La Carzetta ti Li Scauni

La Carzetta ti Li Scauni

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La Carzetta ti Li Scaúni descrive, in chiave ironica, fatti, misfatti e culacchi della brindisinitá.

15/05/2026

"Dopu setticientutrenta giurni spinduti a ffrabbicare n'orizzonti su mmisura tua, lu crollu di quedd'ambizioni non è sulu nu traquardu mancatu, ma lu shtanpisciamientu, tristi e silenzioso, ti to anni di vita rrumasti, ti bell'e buenu, senza la distinazioni tanta sicutata e agognata".

(Confucio La Funcia)

03/04/2026

LU SCAUNARO DEL GIORNO

Ecco un ritratto di Tonino Cozzapilosa, una figura che travalica i confini della cronaca locale, per diventare pura mitologia urbana brindisina.
Tonino non è solo un uomo, è un’istituzione semovente, un oracolo della strada che fonde la sapienza del mare con la spietata logica del marciapiede.
Dal mare alla strada il soprannome "Cozzapilosa" non è un caso. Affonda le radici nel suo passato da venditore di pesce, quando con la voce arrochita dalla salsedine e dal fumo vantava la freschezza dei suoi mitili e frutti di mare.
In quel periodo, Tonino ha sviluppato il suo sesto senso: saper leggere i venti, le maree e, soprattutto, l'umore della gente.
Oggi, nella sua veste di "parcheggiatore abusivo autorizzato" (un ossimoro che solo a Brindisi trova una sua paradossale legittimità sociale), ma anche di bigliettaio di eventi, tipo l'esposizione dell'acquario della Niú Arina nel Barber Sciop di Meshtru Mario, Tonino presidia il territorio con la stessa attenzione con cui un tempo controllava le reti.
Il mito di Tonino, previsionista della Niú Bashchet, ha raggiunto vette metafisiche, qualche anno fa.
La sua capacità di anticipare le mosse dell'allora Eppi Casa Brindisi, è leggendaria. Non si tratta di analisi tecnica o statistiche avanzate, ma di una sorta di "sciamanesimo cestistico".
La sua fama di previsionista è iniziata col famoso grido di battaglia: "SHQUATRA A CCORBANI", evento che si è puntualmente verificato, alla fine dell'allora deludente campionato in corso, e con cui ha iniziato la sua nuova carriera, abbandonando il banchetto abusivo del pesce alli Scauni.
Mentre i General Manager studiano i video e gli scout setacciano i college americani, Tonino osserva i segnali del corpo.
Si dice che capisca se un giocatore è in serata o se un allenatore sta per chiamare un timeout semplicemente dal modo in cui scendono dall'auto o da come parcheggiano nei pressi del palazzetto.
Tonino sa chi verrà tagliato prima ancora che la società scriva il comunicato. È capace di prevedere un parziale di 10-0 a favore degli avversari perché ha visto "un'aria storta" durante il riscaldamento. Molti tifosi, prima di entrare al PalaPentassuglia, cercano il suo sguardo. Un suo cenno della testa può significare vittoria certa, un suo silenzio cupo è peggio di un infortunio del playmaker titolare.
Il suo ruolo di parcheggiatore abusivo "autorizzato" (dal tacito consenso popolare) è la sua torre di controllo.
Gestire il flusso delle auto non è diverso dal gestire un attacco alla zona.
Sa esattamente dove incastrare l'ultima auto, come se fosse l'ultimo tassello di una difesa impenetrabile.
Con un fischietto o un semplice gesto della mano, comanda il traffico con una dignità che nessun vigile urbano potrà mai emulare.
Tra un "mittila aqquai" e un "vani tranquillo compà", Tonino raccoglie frammenti di conversazioni, voci di corridoio e umori della città, che poi rielabora nelle sue celebri previsioni sportive.
Tonino Cozzapilosa rappresenta l'anima verace di una Brindisi che non si arrende, che vive di intuito e di "arte di arrangiarsi". Che sia davanti a una cassetta di cozze o in un piazzale polveroso, il suo occhio resta quello di un predatore di verità: vede quello che gli altri ignorano, e finché ci sarà una palla che rimbalza e un'auto da sistemare, il suo mito continuerà a crescere tra i vicoli e i canestri.

