𝗔𝗟𝗣𝗜𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗕 - 𝗥𝗘𝗖𝗨𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗗𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗣𝗔𝗖𝗖𝗜𝗢
𝗟𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗔
Una trattenuta efficace è solo il primo passo.
Se il compagno è caduto in un crepaccio e la situazione è stabilizzata, la priorità diventa una sola: costruire un punto di sosta solido sul quale trasferire il carico e preparare il recupero.
In questo video, girato durante il 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝘂 𝗴𝗵𝗶𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 al Colle d’Entrèves, vediamo come realizzare una sosta utilizzando un 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗼 ricavato dal sacchetto dei ramponi riempito di neve.
Dalla realizzazione del foro alla posizione corretta del taglio di uscita, fino al compattamento della neve, ogni dettaglio contribuisce alla resistenza della sosta.
In un recupero da crepaccio, la qualità dell’ancoraggio è fondamentale: tutto il sistema lavorerà su quel punto.
La tecnica serve proprio a questo: trasformare l’attrezzatura che abbiamo nello zaino in una soluzione efficace quando l’ambiente lo richiede.
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InAlpe nasce dalla mia passione per la montagna, in tutte le sue forme: roccia, ghiaccio e neve
Sono Raffaele Mercuriali, Guida Alpina e Maestro d’Alpinismo
Alpinismo, arrampicata, skialp, freeride e ice climbing
Formazione e uscite per crescere insieme
23/08/2026
𝗖𝗢𝗠’𝗘̀ 𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢?
In alta montagna spesso manca un ultimo pezzo.
Si parte presto. A volte prestissimo. Si cammina per ore, si sale, si attraversano ghiacciai, si gestiscono fatica, quota, freddo, difficoltà, aspettative. Poi si scende.
E quando finalmente si arriva alla macchina, molto spesso si è semplicemente 𝗦𝗧𝗔𝗡𝗖𝗛𝗜.
Felici, magari. Ma stanchi. Tanto. 😅
E quel confronto che sarebbe bello avere alla fine di ogni esperienza spesso rimane per strada.
Per questo, dopo alcune attività, ho iniziato a fare qualche domanda a chi è stato in montagna con me.
Non per sapere soltanto se “è andata bene”.
Ma per capire 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼.
Cosa è rimasto di una salita.
Dove ci si è sentiti in difficoltà.
Cosa ha dato sicurezza.
Cosa ha sorpreso.
Cosa si farebbe diversamente.
E anche cosa, invece, sarebbe bello non cambiare affatto.
Perché accompagnare qualcuno sul 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼, sul 𝗕𝗲𝗿𝗻𝗶𝗻𝗮, al 𝗚𝗿𝗮𝗻 𝗣𝗮𝗿𝗮𝗱𝗶𝘀𝗼 o alla 𝗖𝗮𝗽𝗮𝗻𝗻𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗴𝗵𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 non significa soltanto scegliere un itinerario, gestire una cordata o raggiungere una vetta.
Significa avere davanti persone diverse, con esperienze, paure, aspettative e modi diversi di vivere la 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗮 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗮.
E per una 𝗚𝘂𝗶𝗱𝗮 𝗔𝗹𝗽𝗶𝗻𝗮, capire come ognuno ha vissuto quelle ore è un modo per continuare a migliorare il proprio modo di accompagnare: nella comunicazione, nella gestione della fatica e dei momenti difficili, nel rapporto con il gruppo e in tutto quello che succede tra la partenza e il ritorno a valle.
A volte dalle risposte emerge qualcosa su cui lavorare.
Altre volte semplicemente la conferma che una cosa funziona.
E poi, ogni tanto, arrivano parole che vale la pena non lasciare chiuse in un questionario.
Queste sono alcune di quelle parole.
𝗖𝗼𝗺’𝗲̀ 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼?
Questa volta lo racconta chi c’era.
