Quando pensiamo alla perimenopausa, pensiamo subito a vampate, sudorazioni notturne e ciclo irregolare. Ma per molte donne i primi segnali possono essere diversi e facili da confondere con stress o stanchezza.
Nel reel cito uno studio del 2025 su oltre 4.400 donne americane, che ha mostrato come sintomi psicologici e cognitivi possano essere presenti già nelle fasi più precoci della transizione menopausale, mentre i sintomi fisici classici tendono a diventare più frequenti dopo.
E non parliamo solo di ansia.
Esistono strumenti validati, come la Meno-D, creati per valutare i sintomi psicologici che possono comparire in perimenopausa. Tra quelli descritti negli studi e nelle scale usate in questa fase troviamo:
• ansia
• irritabilità
• sbalzi d’umore
• umore basso
• maggiore sensibilità emotiva
• perdita di motivazione e interesse
• tendenza a isolarsi
• calo dell’autostima e della sicurezza in sé
• stanchezza mentale e fisica
• insonnia e risvegli notturni
• sonno non ristoratore
• difficoltà di concentrazione
• problemi di memoria e dimenticanze
• difficoltà a trovare le parole
• brain fog e sensazione di essere meno lucide
• maggiore difficoltà nel fare più cose insieme
• nervosismo, tensione e sensazione di panico
• calo della libido e dell’interesse sessuale
• cambiamenti nella percezione del proprio corpo.
Questo non significa che ogni sintomo dipenda dagli ormoni, né che la salute psicologica vada ignorata. Significa che, quando più segnali compaiono insieme in questa fase della vita, anche la transizione ormonale merita di essere considerata.
La perimenopausa non comincia sempre con una vampata. A volte comincia con il sentirsi diverse: dormire peggio, avere meno energia, sentirsi meno concentrate o semplicemente “non più sé stesse”.
Riconoscerli non significa autodiagnosticarsi, ma sapere che esistono e fare le domande giuste.
Se vuoi una guida in questa fase della tua vita, scrivimi info in privato.
Vale Fitqueen
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Disclaimer: contenuto divulgativo, non medico. Gli esami vanno valutati con il proprio medico in base a sintomi, storia clinica e fattori di rischio.
La perimenopausa non si diagnostica con un singolo esame del sangue. Dopo i 45 anni, con sintomi tipici e cambiamenti del ciclo, la diagnosi è prevalentemente clinica: si valutano sintomi, ciclo e storia personale. Gli ormoni possono oscillare molto: un singolo prelievo fotografa solo quel momento.
Ma questo NON significa che gli esami non servano. Quando indicati, aiutano a valutare i rischi ed escludere condizioni con sintomi simili.
SALVA questa lista e parlane con il tuo medico: non significa che ogni donna debba fare tutti questi esami.
ORMONI: quando indicati, FSH, LH, estradiolo, progesterone, prolattina, testosterone totale, SHBG.
TIROIDE: TSH, FT4 e, quando indicati, FT3 e anticorpi tiroidei.
EMOCROMO E CARENZE: emocromo, ferritina, sideremia/assetto marziale, B12, folati, 25-OH vitamina D.
METABOLISMO: glicemia a digiuno, HbA1c e, quando indicati, insulina a digiuno e OGTT. Funzionalità epatica, renale ed elettroliti in base al quadro clinico.
RISCHIO CARDIOVASCOLARE: pressione, colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, ApoB e lipoproteina(a). La Lp(a) è raccomandata almeno una volta nella vita adulta.
SALUTE OSSEA: calcio, fosforo, vitamina D e, quando indicato, PTH e altri approfondimenti per eventuali cause secondarie di perdita ossea. MOC/DXA dai 65 anni o prima nelle donne in postmenopausa a rischio aumentato.
Una DXA total body può valutare massa magra, massa grassa e distribuzione.
Sonno, energia, umore, concentrazione, vampate, libido, dolori articolari, forza, massa muscolare, salute ossea e composizione corporea fanno parte dello stesso quadro.
Se vuoi una guida in questa fase della tua vita, scrivimi “INFO” in privato. Io e il mio team ti guideremo con un percorso personalizzato di allenamento, nutrizione e stile di vita.
Nel fitness alcune frasi vengono ripetute così tante volte che a un certo punto diventano “verità”. Anche quando la fisiologia è un po’ più complicata.
1. “Tutto con moderazione”
No. Non tutti gli alimenti hanno lo stesso valore nutrizionale e non dobbiamo trovare per forza un ruolo “funzionale” a tutto. Un’eccezione ogni tanto non cambia il percorso. Ma eccezione e moderazione quotidiana non sono la stessa cosa.
2. “Fai pesi, l’aerobica non serve”
L’allenamento contro resistenza è fondamentale per massa muscolare, forza e salute ossea. L’attività aerobica produce altri adattamenti: capacità cardiorespiratoria, funzione vascolare, capacità ossidativa. Non sono rivali. Sono strumenti diversi.
3. “Questo esercizio infiamma”
L’allenamento provoca fisiologicamente una risposta infiammatoria acuta e transitoria, parte dei processi di adattamento e riparazione. È molto diverso dall’infiammazione cronica di basso grado. Etichettare un esercizio come “infiammante” o “sfiammante” senza parlare di dose, recupero, contesto e condizioni individuali significa semplificare troppo.
Meno dogmi. Più fisiologia. Più contesto. Più ragionamento.
Queens, se volete imparare ad allenarvi e nutrirvi con un metodo costruito davvero su di voi, scrivetemi in INFO in privato.
1. Non accetto l’età come spiegazione per tutto. Quando vai da un medico e ti senti dire “alla tua età è normale” è una porta chiusa in faccia. Io quella risposta non l’ho mai accettata. Ho continuato a fare domande, a cercare, a cambiare approccio, finché non ho trovato soluzioni che per me funzionassero. L’età esiste. Ma non può diventare la spiegazione automatica per tutto.
2. Non voglio essere più magra. Voglio essere più forte. Ho passato anni a inseguire un numero sulla bilancia. Oggi inseguo quello che il mio corpo sa fare: sollevare, camminare, correre, saltare la corda a 50 anni. Il mio obiettivo non è pesare meno. È poter fare di più.
3. Non credo nel “tutto con moderazione”. Alcune cose scelgo semplicemente di non farle.La moderazione suona ragionevole, ma a volte è solo il modo più elegante per non prendere una posizione. Su quello che per me conta davvero, ho smesso di negoziare.
4. Essere madre non significa mettermi sempre all’ultimo posto. Per anni ho creduto che essere una buona madre significasse dare tutto agli altri e lasciare a me quello che restava. Oggi mi metto tra le mie priorità. Prendermi cura di me non toglie niente alle mie figlie. Significa anche mostrare loro che una donna può essere madre senza smettere di avere una vita propria.
5. Una relazione sana, per me, non significa fare tutto insieme. Io ho i miei spazi, lui ha i suoi. Io mi alleno, lui magari no. E va bene così. Ma soprattutto mio marito è una persona adulta: non è un’altra persona di cui devo occuparmi io. La casa, la famiglia, i problemi e la relazione non possono ricadere tutti sulle spalle di una donna. Deve fare la sua parte anche lui. Stare bene in due non significa diventare una persona sola. Significa restare due persone intere che scelgono di stare insieme.
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