02/04/2026

LU SCAUNARO DEL GIORNO

Quando si parla di 'Ngiulino Cantoro, non si descrive solo un esperto, ma una vera e propria istituzione vivente del basket, un autentico guru e conoscitore delle dinamiche del gioco e della sua filosofia.
La sua figura incarna quel mix perfetto tra competenza tecnica "di strada" e una passione viscerale che lo rende un punto di riferimento per tifosi, addetti ai lavori e giocatori.
È comunque molto ascetico, solitario e spesso stralunato, ma è l'archivio vivente della pallacanestro brindisina.
La sua conoscenza non si ferma alle statistiche attuali ma risale ai tempi del mitico Elio Pentassuglia e questa profondità storica, gli permette di analizzare il presente con una prospettiva che pochi altri possiedono, contestualizzando ogni vittoria o sconfitta, ogni aspetto del basket, nella lunga tradizione cestistica della città.
Da vero esperto, Cantoro ha la capacità di leggere le partite oltre il tabellino e le sue caratteristiche distintive includono anche l'analisi dei fondamentali.
Riesce a individuare immediatamente se un giocatore "ha le mani buone" o se la sua meccanica di tiro è viziata.
Spesso riesce a prevedere l'impatto di un nuovo acquisto americano molto prima che calchi il parquet del PalaPentassuglia, basandosi su dettagli tecnici che sfuggono ai meno esperti.
Il termine "guru" gli calza a pennello per il suo modo di comunicare utilizzando un linguaggio schietto, genuino e spesso colorito che arriva dritto al cuore dell'interlocutore.
Il suo carattere schivo e solitario lo porta ad isolarsi a Li Scauni cafè, intanto a ti**re tovagliolini appallottolati verso una tazzina di caffè, quasi allucinato ed in trance.
È spesso una voce dissonante e perentoria nel panorama de Li Scaúni.
La sua è una autorevolezza guadagnata sul campo (e sui gradoni).
A differenza di molti analisti moderni freddi e legati solo ai dati, l'approccio di Cantoro è emotivo. Per lui il basket non è solo uno sport, è l'anima di Brindisi.
Questa passione lo porta a vivere ogni match con un'intensità che lo rende il primo difensore della maglia, ma anche il critico più esigente quando vede mancare l'impegno.
In sintesi, 'Ngiulino è il custode dell'identità cestistica brindisina e unisce la conoscenza del "vecchio saggio" del basket alla grinta di un ragazzino che vede la sua prima partita, rendendolo una figura insostituibile nel panorama della Stella del Sud.

01/04/2026

..intanto, in un futuro distopico, ma non troppo, la movida ti Li Scauni si anima, arricchendosi attraverso un mix di storia, cultura e modernità.

