Il Dojo
Per eccellenza - l' Arte dei Samurai- per secoli tramandata in grande segreto, a volte di padre in figlio. Mizu Ryu la scuola dell’acqua.
花は桜木人は武士
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17/07/2026
Ogni sei ore, tra Reggio Calabria e Messina, passa un volume d'acqua che può raggiungere i 120.000 metri cubi al secondo.
È una cifra così enorme da sembrare un errore.
Eppure basta guardare una carta del Mediterraneo per capire che quel tratto di mare largo meno di tre chilometri non è un semplice passaggio tra due coste. È il punto in cui due mari diversi cercano continuamente di raggiungere un equilibrio che non arriva mai.
Da una parte c'è il Tirreno. Dall'altra lo Ionio.
Le loro maree non salgono e scendono nello stesso momento. Sono sfasate. Quando un mare tende a riempire lo Stretto, l'altro tende già a svuotarlo.
Il risultato è un'immensa massa d'acqua che accelera avanti e indietro due volte al giorno, invertendo completamente direzione circa ogni sei ore.
Sotto la superficie esiste un'altra protagonista, invisibile a chi attraversa lo Stretto in traghetto.
Si chiama Messina Sill: una soglia montuosa sottomarina situata a circa 80 metri di profondità che separa il bacino del Tirreno da quello dello Ionio.
È come il collo di una gigantesca clessidra.
Quando l'acqua viene costretta a passare attraverso questo restringimento, le correnti aumentano di velocità fino a superare, nei momenti più intensi, i 10 chilometri orari.
Per secoli i marinai hanno imparato a rispettarle.
Molto prima che esistessero radar, modelli matematici e satelliti, bastava osservare i mulinelli, i gorghi e le improvvise accelerazioni dell'acqua per capire che quel luogo aveva qualcosa di diverso da qualsiasi altro tratto del Mediterraneo.
I Greci diedero un nome a ciò che non riuscivano ancora a spiegare.
Scilla e Cariddi.
Due mostri marini che divoravano le navi.
Oggi sappiamo che dietro quel mito non c'era fantasia pura, ma l'osservazione di uno dei sistemi di correnti più complessi del pianeta.
La vera meraviglia, però, avviene lontano dagli occhi.
L'attrito generato dalle correnti produce un continuo upwelling, un fenomeno che richiama verso la superficie acque profonde, fredde e ricche di nutrienti.
In piena estate, mentre gran parte del Mediterraneo si riscalda, alcune zone dello Stretto possono mantenere temperature sensibilmente più basse proprio grazie a questa risalita costante.
Con l'acqua salgono anche sali minerali e sostanze nutritive che normalmente rimangono intrappolate sul fondo.
È una sorta di fertilizzazione naturale che si ripete ogni giorno, senza interruzione.
Per questo lo Stretto di Messina ospita una biodiversità straordinaria.
Specie tipiche delle grandi profondità convivono con organismi costieri in un equilibrio che gli oceanografi considerano unico nel Mediterraneo.
Ciò che dall'alto appare come un semplice braccio di mare è, in realtà, uno dei motori naturali più potenti dell'intero bacino mediterraneo.
Non un fiume.
Non un oceano.
Ma una macchina idrodinamica che da migliaia di anni modella la vita, la navigazione e perfino le leggende di queste coste.
Forse Scilla e Cariddi non erano mostri.
Erano il modo più intelligente che gli antichi avevano trovato per raccontare una forza della natura che nessuno, allora, era ancora in grado di misurare.
Tre chilometri di mare.
Due mari che non respirano mai insieme.
Un motore nascosto sotto la superficie.
In breve:
— Lo Stretto di Messina può movimentare fino a circa 120.000 m³ d'acqua al secondo durante i picchi delle correnti di marea, un valore eccezionale per un tratto di mare.
— La soglia sottomarina della Messina Sill costringe le acque di Tirreno e Ionio a passare attraverso un restringimento, generando correnti che invertono direzione circa ogni sei ore.
— L'upwelling porta in superficie acque profonde ricche di nutrienti, contribuendo a rendere lo Stretto uno degli ecosistemi marini più ricchi e particolari del Mediterraneo.
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