10/08/2026
Riflessione di lunedì..
Dove sto cercando di ottenere con la forza qualcosa che invece richiede continuità?
Penso a:
Disciplina X controllo.
Tranquilla di lasciar andare X paura di perdere qualcosa.
Differenza tra impegnarmi X attaccarmi al risultato.
Qual’è la mia responsabilità nell’azione, indipendentemente da ciò che ne verrà?
Dove nella mia vita sto sacrificando la stabilità per ottenere qualcosa? E dove sto cercando comodità, evitando ciò che mi chiede presenza?
08/08/2026
…e capita spesso.
Almeno a me.
Quindi che questo sia anche un reminder personale 🙏
E.
♡♥
06/08/2026
Non mi interessa uno studente perfetto.
Mi interessa una persona che, ogni tanto, nonostante tutto, sceglie ancora di esserci.
Grazie 🙏
Per fidarti e per poter accompagnarti.
E.
♡♥
04/08/2026
“le emozioni sono immagazzinate nello psoas” o
“il diaframma trattiene il dolore”
Ammetto in certi contesti dico cose simili anch’io 😁🙋♀️
Ma capiamo cosa c’è dietro e perché è diventata una cosa così diffusa da menzionare..
Le emozioni modificano il sistema nervoso.
Il sistema nervoso modifica il respiro, il tono muscolare, la postura e il movimento.
Quando attraverso la pratica il sistema nervoso trova maggiore regolazione, possono emergere tante cose - emozioni, ricordi e sensazioni che fino a quel momento erano rimasti in secondo piano.
Però non è che stiamo liberando emozioni da un muscolo.
Stiamo creando le condizioni perché il corpo e il sistema nervoso non abbiano più bisogno di mantenerle in uno stato di protezione.
Credo che come insegnanti di yoga abbiamo la possibilità di unire il linguaggio della tradizione con quello dell’anatomia e delle neuroscienze, senza perdere la profondità dell’esperienza. Anzi, rendendola ancora più comprensibile e autentica.
Quali sono delle frasi che dici come insegnante di yoga che magari non hanno senso anatomicamente ma aiutano le persone nella pratica in qualche modo? 😊
Io ne ho tante 😁 ma comincio con questa 👇👇
03/08/2026
Oh, life is bigger
It’s bigger than you, and you are not me.
♡ attimi di Luglio 26
30/07/2026
“We listen…
…and we judge…
a little”
Con distacco e neutralità.
Con amore e rispetto.
Avrei tanti altri no ma intanto mi fermo qui.
E.
♡♥
28/07/2026
Ci sono due cose che, se tornassi indietro, direi alla me stessa che stava per insegnare la sua prima lezione di yoga.
La prima è questa: non aspettare le opportunità. Creale!
Perché raramente arrivano su un piatto d’argento.
Si costruiscono.
Con una proposta fatta anche se hai paura.
Con una sostituzione accettata all’ultimo minuto.
Con una lezione in un parco.
Con una classe di tre persone.
Con tanti “no” prima di un “sì”.
Ogni esperienza ti insegna qualcosa che nessun corso può insegnarti.
La seconda è ricordarmi che non sto cercando di vendere me stessa.
Sto portando una disciplina millenaria, che ha trasformato la mia vita e quella di milioni di persone prima di me.
E questo cambia completamente prospettiva.
Negli ultimi anni, formando insegnanti, mi sono accorta che spesso la difficoltà non è la tecnica.
È la chiarezza.
Perché insegni?
Cosa vuoi davvero offrire alle persone che entrano nella tua classe?
Qual è il valore di quello che stai trasmettendo?
Quando queste domande non hanno una risposta, è facile nascondersi dietro la paura, aspettare il momento perfetto, pensare di non essere abbastanza preparati o di non avere ancora abbastanza esperienza.
Ma c’è una differenza importante tra umiltà e sminuirsi.
L’umiltà è continuare a studiare, mettersi in discussione e ricordarsi che saremo sempre studenti.
Sminuirsi, invece, non serve a nessuno.
Perché quel giorno non stai portando solo te stessa/o.
Stai portando lo yoga.
Se credi davvero nel valore di questa pratica, allora farti conoscere, proporre una collaborazione, aprire una nuova classe o raccontare ciò che fai non è ego.
È un atto di responsabilità.
Perché forse, dall’altra parte, c’è una persona che ha bisogno proprio di quello che tu puoi offrire oggi.
Lo yoga non ha bisogno di essere venduto.
Ha bisogno di insegnanti che abbiano il coraggio di portarlo nel mondo.