Extra Pass - un passaggio in più, anche nel pensiero

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Analisi, critica e pensiero sul basket italiano. Serie A, Nazionali, campionati nazionali, settore giovanile e cultura cestistica.

Niente tifo cieco: solo pallacanestro ragionata

La Riforma Dei Ricchi: Il Basket Italiano Cancella Il Merito Sportivo - EXTRA PASS 28/07/2026

La riforma dei ricchi: il basket italiano cancella il merito sportivo

A2 professionistica, palazzetti obbligatoriamente più grandi, Serie B ridotta a campionato di sviluppo, promozioni subordinate alle wild card e titoli sportivi trasferibili. La chiamano riforma epocale, ma rischia di essere una gigantesca epurazione delle società meno ricche e dei territori più deboli. Nel basket italiano sta per aprirsi l’ennesimo tavolo. E quando le istituzioni sportive italiane aprono un tavolo, generalmente chi sta sotto farebbe bene a controllare che non gli stiano togliendo la sedia....

La Riforma Dei Ricchi: Il Basket Italiano Cancella Il Merito Sportivo - EXTRA PASS A2 professionistica, palazzetti obbligatoriamente più grandi, Serie B ridotta a campionato di sviluppo, promozioni subordinate alle wild card e titoli

IL POTERE NON SI DIMETTE MAI - EXTRA PASS 28/07/2026

IL POTERE NON SI DIMETTE MAI

Malagò, Petrucci e la confraternita delle poltrone: nello sport italiano cambiano gli incarichi, non cambiano i padroni Nello sport italiano possono dimettersi tutti. Può dimettersi un commissario tecnico. Può andarsene un direttore tecnico appena nominato. Può abbandonare un consigliere chiamato a ricostruire le macerie. Può saltare un progetto prima ancora di essere presentato. Tutti possono uscire di scena. Tranne il potere....

IL POTERE NON SI DIMETTE MAI - EXTRA PASS Malagò, Petrucci e la confraternita delle poltrone: nello sport italiano cambiano gli incarichi, non cambiano i padroni

Bargnani Ci Ha Ricordato Una Cosa Semplice: Il Basket Deve Tornare Vicino - EXTRA PASS 01/06/2026

Bargnani ci ha ricordato una cosa semplice: il basket deve tornare vicino

Il post di Andrea Bargnani sul ritorno del basket a Roma non è soltanto un ricordo personale. È qualcosa di più interessante: una piccola lezione su cosa significhi davvero costruire appartenenza. Perché dentro quelle parole non c’è solo nostalgia. C’è una verità che il basket italiano sembra aver dimenticato: i ragazzi si innamorano di ciò che possono vedere da vicino....

Bargnani Ci Ha Ricordato Una Cosa Semplice: Il Basket Deve Tornare Vicino - EXTRA PASS i ragazzi si innamorano di ciò che possono vedere da vicino.

I Giovani, La Privacy Degli Atleti E L’equivoco Del Marketing Sportivo - EXTRA PASS 30/05/2026

I giovani, la privacy degli atleti e l’equivoco del marketing sportivo

Raccontare gli atleti non significa invadere la loro vita L’articolo sul rapporto tra pubblico giovane e basket ha generato due osservazioni molto interessanti. Non semplici commenti, ma due obiezioni vere. E quando un’obiezione è vera, non va respinta: va attraversata. La prima riguarda un tema delicato: la privacy degli atleti. La seconda allarga il campo: forse il problema non è solo il basket, ma l’idea di società che abbiamo consegnato alle nuove generazioni....

I Giovani, La Privacy Degli Atleti E L’equivoco Del Marketing Sportivo - EXTRA PASS I giovani non vogliono solo curiosare. Vogliono riconoscersi.

29/05/2026

Perché il pubblico giovane non si riconosce più nel basket?
Il problema non è che i giovani non amino lo sport.
Il problema è che spesso non trovano nel basket italiano un luogo narrativo, estetico e culturale in cui riconoscersi.
Questa è la distinzione decisiva.
Perché se riduciamo tutto alla solita frase — “i giovani non seguono più niente” — ci assolviamo troppo facilmente. I giovani seguono eccome. Seguono contenuti, atleti, storie, community, linguaggi, frammenti, highlights, dietro le quinte, identità forti. Seguono ciò che sentono vicino. Ciò che li intercetta. Ciò che parla il loro codice.
Il basket italiano, invece, troppo spesso continua a comunicare come se il pubblico dovesse arrivare per dovere affettivo. Come se bastasse dire “questa è la tua squadra”, “questo è il tuo territorio”, “questa è la tua tradizione”.
Ma l’appartenenza oggi non si eredita automaticamente.
Si costruisce ogni giorno.

