I bambini di oggi vivono nel mondo più connesso che sia mai esistito, e sono più soli di quanto lo fossimo noi alla loro età.
Il motivo, per come la vedo io, è che stare insieme online è tutta un'altra cosa. Di persona ti tocca gestire l'imbarazzo, l'incomprensione, il disagio, l'attrito. Online no: i rapporti sono semplici, distanti e filtrati dalle maschere che ci mettiamo, anche a otto anni.
Per costruire rapporti veri ci vuole il corpo, ci vogliono le risate sguaiate e ogni tanto pure le litigate.
Ecco perché oggi i posti dove i ragazzi possono stare insieme di persona sono diventati preziosi, e perché nel nostro dojo questa parte viene prima dell'allenamento tecnico.
A settembre i corsi bambini e ragazzi ripartono, a numero chiuso. Scrivimi in privato e ti avviso quando apriamo.
Dojo Shin Sui
Dal 2009 contrabbandiamo autentico karate ad Alessandria e nel web e insegniamo alle persone a riconoscere, preve**re, evitare e combattere la violenza
Corsi di
- Karate
- Karate per ragazzi/Bambini
- Difesa personale metodo Urban Budo
- Difesa personale femminile metodo Donna Sicura
La prima immagine che viene in mente a quasi tutti quando si dice difesa personale è il soldato d'élite, il fighter nella gabbia o una scena tipo Cobra Kai. Sono le tre cose più lontane dalla difesa personale che esistano, ed è il risultato di vent'anni di marketing che non vende una competenza ma un'identità: quella dell'eroe.
Quando penso alla difesa personale io vedo altro. Un padre di famiglia stanco che gira l'angolo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una ragazza che scende dal treno in una stazione vuota e sente dei passi che si fanno più rapidi. Un ragazzo di vent'anni che in discoteca ha incrociato lo sguardo sbagliato. Persone normali, con il cuore che squarcia il petto e la voce bloccata in gola.
Lo scopo non è renderti imbattibile. È costruire una mentalità difensiva: preve**re, poi gestire con il dialogo, e solo alla fine uscirne in fretta con meno danni possibili. Meglio correre che parlare, meglio parlare che combattere, meglio combattere che morire (Rory Miller).
Servono tre cose che tecniche non sono: il contesto, il modo di operare di chi hai davanti, la gestione di paura e adrenalina. Senza, per quante tecniche tu sappia, un corso è monco. Una tigre senza artigli.
Quando i calci al rallentatore cominciano a ve**re puliti, si alza l'asticella: stesso lavoro, ma con il calcio tirato veloce e il richiamo altrettanto rapido, poi fermo in assetto.
Prendi aria, mae geri, fermo. Mawashi, fermo. Yoko, fermo. E torni, senza che il piede tocchi mai terra. È un cugino stretto dello shio geri, i quattro calci in fila su una gamba sola, e ti mette davanti a una cosa scomoda: la difficoltà non è ti**re, è stare fermo dopo aver tirato.
Se ti sembra troppo, spezzalo. Un calcio solo, veloce, e la tenuta. Poi due. La progressione non è una formalità: quello che si allena qui è il controllo, e il controllo non si costruisce a strappi.
Quanto riesci a restare fermo dopo il richiamo, tre secondi? Cinque?
Primo commento:
Questo è un estratto del video completo sull'equilibrio nei calci: cosa succede al corpo mentre calci, i quattro errori che ti fanno ballare e gli esercizi per allenarlo. Lo trovi sul canale: https://vist.ly/5ew98
Quando tiri un calcio non stai facendo un movimento: stai gestendo un corpo che si sbilancia da solo.
Nel momento in cui distendi la gamba, un pezzo pesante di te si allontana dal baricentro e va a sbalzo. Il corpo, che fino a un attimo prima era organizzato attorno al suo centro, si ritrova con il peso spostato in fuori e deve inventarsi un nuovo equilibrio in mezzo secondo. Questa è la prima perturbazione, e da sola basterebbe a farti ballare.
Poi ne arrivano altre: la spinta del caricamento che manda il busto in avanti, la distensione, il richiamo che tira nella direzione opposta. Quattro forze diverse dentro un mae geri fatto come si deve.
Detta così sembra teoria, ma cambia il modo di guardare l'errore: quando la gamba d'appoggio trema non è che "non hai equilibrio", è che una di quelle forze è passata e nessuno l'ha fermata. E fermarle si impara.
Su quale calcio ti si scompone di più l'assetto?
Primo commento:
Questo è un estratto del video completo sull'equilibrio nei calci: cosa succede al corpo mentre calci, i quattro errori che ti fanno ballare e gli esercizi per allenarlo. Lo trovi sul canale: https://vist.ly/5erxt
L'equilibrio si allena in due modi, e non sono la stessa cosa.
Nel primo metti l'instabilità sotto i piedi: tavoletta propriocettiva, cuscinetto, bosu. Le perturbazioni arrivano dal basso e a gestirle è la parte alta del corpo. Nel secondo l'instabilità arriva dall'alto, per esempio con un peso in mano che muovi mentre stai su una gamba: lì il lavoro se lo prende il treno inferiore.
Serve fare entrambi, perché nel calcio succedono entrambe le cose: è la gamba a creare la perturbazione, ma è il tronco a doverla reggere. E si comincia sempre dalle superfici lente (una tavoletta, un tatami morbido) prima di passare a quelle veloci.