Se potessi parlare con il ‘te’ del giorno prima della partenza, cosa gli diresti?
𝗩𝗮𝗶, 𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗻𝗮.
Bernina 2026
Qual è la cosa più importante che ti porti a casa da questa esperienza?
𝗖𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲,
𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡 𝗟𝗔𝗕 - 𝗗𝗔𝗟 𝟮° 𝗔𝗟 𝟯° 𝗚𝗥𝗔𝗗𝗢
Tra il secondo e il terzo grado non cambia solo la difficoltà.
Cambia il modo di progredire in montagna.
Fino al 2° grado, nella progressione in conserva, puoi mantenere la corda tesa e gestire il compagno con i classici dieci metri di corda.
Quando invece il terreno diventa abbastanza ripido da obbligarti a usare le mani per 𝗮𝗿𝗿𝗮𝗺𝗽𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲, la tecnica cambia.
Prima metti il compagno in sicurezza - se possibile passa la corda dietro ad uno spuntone o, se non hai alternative, seduto in una posizione stabile - poi affronti il passaggio e lo recuperi mantenendo sempre il controllo della cordata.
La progressione su cresta non segue regole rigide.
È il terreno che decide come utilizzare la corda, quando rimanere in conserva e quando cambiare tecnica.
Saper leggere il terreno è una delle competenze più importanti in alpinismo.
Con
𝗔𝗟𝗣𝗜𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗕 - 𝗣𝗘𝗡𝗗𝗜𝗜 𝗥𝗜𝗣𝗜𝗗𝗜 𝗜𝗡 𝗗𝗜𝗦𝗖𝗘𝗦𝗔
Scendere su un pendio ripido è spesso più difficile che salirlo.
Quando l’inclinazione aumenta, la tecnica deve cambiare continuamente in base alle condizioni della neve, del ghiaccio e all’esposizione del terreno.
Durante il 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝘂 𝗴𝗵𝗶𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 sul Monte Bianco, abbiamo lavorato anche su queste situazioni.
Se il pendio lo permette, si può scendere con i 𝗿𝗮𝗺𝗽𝗼𝗻𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘁𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗹𝗲, mantenendo il baricentro basso, il peso ben distribuito e tutte le punte dei ramponi in presa.
Quando la pendenza diventa maggiore, la soluzione più sicura può essere 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲, utilizzando le punte frontali dei ramponi e la piccozza come vero strumento di progressione.
Anche il 𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 richiede attenzione: su terreni ripidi la progressione deve essere fluida, mantenendo sempre appoggi solidi e una gestione corretta della cordata. In alcuni casi il primo può tenere il secondo a corda corta, pronto a intervenire in caso di perdita di equilibrio.
Su pendii particolarmente ripidi o ghiacciati, l’utilizzo di due piccozze offre maggiore stabilità, più punti di appoggio e una progressione più efficace.
In alpinismo non esiste un unico modo di muoversi.
La tecnica migliore è quella che ti permette di adattarti al terreno, mantenendo sempre il massimo controllo e il miglior margine di sicurezza.
Con e
𝗔𝗟𝗣𝗜𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗕 - 𝗖𝗔𝗠𝗕𝗜 𝗗𝗜 𝗗𝗜𝗥𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Camminare legati su un ghiacciaio non significa solo mantenere la giusta distanza tra i componenti della cordata.
Anche un semplice cambio di direzione richiede una tecnica precisa.
Durante il 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝘂 𝗴𝗵𝗶𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 sul Monte Bianco, abbiamo lavorato anche su questi dettagli, perché sono quelli che rendono una cordata fluida, ordinata e sicura.
Il primo e l’ultimo di cordata cambiano direzione in modo diverso, mantenendo sempre una progressione stabile e senza creare torsioni inutili sulla corda.
E chi si trova nel mezzo?
Il consiglio è semplice: 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼. In questo modo i movimenti diventano più naturali, si evitano confusioni durante i cambi di direzione e tutta la cordata lavora in modo più efficace.