Non è una crisi di pubblico. È una crisi di riconoscimento
I numeri dei palazzetti non dicono tutto. La Serie A continua ad avere una base presente, fedele, competente. In molte piazze il basket è ancora un’abitudine forte, quasi familiare.
Ma il punto non è solo quante persone entrano oggi in un palasport.
Il punto è chi entrerà domani.
Il pubblico giovane non si conquista con la nostalgia. Non basta raccontare “com’era bello il basket una volta”. Non basta evocare i campioni del passato, le rivalità storiche, le notti europee, i palazzetti pieni.
Per un ragazzo di 15, 18 o 22 anni, quel passato non è memoria. È archivio.
Se il basket italiano non riesce a trasformare la propria storia in linguaggio presente, quella storia diventa un museo. E i musei possono essere bellissimi, ma raramente diventano abitudine quotidiana.

Il basket italiano comunica ancora da dentro il palazzo
Uno dei limiti più evidenti è che il basket italiano parla spesso a chi è già dentro.
Il linguaggio è interno.
Le notizie sono interne.
Le polemiche sono interne.
I comunicati sembrano scritti più per gli addetti ai lavori che per creare desiderio.
Si parla di:
• tesseramenti
• contratti
• infortuni
• conferenze stampa
• dichiarazioni standard
• “grande prova di carattere”
Tutto legittimo.
Ma poco magnetico.
Il pubblico giovane non entra in una community perché legge che “la squadra ha lavorato bene in settimana”. Entra se percepisce un mondo. Un’estetica. Una personalità. Un conflitto. Una storia.
Nel basket italiano troppe società raccontano la partita.
Poche raccontano il significato della partita.

La partita non basta più
Per decenni lo sport ha vissuto su una gerarchia semplice: la partita era il centro, tutto il resto era contorno.
Oggi non è più così.
La partita resta il cuore, ma attorno deve esserci un ecosistema. Il pubblico giovane vuole arrivare all’evento avendo già visto, ascoltato, condiviso, commentato, discusso.
Vuole conoscere:
• chi sono i giocatori
• come parlano
• cosa pensano
• che personalità hanno
• perché quella partita conta
• cosa c’è in gioco oltre ai due punti
Il basket italiano, invece, spesso presenta il prodotto solo quando la palla viene alzata. Troppo tardi.
Nel mondo digitale, l’evento inizia giorni prima e continua giorni dopo.
Chi non presidia quel tempo, perde relazione.

Il confronto con NBA ed Eurolega non è solo tecnico
Quando si dice che i giovani seguono più NBA che basket italiano, spesso si risponde con fastidio: “certo, lì hanno più soldi”.
Vero. Ma incompleto.
La NBA non è soltanto più ricca. È più leggibile.
Eurolega non è soltanto più forte. È più riconoscibile.
Hanno codici chiari:
• star identificabili
• rivalità narrate
• contenuti continui
• grafiche moderne
• storytelling individuale
• accesso facile ai momenti migliori
Il giovane tifoso non segue solo una competizione. Segue un flusso.
Il basket italiano, invece, spesso resta spezzettato:
una partita qui, un highlight lì, un’intervista formale, un post promozionale, una grafica diversa per ogni club, un tono istituzionale che raramente sorprende.
Non manca solo il budget.
Manca una regia culturale.

Il marketing non è vendere biglietti. È costruire identità
Nel basket italiano il marketing viene ancora troppo spesso interpretato come attività commerciale:
• abbonamenti
• promozioni
• sponsor
• merchandising
• locandine gara
Tutto necessario.
Ma non sufficiente.
Il marketing sportivo moderno è identità applicata.
È la capacità di rispondere a una domanda semplice:
perché un ragazzo dovrebbe scegliere proprio noi?
Non “perché siamo la squadra della città”.
Non “perché giochiamo in Serie A”.
Non “perché abbiamo una storia”.
Ma perché seguirci dice qualcosa anche di lui.
Il calcio, con tutti i suoi problemi, lo ha capito prima: una maglia è appartenenza, estetica, status, linguaggio. Il basket italiano troppo spesso vende ancora il prodotto come evento sportivo, non come esperienza culturale.

