13/09/2026
𝐄𝐥𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐩𝐚
Non sei soltanto lana,
non sei soltanto colore,
né un nome ricamato nel tempo.
Sei la memoria che porto al collo,
il segno di un’appartenenza
che non ha bisogno di parole.
Hai conosciuto l’alba delle partenze,
le strade ancora vuote,
i chilometri divorati nel silenzio,
le stazioni, i caselli,
le notti lontane da casa
e quel ritorno che sembrava sempre troppo breve.
Sei stata con me quando il cielo cambiava,
quando lo stadio si accendeva di voci,
quando migliaia di occhi guardavano nella stessa direzione
e per un istante
il tempo sembrava fermarsi.
Hai raccolto il freddo dell’inverno
e il calore di estati lontane,
la pioggia delle trasferte,
il sudore delle attese,
le mani di chi ti ha stretto
come si stringe qualcosa
che appartiene alla propria storia.
E quanti volti hai conosciuto,
quanti nomi hai custodito
senza mai pronunciarli.
Fratelli incontrati lungo la strada,
compagni di viaggio,
presenze diventate memoria.
Alcuni ancora accanto,
altri rimasti soltanto
nei racconti che il tempo non cancella.
Tu sei rimasta.
Hai visto cambiare gli anni,
le stagioni,
i luoghi e le persone.
Hai visto crescere ragazzi
che un giorno ti hanno annodata al collo
e oggi portano dentro di sé
gli stessi colori con una voce più adulta.
Per questo non sei un semplice vessillo.
Sei identità.
Sei il filo che unisce ciò che eravamo
a ciò che siamo diventati,
la traccia visibile di un cammino
che nessun viaggio può misurare.
Quando ti sollevo,
non sollevo soltanto un pezzo di stoffa
sollevo gli anni,
le partenze,
le attese,
le voci,
i volti.
E se un giorno sarai consumata,
se i tuoi colori perderanno la loro luce
e il tempo lascerà sui tuoi fili
le proprie cicatrici,
non sarai mai vecchia.
Perché ciò che rappresenti
non appartiene alla stoffa.
Appartiene a noi.
E finché qualcuno ti riconoscerà,
finché una mano ti stringerà al collo,
finché un fratello saprà
cosa significa portarti,
tu continuerai a raccontare
la nostra storia.
Silenziosa,
fedele,
eterna.
La mia sciarpa,
il mio ricordo,
il mio segno.
Una parte di me
che ha viaggiato lontano
e che, ovunque vada,
custodisce ciò che ha vissuto.
*𝑭𝒓𝒂𝒏𝒄𝒆𝒔𝒄𝒐 𝑻𝒓𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝟐𝟎𝟐𝟔*