Nel secondo, lavori per sottrazione: smetti di aggiungere, e cominci a lasciar cadere gli strati che non ti appartengono.
Sotto quegli strati non c'è il vuoto. C'è una natura — la tua — che era lì da prima che il mondo ti dicesse chi dovevi essere.
È qui che finisce il primo volume e ne comincia un altro. Se il velo era il problema, la domanda ora diventa: chi è, esattamente, che si scopre quando il velo si assottiglia?
Cosa, in te, non hai bisogno di costruire — perché è già lì, sotto gli strati?
03/07/2026
Immagina di leggere tutto ciò che è stato scritto sul miele. La composizione chimica, la storia, come le api lo producono, le varietà del mondo. Potresti diventare il massimo esperto vivente.
E non avere ancora idea di cosa sia il miele. Perché basta un cucchiaio — un solo istante sulla lingua — per conoscerlo in un modo che nessun libro potrà mai dare.
La tradizione distingue queste due conoscenze con precisione. C'è il sapere che descrive: prezioso, ma sempre mediato dalle parole e dai concetti. E c'è il conoscere diretto: il contatto immediato, in cui la distanza tra chi conosce e ciò che è conosciuto si dissolve.
Non sono due quantità della stessa cosa — come se una fosse "più sapere". Sono due qualità diverse. E la seconda non si raggiunge accumulando la prima. Si raggiunge assaggiando.
Ecco a cosa serve la pratica: non a saperne di più sul miele, ma a portartelo, finalmente, sulla lingua.
Dov'è, nel tuo cammino, un "miele" che conosci a memoria ma non hai ancora davvero assaggiato?
02/07/2026
Uno degli errori più comuni di chi inizia un cammino serio è la fretta. Voler arrivare. Sapere già. Essere già avanti. E quando i risultati non arrivano subito, la conclusione è quasi automatica: "non fa per me", oppure "la meta è troppo lontana".
Ma la tradizione dice qualcosa di diverso. La meta non è lontana — è già qui, è la tua natura più profonda. Se la pratica chiede tempo, non è perché devi attraversare grandi distanze. È perché i veli che la nascondono sono molti, e ciascuno chiede la sua attenzione.
È come sgombrare una stanza rimasta chiusa per anni. Non è lontana: è a un passo. Ma va liberata un oggetto alla volta.
Per questo la pratica non premia la fretta, ma la costanza. Non i grandi slanci, ma il ritorno paziente, giorno dopo giorno.
C'è un punto del tuo cammino in cui la fretta di "arrivare" ti ha fatto abbandonare troppo presto?