I giocatori sono sottoutilizzati come volti
Un altro tema enorme riguarda i protagonisti.
I giocatori, soprattutto i più giovani, potrebbero essere il ponte naturale con le nuove generazioni. Sono più vicini per età, linguaggio, gusti, immaginario.
Eppure spesso vengono comunicati come figurine tecniche:
• punti
• rimbalzi
• assist
• percentuali
• ruolo
Ma chi sono?
Cosa ascoltano?
Come vivono la città?
Che rapporto hanno con la pressione?
Qual è la loro storia?
Il pubblico giovane non si affeziona a una scheda statistica.
Si affeziona a una persona riconoscibile.
Il basket italiano ha tanti volti interessanti, ma li racconta poco. Oppure li racconta con formule così controllate da renderli tutti uguali.
E se tutti sembrano uguali, nessuno diventa memorabile.

Il palazzetto deve diventare esperienza, non solo luogo
C’è poi il tema dell’evento dal vivo.
Per molte società il giorno partita è ancora pensato quasi esclusivamente per chi è già tifoso. Si entra, si guarda la partita, si esce.
Ma per un pubblico giovane serve altro:
• prepartita reale
• musica coerente
• contenuti video
• interazione
• food experience
• spazi social
• iniziative prima e dopo la gara
• senso di comunità
Non significa trasformare il basket in discoteca.
Significa capire che l’attenzione oggi si conquista anche fuori dai 40 minuti.
Il palazzetto deve essere un posto in cui valga la pena andare anche prima della palla a due. E magari restare dopo.
Se l’unico motivo per andare è la partita, allora quando la partita è br**ta hai perso tutto.

Il linguaggio visivo è parte del problema
Il pubblico giovane vive in un ambiente visivo evoluto.
È abituato a grafiche rapide, identità forti, video verticali, montaggi curati, formati nativi.
Molto basket italiano comunica ancora con estetiche deboli:
• locandine sovraccariche
• post istituzionali
• foto poco narrative
• video senza ritmo
• contenuti pensati per Facebook e poi riciclati ovunque
Ma ogni piattaforma ha un codice.
Instagram non è un comunicato stampa con un’immagine.
TikTok non è un highlight tagliato male.
YouTube non è un archivio.
Il problema non è “fare social”.
Il problema è capire perché una persona dovrebbe fermarsi su quel contenuto.

La cultura tecnica può diventare un vantaggio
Qui il basket avrebbe una grande occasione.
A differenza di altri sport, la pallacanestro è perfetta per essere spiegata:
• spaziature
• letture
• possessi chiave
• duelli tattici
• dettagli invisibili
Il pubblico giovane non è superficiale.
È abituato a imparare attraverso video brevi, analisi rapide, breakdown, contenuti educativi.
Il basket italiano potrebbe trasformare la propria complessità in valore.
Potrebbe educare il pubblico senza annoiarlo.
Invece spesso sceglie due estremi:
• comunicazione troppo semplice
• analisi troppo chiusa per addetti ai lavori
Manca il ponte.
Ed è proprio lì che si costruisce cultura.

Il problema non è conquistare i giovani. È smettere di respingerli
Il basket italiano non deve inseguire i giovani in modo goffo.
Non deve vestirsi da qualcosa che non è.
Non deve imitare male la NBA, né trasformare ogni contenuto in intrattenimento vuoto.
Deve fare una cosa più difficile: rendersi accessibile senza perdere profondità.
Significa:
• spiegare meglio
• raccontare meglio
• mostrare di più
• personalizzare i protagonisti
• aprire il backstage
• creare rituali nuovi
• usare piattaforme diverse con linguaggi diversi
Il punto non è abbassare il livello.
È abbassare la soglia d’ingresso.

Conclusione: il futuro non entra da solo
Il pubblico giovane non è perduto.
È semplicemente conteso.
Lo contendono il calcio, la NBA, i videogiochi, le piattaforme, gli influencer, la musica, le serie, gli eventi dal vivo, i contenuti brevi.
Pensare che il basket italiano possa sopravvivere solo grazie alla tradizione è un errore strategico.
La tradizione serve, ma non basta.
Il territorio serve, ma non basta.
La competizione serve, ma non basta.
Serve un basket che sappia dire chi è oggi.
Perché i giovani non chiedono uno sport perfetto.
Chiedono uno sport riconoscibile, accessibile, vivo.
Il basket italiano ha ancora tutto per esserlo: storie, città, palazzetti, rivalità, competenza, passione.
Ma deve smettere di comunicare come se il pubblico dovesse arrivare comunque.
Il pubblico giovane non si eredita.
Si conquista.
E si riconquista ogni giorno.

Buzzer







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