C’è però un’eccezione.
Se ci si muove su un pendio molto inclinato, dove il rischio principale è uno 𝘀𝗰𝗶𝘃𝗼𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗹𝗮𝘁𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲, è preferibile che la corda rimanga 𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗹𝗲, anche per chi si trova al centro della cordata.
Perché?
In caso di caduta di un compagno, avere la corda a valle permette di opporsi meglio alla trazione e di eseguire una trattenuta più efficace. Con la corda a monte, invece, la forza tende a sbilanciarci e rende molto più difficile controllare lo scivolamento.
In alpinismo sono spesso questi piccoli dettagli a fare la differenza tra una cordata che si muove in modo automatico e una che sa davvero adattare la propria tecnica al terreno.
Con e
𝗔𝗟𝗣𝗜𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗕 - 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗚𝗛𝗜𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔𝗜𝗢
Quando attraversiamo un ghiacciaio pensiamo quasi sempre ai crepacci, alla progressione con i ramponi o alla cordata.
In realtà un ghiacciaio racconta molto di più.
I 𝗰𝗿𝗲𝗽𝗮𝗰𝗰𝗶 si formano perché il ghiaccio è in continuo movimento. Scivola lentamente verso valle e, quando sotto cambia la forma della montagna o la pendenza aumenta, il ghiaccio si mette in trazione e si apre.
Poi ci sono le 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶.
Quelle linee che si vedono nel ghiaccio non sono semplicemente “righe”. Raccontano come è cresciuto quel ghiacciaio negli anni.
Un ghiacciaio cresce solo se, anno dopo anno, accumula abbastanza neve. Con il tempo la neve si compatta, aumenta di densità e, sotto il peso degli strati successivi, si trasforma lentamente in ghiaccio.
Se questo accumulo non è più sufficiente, il ghiacciaio continua comunque a scorrere verso valle, ma smette di alimentarsi. È per questo che alcuni ghiacciai sono ancora “vivi” e altri, lentamente, stanno morendo.
In mezzo agli strati si può leggere anche la storia del meteo.
Le perturbazioni provenienti da sud, ad esempio, possono trasportare sabbia del Sahara. Cade insieme alla neve, rimane intrappolata nel ghiaccio e, anni dopo, compare ancora come una fascia più scura all’interno della stratificazione.
La prossima volta che sarai su un ghiacciaio, prova a fermarti qualche minuto.
Non guardare solo dove mettere i piedi.
Guarda quello che il ghiacciaio ti sta raccontando.
Perché la montagna non è solo un posto da attraversare. È un libro da imparare a leggere.
Con e
𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡 𝗟𝗔𝗕 - 𝗖𝗢𝗥𝗗𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗔 𝗧𝗥𝗘
“𝘐𝘯 𝘥𝘶𝘦 𝘦’ 𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘵𝘢. 𝘐𝘯 𝘵𝘳𝘦 𝘦’ 𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢.”
È una frase che si sente spesso in alpinismo. E un motivo c’è.
La 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮 su una 𝗰𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 è già complessa in due. In tre la gestione della cordata diventa molto più difficile.
La guida riesce davvero a controllare tutti e tre?
No.
Gestisce il secondo. Il terzo, nella maggior parte delle situazioni, deve essere autonomo.
Su una via multipitch, dove ci sono soste e ci si protegge a ogni tiro, la cordata da tre può avere senso.
Ma su una cresta, dove la progressione è continua e non sei sempre ancorato, la situazione cambia completamente.
Per questo, quando il terreno diventa impegnativo, spesso la scelta più sicura è dividere la cordata: due rimangono legati e il terzo, se ha esperienza e autonomia, procede slegato.
In montagna non esistono regole valide sempre.
Esiste la scelta giusta per quel terreno, per quelle condizioni e per le persone che hai con te.
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