Il quartiere San Pietro degli Schiavoni, Li Scauni, è il cuore pulsante della vita notturna brindisina.
Rappresenta un caso quasi unico di come la storia millenaria possa convivere con il ritmo moderno, trasformando un’area archeologica in un "salotto" a cielo aperto.
​Tra vetrate e storia,​ la particolarità assoluta della movida, qui, è il Nuovo Teatro Verdi.
Sospeso su palafitte d'acciaio, il teatro protegge un intero quartiere di epoca romana visibile attraverso le vetrate del pavimento.
Bere un drink sopra le insulae romane e le antiche strade basolate crea un'atmosfera suggestiva che difficilmente si trova altrove.
​La serata non inizia tardissimo e già dall'ora dell'aperitivo i vicoli si riempiono, diventando un punto di ritrovo intergenerazionale.
​Il quartiere è un reticolo di viuzze (come Via Tarantini o Via Casimiro) dove si concentrano decine di attività,​ wine bar e cocktail club che sono il cuore della zona.
Molti locali puntano su prodotti gastronomici di qualità o sulla valorizzazione dei vini pugliesi (Negroamaro e Susumaniello in primis), ​ma si possono anche gustare una puccia salentina o piatti di pesce rivisitati.
Il cibo accompagna la serata senza necessariamente sedersi per una cena formale.
Molti locali hanno recuperato antiche rimesse o case con volte a stella, arredandoli con uno stile che oscilla tra l'industrial e il vintage.
​La movida ti Li Scauni ha un carattere molto "mediterraneo".
Le persone tendono a stare fuori dai locali, in piedi o sedute sui muretti, favorendo l'incontro casuale. È il luogo dove si "va a vedere chi c'è".
​Non è una zona esclusiva per soli giovani ma, grazie alla bellezza architettonica e alla sicurezza dell'area pedonale, attira professionisti, turisti e famiglie durante le prime ore della sera.
​Il rapporto con i residenti, però, ​come ogni centro storico che diventa polo del divertimento, anche a Li Scauni si rivela teso e conflittuale.
La conformazione dei vicoli stretti amplifica i suoni, creando spesso attriti tra i gestori dei locali (che chiedono più libertà per musica e orari) e i residenti che lamentano il disturbo della quiete pubblica.
​Durante i weekend estivi, la densità di persone è tale da rendere difficile il passaggio, ponendo sfide alla gestione dei rifiuti e al decoro urbano.
​Non è solo "bere e mangiare", il quartiere spesso ospita ​live music con piccoli set acustici o di jazz che sfruttano l'acustica naturale dei vicoli, arte e cultura con artisti locali che espongono tra i tavolini dei bar e festival che, durante l'estate, arricchiscono l'area che fa da retroscena naturale ad eventi legati al teatro o alla danza e che si svolgono sul sagrato o all'interno del Verdi.
​Li Scaúni sono l'esempio di come Brindisi stia cercando di darsi una nuova identità, spostando il baricentro dalla semplice "città di passaggio" a meta turistica vibrante, capace di valorizzare il suo immenso patrimonio archeologico attraverso la convivialità moderna.

01/04/2026

IL TRIO TI LI SCAUNARI DEL GIORNO

Oggi vi propongo un ritratto di tre personaggi pittoreschi e delle loro reazioni alle vicende della Niú Bashchet Brindisi.

MIMINU FUNTANA: Il "Tifoso del Malaugurio"
Miminu Funtana è un uomo di mezza età, con la tristezza perennemente stampata in faccia che sembra riflettere uno stato d'animo infantile persistente, ma che è pronto a trasformare in una gioia sfrenata e maliziosa, quasi perversa, solo in un'occasione: quando la Niú Bashchet Brindisi perde.
Quando la squadra di basket locale subisce una sconfitta, Miminu non può contenere la sua felicità.
Esce da casa con la sue iatta nera e con un'espressione di trionfo, e inizia a sparare botti e petardi, un rito che celebra il fallimento della sua stessa squadra.
Per lui, la sconfitta della Niú Bashchet è una vittoria personale, un momento di gioia pura che non riesce a spiegare razionalmente.
Miminu non è un tifoso nel senso tradizionale del termine. Non gli interessa il gioco, i giocatori o la tattica. Quello che conta per lui è la sconfitta, l'umiliazione subita dagli avversari, la sensazione di aver avuto ragione quando ha previsto la loro caduta. E quando ciò accade, Miminu è felice, come un bambino che ha appena ricevuto un giocattolo nuovo.

UCCIU LU BRASILIANU: Il "Critico feroce"
Ucciu lu Brasilianu è il critico che sa tutto prima degli altri e non si fa prendere per c**o dai dirigenti della Niú Bashchet.
Ucciu è un uomo corpulento, con una voce profonda e rauca, e un'abitudine particolare:
Ruttare come un brontosauro del giurassico.
Ma i suoi rutti non sono semplici emissioni di gas, sono un'estensione della sua personalità, un modo per esprimere la sua disapprovazione e il suo disprezzo.
Ha numerosi attacchi di diarrea fulminante e lo puoi ritrovare spesso sulla tazza del cesso che rimugina sugli eventi.
Ucciu è un critico ferocissimo della Niú Bashchet Brindisi. Non c'è giocatore o dirigente che sfugga ai suoi giudizi sferzanti. Analizza ogni mossa, ogni errore, ogni scelta strategica con occhio critico e una lingua tagliente.
Per lui, la squadra è un disastro, una vergogna per la città, e non ha paura di dirlo ad alta voce.
Ma la sua critica non è solo verbale.
Quando la Niú Bashchet gioca male, Ucciu non si limita a brontolare. Si alza in piedi, agita le braccia e lancia i suoi rutti contro il campo da gioco, come se volesse scacciare la sfortuna o punire i giocatori, allenatore e dirigenti per le loro prestazioni.
Ucciu è un uomo che vive per la critica. Trova gioia nell'analizzare i difetti, nel trovare gli errori e nel condannare chi li commette. Per lui, la Niú Bashchet è solo un altro bersaglio per i suoi giudizi sferzanti, un'occasione per mettere in mostra la sua saggezza e il suo disprezzo per l'incompetenza.