Nel video ammetto anche che i nomi tecnici, up balance e down balance, me li scambio da anni. Poco male: quello che conta è sapere da dove arriva la spinta e chi deve gestirla.
Tu quale dei due non hai mai provato?
Primo commento:
Questo è un estratto del video completo sull'equilibrio nei calci: cosa succede al corpo mentre calci, i quattro errori che ti fanno ballare e gli esercizi per allenarlo. Lo trovi sul canale: https://vist.ly/5emc5
Il secondo errore che vedo di continuo: nel momento del calcio la gamba d'appoggio si distende e il ginocchio si blocca. Succede da solo, quasi sempre per allungarsi verso il bersaglio.
Il problema è che così ti alleggerisci da terra. Alla perturbazione che stai già creando in avanti se ne aggiunge una verso l'alto, e a quel punto tenere l'assetto diventa difficile per chiunque.
Il ginocchio va tenuto un po' piegato. Non molle, piegato. In quella posizione il quadricipite lavora e regge: assorbe la forza contraria dell'impatto invece di scaricartela addosso. È una piccola putrella che ti tiene su, mentre tutto il resto si muove.
Vale su tutti i calci, yoko compreso. Filmati di lato e guarda solo la gamba d'appoggio: se nell'istante dell'impatto è dritta come un palo, hai trovato il tuo difetto.
Ce l'hai anche tu?
Primo commento:
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C'è un esercizio che mi ha dato più di tanti allenamenti duri, e consiste nel fare l'opposto di quello che verrebbe da fare: ti**re i calci lentissimi.
Ti piazzi, carichi, e distendi contando due tempi. Uno, due. Poi torni, sempre in due tempi, senza mai appoggiare. Mae geri, mawashi, yoko, uno dopo l'altro o anche uno solo per volta. Sembra facile finché non ci provi.
Lavora su tre cose insieme: i flessori dell'anca, che spesso sono il vero anello debole; il controllo di tronco e bacino; il piede d'appoggio, che nello yoko e nel mawashi deve ruotare mentre tu cerchi di restare fermo. E se ci metti dentro la respirazione, prendi aria in carico e butti fuori in distensione, diventa quasi una meditazione in movimento.
Se hai poco tempo, questo è l'esercizio da tenere: cinque minuti fatti piano valgono mezz'ora fatta di fretta.
Provalo e dimmi quale calcio ti fa penare di più al rallentatore.
Primo commento:
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Il primo motivo per cui si perde l'equilibrio in un calcio non è la gamba: è la zona centrale che se ne sta a riposo.
Addominali e glutei sono l'anello che tiene insieme quello che succede sotto e quello che succede sopra. Se restano molli, tutte le forze che il calcio produce (il peso della gamba che va a sbalzo, la spinta, il richiamo) attraversano il corpo senza che nessuno le gestisca. Il risultato lo conosci: busto che dondola, gamba d'appoggio che trema, calcio che arriva a metà.
Non serve una contrazione da powerlifting. Basta una tensione leggera e continua, addome e gluteo appena attivi, dall'inizio del caricamento fino a quando il piede è di nuovo a terra. Attenzione soprattutto al ritorno: è lì che quasi tutti mollano la presa, e il richiamo se li porta via.
Al prossimo allenamento tieni il centro attivo anche nel richiamo, e vedi se cambia qualcosa.
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Questo è l'esercizio che mi diverte di più, e che non ti consiglio di fare subito: kettlebell in mano, sn**ch, e in mezzo un mae geri e un ushiro geri, restando sempre su una gamba sola.
Serve tenere l'ombelico rivolto verso il basso e non aprire l'anca: è lì che l'esercizio smette di essere un lavoro di controllo e diventa un movimento a caso. Il peso non conta quasi niente, tanto che io sono sceso da dieci a otto chili per farlo pulito.
Se ti viene voglia di provarlo, arrivaci per gradi. Prima i calci in slow motion, poi il lavoro sulle superfici instabili, poi il peso in mano. Questo è il premio finale, non il punto di partenza: fatto in anticipo insegna soltanto a compensare.
Tu a che punto sei della scala?
Primo commento:
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Quando un calcio non arriva all'altezza che vorresti, il corpo si arrangia da solo: porta la schiena indietro e guadagna quei cinque centimetri che le gambe non danno. Sembra una soluzione, è l'inizio del problema.
La testa è la parte più pesante che hai. Mandarla dall'altra parte significa creare una forza nuova, proprio mentre ne stai già gestendo tre o quattro. Il corpo si trova a rincorrere se stesso, e la gamba d'appoggio comincia a ballare.
La linea da tenere in mente è semplice: testa, bacino, tallone allineati. Su mae geri, su yoko geri, su mawashi geri qualcosa si perde per strada, è normale, ma l'idea resta quella. E se per restare in linea il calcio ti viene più basso, va benissimo così: meglio un calcio medio saldo che uno alto che ti porta via.
Prova a farti riprendere di lato mentre calci e guarda dove va la testa. Poi dimmi cosa hai visto.
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Questo è un estratto del video completo sull'equilibrio nei calci: cosa succede al corpo mentre calci, i quattro errori che ti fanno ballare e gli esercizi per allenarlo. Lo trovi sul canale: https://vist.ly/5dhdx
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