27/08/2026
GIORGIO MINISINI: «VOGLIO UN MONDO PIÙ INCLUSIVO, CHE PENSI DI PIÙ AI PIÙ DEBOLI»
«Quando sono entrato in acqua insieme ad Arianna Sacripante, non volevo che la nostra esibizione fosse soltanto qualcosa di bello da guardare. Volevo richiamare l’attenzione verso un mondo più inclusivo, capace di pensare maggiormente alle persone più fragili e di abbattere quelle barriere che ancora impediscono a tanti di avere le stesse opportunità.
Arianna è una campionessa di nuoto artistico con la sindrome di Down. In acqua abbiamo condiviso movimenti, fatica, armonia e fiducia. Ma soprattutto abbiamo condiviso un messaggio.
Perché quando nuotiamo insieme non esistono due mondi differenti. Non c’è il campione da una parte e la persona con disabilità dall’altra. Ci sono semplicemente due atleti che condividono l’acqua, si affidano l’uno all’altra e cercano di costruire qualcosa insieme.
La bellezza di quello che facciamo non sta soltanto nella sincronia, nell’equilibrio o nella forza necessaria per eseguire ogni movimento. Sta nella possibilità di dimostrare concretamente che certi muri possono essere abbattuti.
Io e Arianna condividiamo anche un sogno: poter gareggiare insieme nelle competizioni ufficiali.
Può sembrare soltanto un obiettivo sportivo, ma per noi significa molto di più. Significa immaginare uno sport nel quale le differenze non diventino automaticamente confini e nel quale le regole possano evolversi per creare nuove possibilità.
Se diciamo che lo sport è inclusione, allora dobbiamo avere il coraggio di renderlo davvero inclusivo. Ci sono barriere burocratiche, ma ce ne sono anche altre, forse ancora più difficili da superare, che esistono nella nostra mentalità.
Lo sport mi ha insegnato che una vittoria non è fatta soltanto di medaglie e podi. A volte una vittoria è riuscire ad aprire una porta che prima sembrava chiusa.
Quello che vorremmo fare io e Arianna è proprio questo: dimostrare che si può costruire un ponte dove prima esisteva una barriera.
Perché nessuno dovrebbe essere lasciato fuori soltanto perché è diverso. E forse la parte più bella dello sport comincia proprio quando smettiamo di chiederci quali siano i limiti di una persona e iniziamo a domandarci che cosa possiamo fare insieme.»
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