RAFELI SCURZONI: "L'Oracolo della sconfitta"
Rafeli Scurzoni è un uomo misterioso, quasi spettrale, che si palesa solo in momenti specifici: quando la Niú Bashchet Brindisi offre prestazioni deludenti fuori casa. Non lo si vede mai né prima né dopo le partite, ma solo quando la partita è in corso e la squadra sta offrendo una prestazione scadente.
Rafeli è un uomo di poche parole, ma le sue frasi sono concise e velenose. Non si limita a commentare la partita, ma va dritto al cuore del problema, evidenziando le debolezze della squadra, gli errori dei giocatori e le scelte sbagliate dei dirigenti.
Le sue parole sono come lame affilate e velenose, che colpiscono rapide ed efficaci e lasciano spesso, un sapore amaro in bocca.
Non si palesa mai durante le prestazioni esaltanti della squadra, se ne sta nascosto, pronto a mordere alla prima occasione buona.
Ma Rafeli non cerca la vendetta o la polemica, lui è così, è la sua naturale propensione.
Per Rafeli, la sconfitta è un'opportunità per mordere e poi tornare nell'oblio. Non si fa illusioni, non cerca scuse, ma si limita a constatare i fatti con una freddezza che quasi spaventa.
Rafeli è l'oracolo della sconfitta, un uomo che ha visto tutto e che non si lascia ingannare dalle apparenze.
Per lui, la Niú Bashchet è una squadra fragile nelle sconfitte, ma non esprime giudizi nelle tante vittorie. E quando la squadra perde, Rafeli è lì, a ricordare a tutti la dura realtà delle cose con i suoi morsi repentini, velenosi e spontanei.

31/03/2026

LU SCAUNARU DEL GIORNO

Oggi vorrei iniziare a descrivere uno scaunaro DOC, figlio delle basole lucide ed umide ti li Scaúni e cultore dell'ordine e pulizia del suo quartiere e di tutta la città.
Per me rappresenta spesso la mia Beatrice nel paradiso ti li Scaúni, la mia guida verso eventi sconosciuti.

Presentare "GGINU LU MARASCIALLU" nell'ambito della "Carzetta ti li Scauni" significa immergersi nel cuore del folklore e delle tradizioni popolari di Brindisi.
​Gginu è una figura iconica della Brindisi di un tempo, un personaggio che incarna l'anima del centro storico. Spesso lo incontri con i suoi tipici tratti distintivi, barba bianca, cappello e un'aria bonaria, è diventato il simbolo della memoria storica del quartiere.
​Il soprannome "marasciallu" non sempre indica un grado militare effettivo, ma spesso, nell'idioma scaunaro, veniva attribuito a chi mostrava un certo portamento, autorità o semplicemente per un vezzo legato alla sua personalità carismatica all'interno della comunità.
​"La carzetta" , di cui è un fedele lettore, indica simbolicamente un vicolo stretto, una zona raccolta che, vista dall'alto o per la sua conformazione, ricorda appunto la forma di una calza.
È il luogo dove la vita scorreva lenta, tra chiacchiere, caffè e il lavoro delle donne che ricamavano o "facevano la calza" sull'uscio di casa.
​Gginu lu marasciallu rappresenta il "custode" ideale di questo mondo.
​È l'uomo che accoglie i visitatori o i residenti, raccontando aneddoti su come era Brindisi prima della modernità e come si vive adesso.​ Incarna la resilienza del dialetto e delle tradizioni scaunare, facendo sì che il folklore non resti solo nei libri, ma continui a vivere attraverso i volti delle persone, attraverso le azioni nel sociale: Infatti lo ritrovi spesso intento ad imbiancare le pareti scrostate di un vecchio edificio, o ridipingere aiuole o strutture pubbliche lasciate all'incuria,al vandalismo, dal sindaco Melchiorre.
​Come ritratto tipico lo puoi ritrovare, tutto trafelato, mentre si accinge a mettere in cantiere un lavoro per la città, oppure ti sorprende alle spalle, mentre stai seduto su una pachina, per darti una notizia ed accompagnarti verso un evento scaunaro, o anche seduto a un tavolino, dopo aver trascorso una mattinata convulsa, con un caffè, pronto a discutere di Bashchet, di politica locale o di fatti quotidiani, in un'atmosfera che ferma il tempo,

