23/09/2026
Trekking Calabria - 23.09.2029
Da Case Carrà a Africo Vecchio
Cù guarda u tempu, perdi u tempu!
Nel giorno in cui i meteorologi del gruppo ci avevano solennemente garantito bel tempo, ci ritroviamo colazionati, zainati e pronti a partire sotto un cielo grigio e minaccioso che, diciamolo, non promette proprio nulla di buono.
Ma Angelo, sicuro e fiero come solo chi conosce l'Aspromonte può essere, ci invita a salire sui pulmini con una frase che suona più o meno così:
«Voi che questa settimana siete affidati a noi, non dovete darvi pena per nulla!»
E noi, fiduciosi, saliamo.
Comincia così il nostro primo, sincero atto di fede: 45 minuti di strade strette, rocce franate, ripidi tornanti, strapiombi, precipizi e alberi caduti. Insomma, un tranquillo trasferimento mattutino!
Gli autisti, però, infondono sicurezza. E ci mancherebbe altro: sono tutti muniti della speciale patente PNA, indispensabile per affrontare le strade dell'Aspromonte.
I requisiti per conseguirla sono pochi, ma fondamentali:
coraggio;
determinazione;
passione sfrenata per l'Aspromonte.
La patente B? Consigliata, ma non necessaria!
Una volta che la paura è finalmente sotto controllo e abbiamo smesso di chiederci se fosse il caso di scendere dal pulmino al prossimo tornante, possiamo dedicarci alle meraviglie che ci circondano.
Il cielo, alternando nubi e improvvise aperture di sole, ci regala colori intensi e bellissimi, mettendo in risalto uno skyline davvero spettacolare.
E poi c'è l'Aspromonte che non ti aspetti: foreste di pini, cerri centenari ricoperti di licheni e una natura rigogliosa che testimonia la purezza dell'aria.
Dopo tanta stupefacente meraviglia — e con grande sollievo degli autisti — arriviamo finalmente, e soprattutto integri, al rifugio Carrà.
Da qui partiamo in direzione di Africo Vecchio, il paese abbandonato dopo la disastrosa alluvione del 1951 e oggi conosciuto anche come il paese fantasma.
Lungo il percorso, immersi in una natura che sembra quasi voler riappropriarsi di questi luoghi, incontriamo ciò che resta della scuola elementare di Africo, la chiesa di San Salvatore e il cimitero.
È qui che il nostro cammino cambia un po' passo e tono.
Angelo ci racconta la storia di questo paese e della sua gente, costretta ad abbandonare la propria terra. E viene spontaneo ricordare le parole di Saverio Strati, che con poche parole riesce a raccontare un dolore che il tempo non ha cancellato:
«Andarsene non significava dimenticare, ma portarsi il paese addosso come una ferita.»
Una frase che, davanti a quelle case, a quella scuola, a quella chiesa e a quelle tombe, assume un significato ancora più forte.
Dopo questo momento di riflessione, Angelo ci conduce nuovamente al rifugio Carrà, dove ci aspetta qualcosa che, nel linguaggio CAI, è sempre fonte di grande entusiasmo: il consueto picnic!
Perché si può anche affrontare l'Aspromonte con spirito di sacrificio, ma quando arriva l'ora di mangiare, improvvisamente ritroviamo tutti un'incredibile energia.
A conclusione della giornata di trekking veniamo poi accompagnati in un altro sito famoso e importante: la Rocca del Drago, nelle cui vicinanze si trova la suggestiva Caldaia del Latte.
Rientriamo quindi in paese, dove ci concediamo una meritata sosta al bar di Pietro: un momento di ristoro, recupero delle energie e, naturalmente, di commenti sulla giornata.
Ma non è ancora finita!
Ci aspetta infatti l'ultima iniziativa della giornata: la visita al Museo della Cultura Greca di Bova.
Perché con il CAI Novellara, si sa, si cammina, si osserva, si impara, si mangia… e alla fine, quando pensi che sia arrivato il momento di riposarti, qualcuno ha già organizzato qualcos'altro!
Luisa (da Guastalla)