​ La figura di Gginu, con i suoi abiti vissuti e lo sguardo esperto, si sposa perfettamente con l'atmosfera di questo paesaggio antico ti li Scaúni.
​È una figura che ci ricorda quanto sia importante il senso di appartenenza a un luogo, dove anche un angolo di strada ("la carzetta") può diventare il centro dell'universo per chi ci abita con amore.
​Un GRAZIE a GGINU LU MARASCIALLU.

31/03/2026

Brindisi è quella città che ti accoglie col fiato corto di chi ha corso troppo e la rassegnazione di chi sa che, tanto, il treno è già partito.
È la "porta d'Oriente" che però ha perso le chiavi secoli fa, e ora sta lì a guardare il mare come se aspettasse una nave che non arriva mai, o che se arriva, scarica solo fumo e promesse industriali.

​Ecco un ritratto sincero di questa città, sospesa tra la sua bellezza verace e quella sfiga cronica che la rende unica.

​Brindisi è la città del "poteva essere e invece". Hai il porto naturale più bello dell'Adriatico? Certo, ma ci abbiamo costruito davanti una centrale che sembra un castello di latta cattivo.
Hai una storia romana da far tremare i polsi? Sì, ma la colonna romana è rimasta sola, perché la sua gemella se n'è andata a Lecce secoli fa e non ha più mandato nemmeno un messaggio.
​È quella sfiga sottile di chi ha tutto il potenziale del mondo, ma finisce sempre per farsi lo sgambetto da solo mentre scende le scale delle Colonne.

​Ma qui viene il bello. Brindisi è "alla bona" nel senso più viscerale del termine.
È la città dove ​il clacson è un dialetto, si suona per salutare, per insultare, o semplicemente perché il semaforo è verde da un secondo e la pazienza è un lusso che non ci si può permettere.
​Il lungomare è la passerella universale dove il fighetto col mocassino e il pescatore con le mani che sanno di sale, convivono in un equilibrio magico, uniti dall'odore della frittura e dell'arrosto di pesce che aleggia nell'aria.
​L'ospitalità è disarmante:
Sei accolto con un calore che è quasi sospetto, finché non capisci che è genuino disinteresse per le etichette. "Vieni, ssettiti e mangia" è l'unico comandamento rimasto in piedi.
​Tra l'industria chimica e il Casale
c'è questa dicotomia strana. Da una parte il sogno del posto fisso in fabbrica che ha sporcato l'aria ma ha riempito i piatti per decenni; dall'altra la bellezza aristocratica del quartiere Casale, con le sue ville che guardano il porto sognando di essere altrove.
​Brindisi è un mix di tute blu e aperitivi sul porto, di navi da crociera che sembrano palazzi galleggianti e di barche a remi che resistono al tempo. È una città che non si trucca per uscire, si mette la prima maglietta che trova, quella un po' sbiadita ma comodissima, e ti sfida a non trovarla affascinante lo stesso.
​Brindisi è come quel parente simpatico e un po' sfortunato, quello che vince alla lotteria ma perde il biglietto mentre va a riscuotere, però, alla fine della giornata, ti offre una birra e ti fa ridere, e capisci che della sfortuna non gliene frega poi molto, finché c'è il sole sul porto.
​È una città che sa di sale, ruggine, vento di scirocco o tramontana. È sfigata, sì, ma con una dignità e una "bonarietà" che le altre città perfette e tirate a lucido non avranno mai. Perché Brindisi non finge, è lì, spettinata e autentica, a dirti che la vita è un casino, ma almeno la vista è bella.

30/03/2026

...'ntra lu Barber Sciop ti Meshtru Mariu li scaunari festeggiunu, all'usu loru, la shconfitta ti la Niú Bashchet.
Shtai ci shta pripara li botti pi l'eliminazioni ti li pleioff, ci dirrutta e shpara pipiti com'a nu pacciu e cci vomita sintenzi a tremalaterra.
Stavota amu datu fiatu puru alli pulici..

30/03/2026

Dalle stelle della storia universale ricordo quelle che hanno fatto tremare le retine del Pala Pentassuglia.
Per Brindisi, il basket non è solo uno sport, è un battito collettivo che unisce generazioni, è
un omaggio ai giganti che hanno vestito la maglia biancoazzurra, dai pionieri degli anni '80 fino agli eroi della rinascita moderna.
C’è un soffio di mare che entra nel palazzetto, un odore di fumo, di nebbiolina, di enfasi e di gloria, dove ogni canestro diventa un amuleto e un coro incessante si fa già memoria.
Rivedo le mani di Claudio Malagoli,
poesia in sospensione, un tiro divino, capace di farci sentire meno soli mentre tracciava il destino del basket brindisino.
E poi il volo altissimo di Otis Howard, muscoli e cuore sotto il tabellone, quando Brindisi scoprì di avere il potere di sfidare i giganti, di farsi grande nel nulla assoluto.
Non è solo un gioco, è un'appartenenza:
è l'urlo che esplode quando la retina schiaffeggia l'aria, è la prova che il Sud non ha alcuna carenza di sogni grandi e di tempra straordinaria.
E come scordare l'era del ritorno,
i passi felpati di Jonathan Gibson e Joe Crispin che incendiavano la retina ad ogni tiro, mentre la curva cantava il loro inno?
O la leadership pura di Adrian Banks, il capitano che sorride e colpisce, che riceve l'amore e risponde con "thanks", mentre la storia in campo fa fiorire un prato di tante nobili cadute.
Sulle pareti del palasport restano i segni, le impronte di chi ha sudato la maglia, dai campioni esperti alle giovani promesse.
Brindisi è un’anima che non sbaglia, perché finché un bimbo palleggia alli Scauni, quel filo bianco azzurro non sarà mai morto.
La storia della New Basket è un mosaico di epoche diverse, ognuna con il suo "idolo" indiscusso.
Chi sarà l'idolo che celebreremo quest'anno, quello che saprà riportarci ai fasti di un tempo?
Al momento non si intravedono i giganti di un tempo glorioso.
Alli Scauni c'è chi ha festeggiato con botti e rutti la caduta degli dei sulle sponde della laguna, chi sparge frasi velenose e chi, dubbioso, si dà per vinto; ma Zac&Blec fanno ancora in tempo a stupire tutti gli Scaunari e farci rivivere le glorie di un tempo, p***e per pura vanità, superbia ed onnipotenza.

29/03/2026

C'è un momento magico, nel punto più alto,
dove il tempo sembra fermarsi e il petto si gonfia.
Lassù, dove le punte dei piedi toccano l'azzurro, il rendimento è perfetto, la vista è assoluta.
Ti senti padrone del cielo, leggero, invincibile,
convinto che la gravità sia solo un vecchio ricordo.
Ma l'arco è sovrano e la vetta è un istante.
Il vuoto allo stomaco annuncia il ritorno,
una discesa veloce che toglie il respiro,
verso la terra che torna a chiamarti per nome.
È il momento del dubbio, della velocità senza controllo, dove l'ebbrezza diventa vertigine e la luce si abbassa.
Eppure, senza quel tuffo, non ci sarebbe lo slancio.
Il "down" è la rincorsa necessaria per il prossimo "up".
Non è un errore, è la fisica del cuore:
un rendimento che non sa stare fermo,
perché la stasi è silenzio, mentre l'altalena è vita.
Un coro di dirrutti del paleolitico, intanto, si leva nel cielo ti li Scauni...

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San Pietro Degli Schiavoni
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